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Marco Doria e Bruno Morchio
 
             
 

Marco Doria, tra Fincantieri e moschea

 
Il candidato sindaco di Genova dialoga con Laura Guglielmi e lo scrittore Bruno Morchio, papà di Bacci Pagano. I progetti per il rilancio della città. Da Sestri Ponente al centro storico
 
eventi
Marco Doria ha vinto le primarie del centrosinistra di Genova. Le votazioni, che hanno avuto luogo domenica 12 febbraio 2012, hanno portato alle urne circa 25mila persone. Doria ha vinto con il 46% dei voti.

Vi riproponiamo la nostra intervista a Marco Doria, realizzata poche settimane prima delle elezioni. Il candidato sindaco qui dialoga con Laura Guglielmi, direttora di mentelocale.it, e lo scrittore Bruno Morchio.
 
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Genova, 19 gennaio 2012
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di
Chiara
Pieri
   
 
Marco Doria

«Sono un professore universitario a tempo pieno dell'Università di Genova; credo nella funzione insostituibile dell'università pubblica e di un sistema di istruzione pubblico. In tale 'sistema' si è svolta per intero, dopo alcune brevi esperienze professionali iniziali, la mia vita lavorativa, prima come insegnante nelle secondarie superiori, poi come studioso e docente all'università.

Ho così potuto stabilire nel corso degli anni un rapporto di dialogo con i tanti giovani che mi hanno avuto come docente, cercando di capirne problemi e aspettative. Lavorando e studiando sempre ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze specifiche sull’economia e la storia, in particolare di Genova, la mia città.

Ho sempre avuto un grande interesse, una passione, per la politica intesa come partecipazione alla vita della collettività, come amministrazione del bene comune, come confronto alto di idee e progetti. La distanza che sento da un modo di fare politica, 'professionale', terribilmente lontano dal sentire dei cittadini (nei comportamenti e anche nel linguaggio), non ha scalfito una mia convinzione: credo che accanto alla giustificata indignazione per quello, ed è tanto, che non va sia necessario un impegno di tutti, e dunque anche mio, per affrontare i problemi e trovare insieme le giuste soluzioni».

Dalla pagina Facebook Marco Doria x Genova.

Nel video, Marco Doria canta Bella Ciao, durante la serata conclusiva della campagna elettorale, lunedì 6 febbraio.

Ecco di seguito un dialogo a tre fra Laura Guglielmi, direttora di mentelocale.it, il candidato sindaco Marco Doria, professore di economia, vicino a Sel e appoggiato da Don Gallo, e Bruno Morchio, l'autore dei romanzi noir con protagonista l'investigatore Bacci Pagano.

Laura Guglielmi: «Bruno, che io mi ricordi, non ti sei mai apertamente schierato per un candidato, anche se tutti i tuoi lettori sanno bene da che parte stai. Che cosa ha di diverso Marco Doria? Perché hai deciso di fargli da testimonial, un termine abusato e antipatico, ma che rende bene l'idea?»

Bruno Morchio: «Conosco Marco dai tempi dell'università. Abbiamo fatto un anno insieme a lettere. Gli anni tremendi del terrorismo. Ma, oltre alle ragioni personali, sostengo Doria, perché ritengo che si rischi di perdere Genova nella stagione in cui abbiamo preso Milano e Arcore. Vorrei che la politica cittadina uscisse dalle ambiguità e penso che Doria sia l'unico candidato che esprime una scelta limpida di campo rispetto al futuro della città».

Laura Guglielmi, rivolta a Marco Doria: «Morchio nei suoi romanzi, attraverso Bacci Pagano, guarda alla Genova del passato con nostalgia. Tra le ossessioni dell'investigatore ci sono la rivendicazione della fierezza della classe operaia, figlia della Resistenza, che ha forgiato Genova e il suo Ponente fino agli anni Settanta. Un'atmosfera di solidarietà umana e politica, che secondo Bacci Pagano è scomparsa, per fare spazio all'indifferenza. E poi un centro storico sempre meno genuino e sempre più in mano agli speculatori. Se dovessi diventare sindaco, come ti relazioneresti con il passato della città. Quali sono le cose da portare alla luce e quali le cose da dimenticare?»

Marco Doria: «Non è una domanda semplice, perché bisogna partire dall'identità di una città che nel tempo è cambiata moltissimo. Da un lato c'è la Genova del lavoro operaio, che è la città in cui sono cresciuti i nostri genitori, mentre dall'altro c'è l'identità del centro storico. L'idea di una città del lavoro, che produca ricchezza, attività economica e occupazione, in modo che le giovani generazioni trovino uno sbocco professionale è e rimane fondamentale. Per quanto riguarda il centro storico darei un giudizio più positivo. Le speculazioni ci sono state fin dagli anni '50 e '60. È vero che il centro storico si è modificato, ma Bacci Pagano si muove in un mondo complesso, articolato e vivo. È un patrimonio della città intera, che può fungere da volano per attività di turismo culturale e per moltissime iniziative. In più il centro storico è una realtà composita e articolata dal punto di vista demografico ed è qualcosa che va incentivato, come un valore del nostro tempo».

