In Francia è stato una sorta di instant book, una riflessione di un intellettuale maghrebino sulle rivolte del Nord Africa, capace di affrontare di petto una situazione tutta in evoluzione: se ancora oggi i contorni restano sfumati e controversi, scriverne a caldo era una sfida che Tahar Ben Jelloun ha saputo raccogliere in L'étincelle. Révolte dans les pays arabes. Che in patria è diventato immediatamente un bestseller.
Sabato 14 gennaio lo scrittore che ci ha saputo spiegare con parole semplici e chiare il razzismo e l'Islam è a Palazzo Ducale, ospite della rassegna Mediterranea: un'occasione di dialogo e confronto su una delle tematiche più calde dell'anno appena trascorso - il Nord Africa al centro del mondo - messo appena in ombra, nei mesi scorsi, dalle ansie da spread, bund e btp.
Il libro in lingua originale si intitola letteralmente La scintilla, tradotto un po' malamente in La rivoluzione dei gelsomini. Il risveglio della dignità araba (Bompiani, 2011, 140 pp., 9.90 Eu) con una sfumatura che lo lega più strettamente alla successione del potere in Tunisia.
Le tesi hanno fatto e faranno discutere parecchio, perché l'autore - una firma da bestseller come Ben Jelloun, nato in Marocco ma da una vita residente a Parigi - con Stati Uniti ed Europa non è andato molto per il sottile: se l'autodeterminazione dei popoli arabi è certamente una conquista - si chiede lo scrittore - che relazioni potranno instaurarsi tra un Occidente sostanzialmente ambiguo e i regimi vecchi e nuovi dell'altra sponda del Mediterraneo? E per i nostri leader e le nostre economie, in che misura è auspicabile una 'deriva' democratica in Tunisia, Egitto e Siria?
A queste e molte altre domande Ben Jelloun tenta di dare una risposta a Palazzo Ducale: dopo aver discusso della crisi greca con Petros Markaris e della situazione politica con Michelangelo Bovero e Yasmina Khadra, gli intellettuali ospiti di Mediterranea continuano a indagare i cambiamenti che stanno attraversando il mare nostrum, per aiutarci a non perdere la bussola - e talvolta la speranza - nella turbolenta geografia degli ultimi tempi.
Le primavere arabe, uno dei fili conduttori della rassegna, saranno indagate anche dal direttore di Limes, Lucio Caracciolo, che incontrerà il pubblico il 9 febbraio, e da Mohammed Sgaier Awlad Ahmad, presidente della Casa della poesia di Tunisi ed estensore della nuova Carta Costituzionale (17 gennaio).
Non senza destare perplessità, il mese scorso Time ha eletto il dimostrante persona dell'anno, legando contestazioni lontane - dalla Tunisia, agli indignados spagnoli al movimento Occupy Wall Street - all'interno di un'unica narrazione: il cambiamento dal basso.
Se è prematuro entusiasmarsi per fenomeni dal futuro ancora incerto, uno sguardo sulle rivolte in compagnia di Ben Jelloun non può che aiutarci a dare valore a un termine per noi scontato come democrazia. Magari nello stesso modo con cui, negli anni Ottanta, lo scrittore ci ha aiutati a capire il razzismo attraverso un bestseller diventato un classico.