Ecco di seguito un dialogo a tre fra Laura Guglielmi, direttora di mentelocale.it, il candidato sindaco Marco Doria, professore di economia, vicino
a Sel e appoggiato da Don Gallo, e Bruno Morchio, l'autore
dei romanzi noir con protagonista l'investigatore Bacci Pagano.
Laura Guglielmi: «Bruno, che io mi ricordi, non ti
sei mai apertamente schierato per un candidato, anche se tutti i tuoi lettori
sanno bene da che parte stai. Che cosa ha di diverso Marco Doria? Perché hai
deciso di fargli da testimonial, un termine abusato e antipatico, ma che
rende bene l'idea?»
Bruno Morchio: «Conosco Marco dai tempi
dell'università. Abbiamo fatto un anno insieme a lettere. Gli anni tremendi del
terrorismo. Ma, oltre alle ragioni personali, sostengo Doria, perché ritengo
che si rischi di perdere Genova nella stagione in cui abbiamo preso Milano e
Arcore. Vorrei che la politica cittadina uscisse dalle ambiguità e penso che
Doria sia l'unico candidato che esprime una scelta limpida di campo rispetto al
futuro della città».
Laura Guglielmi, rivolta a Marco Doria: «Morchio nei
suoi romanzi, attraverso Bacci Pagano, guarda alla Genova del passato con
nostalgia. Tra le ossessioni dell'investigatore ci sono la rivendicazione della
fierezza della classe operaia, figlia della Resistenza, che ha forgiato Genova
e il suo Ponente fino agli anni Settanta. Un'atmosfera di solidarietà umana e
politica, che secondo Bacci Pagano è scomparsa, per fare spazio
all'indifferenza. E poi un centro storico sempre meno genuino e sempre più in
mano agli speculatori. Se dovessi diventare sindaco, come ti relazioneresti con
il passato della città. Quali sono le cose da portare alla luce e quali le cose
da dimenticare?»
Marco Doria: «Non è una domanda semplice, perché
bisogna partire dall'identità di una città che nel tempo è cambiata moltissimo.
Da un lato c'è la Genova del lavoro operaio, che è la città in cui sono
cresciuti i nostri genitori, mentre dall'altro c'è l'identità del centro
storico. L'idea di una città del lavoro, che produca ricchezza, attività
economica e occupazione, in modo che le giovani generazioni trovino uno sbocco
professionale è e rimane fondamentale. Per quanto riguarda il centro storico
darei un giudizio più positivo. Le speculazioni ci sono state fin dagli anni '50 e '60. È vero che il centro storico si è modificato, ma Bacci Pagano si
muove in un mondo complesso, articolato e vivo. È un patrimonio della città
intera, che può fungere da volano per attività di turismo culturale e per moltissime
iniziative. In più il centro storico è una realtà composita e articolata dal
punto di vista demografico ed è qualcosa che va incentivato, come un valore del
nostro tempo».
Laura Guglielmi: «Bruno, per essere sindaco bisogna
conoscere la città. Secondo te, quanto conosce la città Marco Doria?»
Bruno Morchio: «La conosce quanto gli altri politici,
ma il fatto che insegni storia economica è un elemento di garanzia. Perché non
c'è futuro, se non si sta attenti anche al passato. Credo che grazie al suo mestiere
possa vedere la città anche in senso trasversale».
Laura Guglielmi: «Marco Doria, cosa pensi dei libri
di Bruno?»
Marco Doria: «Ne ho letti due, ora sto leggendo Rossoamaro. Mi sono piaciuti molto,
perché al di là del plot narrativo mi entusiasma il modo in cui è descritta
Genova. Si capisce che l'autore conosce la città e la ama e riesce a rendere i
lettori partecipi di quest'amore. Un'altra caratteristica che apprezzo nei
libri di Morchio è che le storie sono legate a Genova, e poi non è solo letteratura
d’evasione, ma c’è uno sguardo critico. Se Bruno mi consente il paragone, mi
ricorda un po’ Massimo Carlotto».