Laura Guglielmi: «Bruno, per essere sindaco bisogna conoscere la città. Secondo te, quanto conosce la città Marco Doria?»

Bruno Morchio: «La conosce quanto gli altri politici, ma il fatto che insegni storia economica è un elemento di garanzia. Perché non c'è futuro, se non si sta attenti anche al passato. Credo che grazie al suo mestiere possa vedere la città anche in senso trasversale».

Laura Guglielmi: «Marco Doria, cosa pensi dei libri di Bruno?»

Marco Doria: «Ne ho letti due, ora sto leggendo Rossoamaro. Mi sono piaciuti molto, perché al di là del plot narrativo mi entusiasma il modo in cui è descritta Genova. Si capisce che l'autore conosce la città e la ama e riesce a rendere i lettori partecipi di quest'amore. Un'altra caratteristica che apprezzo nei libri di Morchio è che le storie sono legate a Genova, e poi non è solo letteratura d’evasione, ma c’è uno sguardo critico. Se Bruno mi consente il paragone, mi ricorda un po’ Massimo Carlotto».

Laura Guglielmi: «Marco Doria, partendo proprio da Rossoamaro, il romanzo sulla Resistenza, che racconta di una Sestri Ponente solidale e battagliera, quale, secondo te il futuro per la Fincantieri o quale vorresti che fosse?»

Marco Doria: «Vorrei che il futuro di Sestri Ponente e di Genova fosse ancora un futuro di città industriale. Vorrei che presso Fincantieri si costruissero non solo navi, ma anche altri prodotti che hanno a che fare con l’acqua, come ad esempio pale eoliche. Per arrivare a questo, però ci vogliono scelte di campo nette. Per esempio vorrei che la Fincantieri, un’azienda statale, non guardasse solo al mercato della costruzione navale, ma che avesse un disegno di politica industriale un po’ più lungimirante».

Laura Guglielmi: «Oltre a Fincantieri, quali sono le urgenze della città? Quale sarebbe la prima cosa che faresti se diventassi sindaco?»

Marco Doria: «Una lunga visita-incontro con tutti i dipendenti del comune. Per presentarmi ai lavoratori della più grande azienda cittadina e capire i problemi che ci sono. Penso che sia una condizione preliminare per affrontare i problemi della città e valorizzare i lavoratori nella loro opera».

Laura Guglielmi: «Per quello che c’è da fare in città, secondo te sono troppi i dipendenti comunali?»

Marco Doria: «No, io valuto i servizi che devono essere fatti e vedo come possano essere gestiti in maniera efficace. Non escludo che in certi segmenti ci siano eccedenze, ma ci sono anche altri settori che hanno problemi di organico. Chi dice che i dipendenti sono troppi, lo dice perché pensa che sia meglio che sia il mercato a svolgere certe funzioni. Io, invece, ritengo che certe funzioni debbano essere risolte da soggetti pubblici».

Laura Guglielmi: «Un altro punto chiaro a Bruno è il disagio dei nuovi cittadini e degli immigrati. Che fare con la moschea?»

Marco Doria: «Bisogna farla. E farla esattamente dove si è pensato di costruirla. È una battaglia di civiltà sulla quale si è innescato un processo strumentalizzato da forze razziste e intolleranti, che però riescono a far leva su disagi reali. Un amministratore deve sì costruire la moschea, ma senza ignorare i problemi del Lagaccio, come ad esempio lo spazio occupato dalla Caserma Gavoglio, che dovrebbe trovare una funzione adeguata nel contesto cittadino».

Laura Guglielmi: «La sindaca Vincenzi è incorsa in parecchi problemi nel gestire la questione moschea. Dove ha sbagliato?»

Marco Doria: «Tra i diversi limiti della giunta, non credo che in quest’ambito si possano fare critiche forti. Più criticabile è l’atteggiamento strumentale di parti della maggioranza, che inseguiva il consenso sull’onda della questione moschea».

Bruno Morchio: «Penso che la moschea avrebbe potuto essere progettata da un’altra parte, ma avremmo dovuto pensarci dieci anni fa. L’avrei vista bene in centro, magari a ponte Parodi. Tuttavia è importante che la gente capisca che la moschea, oltre a diventare un edificio fisico è il frutto di un lavoro lunghissimo. Un progetto di integrazione che ha dato come esito uno statuto, uno straordinario documento di riflessione dei rapporti tra Islam e democrazia e che mette Genova in una posizione di rilievo nel Mediterraneo».

Laura Guglielmi: «Cosa potrà fare Marco Doria se diventasse sindaco, che non possono fare Vincenzi e Pinotti?»

Bruno Morchio: «Continuo a dire che Marco Doria può diventare sindaco, mentre ho qualche dubbio che Vincenzi e Pinotti lo possano fare».

Marco Doria: «Rispondo anche io, anche se è difficile parlare di se stessi. Sono un docente universitario, ho un lavoro e non sono un politico di mestiere. Non ho nessuna brama di occupare un ruolo politico per riempire la mia vita. Sono alieno dalla frequentazione del potere e a 54 anni non ho mai seguito un disegno personale di carriera politica. Questo, invece, è un problema di altri o altre».

