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Midnight in Paris di Woody Allen: «sembra uno spot di Parigi»

 
Metti un giovane scrittore catapultato nella Ville Lumiére degli anni '20. Il film del regista statunitense non convince del tutto. Dalla community
 
   

     
Genova, 13 gennaio 2012
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di Giorgio Boratto
   
Midnight in Paris
 
Midnight in Paris: miglior battuta
Man Ray: I see a photograph.
Luis Bunuel: I see a film.
Gil Pender: I see an insurmountable problem.
Salvador Dali: I see... a rhinoceros!

La trama
Gil, scrittore statunitense in cerca di ispirazione, e Inez sono una coppia di giovani fidanzati al seguito della famiglia di lei durante un romantico viaggio a Parigi. Mentre Inez fa la conscenza di interessanti parigini, l'annoiato Gil vaga per le strade della città immaginandone gli anni d'oro. Ma realtà e fantasia si mescolano quando, una notte, il giovane si trova trasportato in un mondo d'altri tempi, tra personaggi che non avrebbe mai pensato di incontrare.
Su mentelocale.it ho letto la recensione entusiastica di Ellebi al film Midnight in Paris, di Woody Allen. Vorrei ricordare che, al di là della piacevolezza, il cinema di questo geniale autore era altro.

L'ultimo film di Woody Allen lo considero una bella favola tipo Cenerentola al contrario: a mezzanotte Gil - uno scrittore di sceneggiature in vacanza a Parigi - fa un salto nel tempo e va nella Parigi anni '20. Per il resto il film è uno smaccato spot turistico di Parigi. Sì, è carino, ma non è certo un film alla Woody Allen: mancano il sarcasmo e le battute geniali a cui il regista statunitense ci aveva abituato.

Il passato a cui ci riporta la trama naturalmente è anch'esso una costruzione fiabesca nostalgica, dove il personaggio tra una festa e l'altra incontra i suoi idoli letterari: Gertrude Stein, Ernest Hemingway, Scott Fitzgerald con la moglie Zelda e ancora artisti come Man Ray, Salvador Dalì, Luis Bunuel e Adriana, la modella di Picasso. Non mancano nemmeno Gauguin ed Henri de Toulouse-Lautrec. Tutto piacevole. Ma basta?

Gil è ancora uno scrittore, 'alter ego' dell’autore, come in Manhattan, Harry a pezzi o Mariti e mogli, ma in questo suo racconto manca di esistenzialità, di ironia e perfidia: risulta artefatto e letterario. Dov'è il Woody Allen che ci raccontava il nonsense della vita? Dov'è la sua sana cattiveria? Non sarà che stiamo assistendo alla parabola discendente di un grande regista?

La battuta più sarcastica del film è: «Il nostro matrimonio non è stato un giardino di rose, botanicamente parlando tu sei più un'orchidea carnivora». Forse un po' poco per quanto ci aveva abituato; tipo: «Recentemente ho letto la Bibbia. Non male, ma il personaggio principale è poco credibile», «Il mio cervello è il mio secondo organo preferito», «La masturbazione è sesso con qualcuno che si ama», «Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere».

ll prossimo film di Woody Allen che uscirà quest'anno sarà ambientato nella capitale italiana, dovremo aspettarci un altro spot, questa volta dedicato a Roma?

 
 
 
 
 
 
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