Laura Guglielmi: «Marco Doria, partendo proprio da Rossoamaro,
il romanzo sulla Resistenza, che racconta di una Sestri Ponente solidale e
battagliera, quale, secondo te il futuro per la Fincantieri o quale vorresti
che fosse?»
Marco Doria: «Vorrei che il futuro di Sestri Ponente
e di Genova fosse ancora un futuro di città industriale. Vorrei che presso
Fincantieri si costruissero non solo navi, ma anche altri prodotti che hanno a
che fare con l’acqua, come ad esempio pale eoliche. Per arrivare a questo, però
ci vogliono scelte di campo nette. Per esempio vorrei che la Fincantieri,
un’azienda statale, non guardasse solo al mercato della costruzione navale, ma
che avesse un disegno di politica industriale un po’ più lungimirante».
Laura Guglielmi: «Oltre a Fincantieri, quali sono le
urgenze della città? Quale sarebbe la prima cosa che faresti se diventassi
sindaco?»
Marco Doria: «Una lunga visita-incontro con tutti i
dipendenti del comune. Per presentarmi ai lavoratori della più grande azienda
cittadina e capire i problemi che ci sono. Penso che sia una condizione
preliminare per affrontare i problemi della città e valorizzare i lavoratori
nella loro opera».
Laura Guglielmi: «Per quello che c’è da fare in
città, secondo te sono troppi i dipendenti comunali?»
Marco Doria: «No, io valuto i servizi che devono
essere fatti e vedo come possano essere gestiti in maniera efficace. Non
escludo che in certi segmenti ci siano eccedenze, ma ci sono anche altri
settori che hanno problemi di organico. Chi dice che i dipendenti sono troppi,
lo dice perché pensa che sia meglio che sia il mercato a svolgere certe
funzioni. Io, invece, ritengo che certe funzioni debbano essere risolte da
soggetti pubblici».
Laura Guglielmi: «Un altro punto chiaro a Bruno è il
disagio dei nuovi cittadini e degli immigrati. Che fare con la moschea?»
Marco Doria: «Bisogna farla. E farla esattamente dove si è pensato di
costruirla. È una battaglia di civiltà sulla quale si è innescato un processo
strumentalizzato da forze razziste e intolleranti, che però riescono a far leva
su disagi reali. Un amministratore deve sì costruire la moschea, ma senza
ignorare i problemi del Lagaccio, come ad esempio lo spazio occupato dalla
Caserma Gavoglio, che dovrebbe trovare una funzione adeguata nel contesto
cittadino».
Laura Guglielmi: «La sindaca Vincenzi è incorsa in
parecchi problemi nel gestire la questione moschea. Dove ha sbagliato?»
Marco Doria: «Tra i diversi limiti della giunta, non
credo che in quest’ambito si possano fare critiche forti. Più criticabile è
l’atteggiamento strumentale di parti della maggioranza, che inseguiva il
consenso sull’onda della questione moschea».
Bruno Morchio: «Penso che la moschea avrebbe potuto
essere progettata da un’altra parte, ma avremmo dovuto pensarci dieci anni fa.
L’avrei vista bene in centro, magari a ponte Parodi. Tuttavia è importante che
la gente capisca che la moschea, oltre a diventare un edificio fisico è il
frutto di un lavoro lunghissimo. Un progetto di integrazione che ha dato come
esito uno statuto, uno straordinario documento di riflessione dei rapporti tra
Islam e democrazia e che mette Genova in una posizione di rilievo nel Mediterraneo».
Laura Guglielmi: «Cosa potrà fare Marco Doria se
diventasse sindaco, che non possono fare Vincenzi e Pinotti?»
Bruno Morchio: «Continuo a dire che Marco Doria può
diventare sindaco, mentre ho qualche dubbio che Vincenzi e Pinotti lo possano
fare».
Marco Doria: «Rispondo anche io, anche se è difficile
parlare di se stessi. Sono un docente universitario, ho un lavoro e non sono un
politico di mestiere. Non ho nessuna brama di occupare un ruolo politico per
riempire la mia vita. Sono alieno dalla frequentazione del potere e a 54 anni
non ho mai seguito un disegno personale di carriera politica. Questo, invece, è
un problema di altri o altre».