Laura Guglielmi: «Tra i candidati sindaco per le prossime elezioni ci sono ben quattro professori, Doria, Vincenzi, Pinotti per le primarie e Musso per le amministrative. Cosa ne pensate?»

Bruno Morchio: «Considerando la politica di questi anni, mi sembra positivo.»

Marco Doria: «Tra quelli nominati, due sono decenni e decenni che fanno un altro mestiere e la loro vita è costituita solo di quello».

Laura Guglielmi: «E se, invece, diventasse sindaco Enrico Musso? Si dice che in tanti di sinistra siano pronti a sostenerlo».

Marco Doria: «Negli ultimi tempi Musso è diventato molto politico, molto attento alle cose che dice e a come le dice, ma è un candidato del centrodestra e ripropone ricette che si sono ampiamente dimostrate inadeguate, come il mito dell’efficienza del mercato».

Laura Guglielmi: «Cosa ti ha spinto a scendere in politica?»

Marco Doria: «Una frase di Don Primo Mazzolari dice: ‘A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca’. L’ho sentita mia, perché è una chiamata all’impegno per il bene comune. Il centro sinistra a Genova ha bisogno di facce nuove. I cittadini sono stanchi di vedere le stesse facce. C’è bisogno di rinnovamento. Ho deciso di scendere in politica perché avevo voglia di vedere un centrosinistra che cambiasse».

Laura Guglielmi: «Come si è capito bene per la campagna di Pisapia, già da Obama a dire il vero, le elezioni ormai si giocano principalmente sul web. L'unico personaggio pubblico che vincerebbe di sicuro le elezioni a Genova, se si presentasse, è Don Gallo con più di sessantamila fan su Facebook, che aumentano esponenzialmente. Ecco Marco, hai il Don dalla tua parte, che si spende e sorveglia i tuoi incontri pubblici. Un vero asso nella manica. Che cosa ne pensi di un testimonial come il mitico Don?»

Marco Doria: «All’inizio mi sono commosso, perché non ci conoscevamo e vedere che tra i suoi tanti impegni, ha deciso di appoggiarmi, mi ha emozionato. Da quando ci frequentiamo lo apprezzo anche come persona, perché al di là dell’immagine che ha costruito, è un uomo pieno di qualità che si schiera con le parti più deboli della società senza chiedere nulla per sé».

Laura Guglielmi: «Bruno, cosa rappresenta per Genova Don Gallo, cosa sta portando alla campagna elettorale di Marco Doria?»

Bruno Morchio: «Don Gallo anche solo per il suo accento genovese porta la città alla ribalta nazionale. A parte gli scherzi, penso che Don Gallo sia straordinario, perché riesce a dire cose politicamente scorrette o scorrettissime, facendole ingoiare al cardinale. E poi ha un occhio attento sul mondo giovanile, una qualità che pochissimi hanno».

Laura Guglielmi: «Parliamo di Milano. Pisapia. Cosa ne pensate del suo mandato e che cosa replicare come esempio positivo?»

Marco Doria: «Sono stato contentissimo del successo di Pisapia. Mi piace il suo modo educato e civile di porgersi, rispetto al modo grezzo e maleducato che c’è stato in politica per anni».

Bruno Morchio: «Credo che per un sindaco di sinistra sia più facile governare Genova, che Milano».

Laura Guglielmi: «Tra le preoccupazioni dei cittadini c’è indubbiamente la crisi economica. Ora che la finanza si è appropriata dell'economia, che previsioni si possono fare per il prossimo futuro dell'Italia e dell'Europa?»

Marco Doria: «Penso che continueranno a esserci problemi per le nostre nazioni, perché sono altre le economie che cresceranno al mondo. Per una ripresa, però, è fondamentale che una visione intrisa di valori di solidarietà ed equità, prevalga su logiche di mercato, che si spacciano per oggettive».

Laura Guglielmi:  «Bruno, una domanda a Marco Doria. Marco, una domanda a Bruno?»

Marco Doria a  Bruno Morchio: «Come scrittore, vorresti muoverti anche con altri personaggi, oltre a Bacci Pagano?»

Bruno Morchio: «Sto scrivendo un romanzo. Una storia familiare in tre generazioni, nonno, padre e figlio. Un racconto ambientato negli anni che vanno dalla speculazione immobiliare fino al giorno d’oggi»

Bruno Morchio a Marco Doria: «Mi è piaciuta molto l'idea che se diventassi sindaco come prima cosa vorresti incontrare tutti i dipendenti del comune. Ma ti chiedo se concordi con me nel credere che con la scusa della crisi ci sia anche il rischio di svendere i beni comuni?»

Marco Doria: «Assolutamente sì. Penso che sia stata perseguita una politica demenziale di demotivazione e incentivo alla frustrazione dei dipendenti pubblici, che è quanto di peggio si potesse fare. Penso che in questi anni, si sia portata avanti la filosofia dell'individualismo, perdendo di vista l’importanza di cose prioritarie, come il bene comune».

 
 
 
 
 
 
 
 
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