Tredici anni fa moriva Fabrizio De Andrè. Il cantautore genovese fu stroncato da un cancro a soli 58 anni. L'ultimo concerto nel 1998, poi la malattia e il ricovero all'Istituto tumori di Milano, dove cessò di vivere alle 2.30 dell'11 gennaio 1999.
I funerali si svolsero a Genova nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano. Al dolore della famiglia si unì una folla di oltre diecimila persone: personalità dello spettacolo, della politica e della cultura, ma anche tanta gente comune commossa. Il corpo di Faber fu cremato e oggi si trova nella tomba di famiglia, a Staglieno.
La carriera musicale di De Andrè iniziò nei primi anni Sessanta. Tra le sue prime canzoni la goliardica Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers e capolavori come La canzone di Marinella, Via del Campo e Bocca di Rosa.
Faber ebbe un legame forrtissimo con la città. Di estrazione borghese, il cantautore diede voce agli ultimi, protagonisti della Città vecchia. Nel suo cammino di poeta passò per Via del Campo, luogo proibito di giorno e assai frequentato di notte. Oggi la strada è una meta quasi obbligata per i turisti, allora era un vero e proprio ghetto della prostituzione.
Negli anni Settanta uscirono due dei suoi album più celebri: La buona novella e Non al denaro, non all'amore né al cielo ispirati rispettivamente ai Vangeli apocrifi e all'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Altro caposaldo della sua produzione sarà l'album Storia di un impiegato (1973).
Negli anni Ottanta, dopo l'esperienza del sequestro in Sardegna, De André si avvicinò a sonorità mediterranee e medievali. Nel 1990 uscì l'album Le nuvole, titolo che come in Aristofane allude ai potenti che oscurano il sole. Qui il nuovo stile si alterna al De Andrè più classico. Tra i pezzi più conosciuti, Don Raffaè e La domenica delle salme.
Il suo ultimo album fu Anime Salve, apprezzato dalla critica e dal pubblico e vincitore della Targa Tenco 1997. Poi l'ultimo tour, la malattia e la morte di un poeta che ha lasciato Genova più sola.