Laura Guglielmi:
«Tra i candidati sindaco per le prossime elezioni ci sono ben quattro professori, Doria, Vincenzi, Pinotti per le primarie e Musso per le amministrative. Cosa ne pensate?»
Bruno Morchio:
«Considerando la politica di questi anni, mi sembra positivo.»
Marco Doria: «Tra
quelli nominati, due sono decenni e decenni che fanno un altro mestiere e la
loro vita è costituita solo di quello».
Laura Guglielmi:
«E se, invece, diventasse sindaco Enrico Musso? Si dice che in tanti di
sinistra siano pronti a sostenerlo».
Marco Doria:
«Negli ultimi tempi Musso è diventato molto politico, molto attento alle cose
che dice e a come le dice, ma è un candidato del centrodestra e ripropone
ricette che si sono ampiamente dimostrate inadeguate, come il mito
dell’efficienza del mercato».
Laura Guglielmi:
«Cosa ti ha spinto a scendere in politica?»
Marco Doria: «Una
frase di Don Primo Mazzolari dice: ‘A che serve avere le mani pulite se si
tengono in tasca’. L’ho sentita mia, perché è una chiamata all’impegno per il
bene comune. Il centro sinistra a Genova ha bisogno di facce nuove. I cittadini
sono stanchi di vedere le stesse facce. C’è bisogno di rinnovamento. Ho deciso
di scendere in politica perché avevo voglia di vedere un centrosinistra che
cambiasse».
Laura Guglielmi: «Come si è capito bene per la campagna di
Pisapia, già da Obama a dire il vero, le elezioni ormai si giocano
principalmente sul web. L'unico personaggio pubblico che vincerebbe di sicuro
le elezioni a Genova, se si presentasse, è Don Gallo con più di sessantamila
fan su Facebook, che aumentano esponenzialmente. Ecco Marco, hai il Don dalla
tua parte, che si spende e sorveglia i tuoi incontri pubblici. Un vero asso
nella manica. Che cosa ne pensi di un testimonial come il mitico Don?»
Marco Doria: «All’inizio mi sono commosso, perché non ci conoscevamo e vedere che
tra i suoi tanti impegni, ha deciso di appoggiarmi, mi ha emozionato. Da quando
ci frequentiamo lo apprezzo anche come persona, perché al di là dell’immagine
che ha costruito, è un uomo pieno di qualità che si schiera con le parti più
deboli della società senza chiedere nulla per sé».
Laura Guglielmi: «Bruno, cosa rappresenta per Genova Don
Gallo, cosa sta portando alla campagna elettorale di Marco Doria?»
Bruno Morchio: «Don Gallo anche solo per il suo accento
genovese porta la città alla ribalta nazionale. A parte gli scherzi, penso che
Don Gallo sia straordinario, perché riesce a dire cose politicamente scorrette
o scorrettissime, facendole ingoiare al cardinale. E poi ha un occhio attento
sul mondo giovanile, una qualità che pochissimi hanno».
Laura Guglielmi: «Parliamo di Milano. Pisapia. Cosa ne
pensate del suo mandato e che cosa replicare come esempio positivo?»
Marco Doria: «Sono stato contentissimo del successo di Pisapia. Mi piace il suo
modo educato e civile di porgersi, rispetto al modo grezzo e maleducato che c’è
stato in politica per anni».
Bruno Morchio: «Credo che per un sindaco di sinistra sia
più facile governare Genova, che Milano».
Laura Guglielmi: «Tra le preoccupazioni dei cittadini c’è
indubbiamente la crisi economica. Ora che la finanza si è appropriata
dell'economia, che previsioni si possono fare per il prossimo futuro
dell'Italia e dell'Europa?»
Marco Doria: «Penso che continueranno a esserci problemi per le nostre nazioni,
perché sono altre le economie che cresceranno al mondo. Per una ripresa, però,
è fondamentale che una visione intrisa di valori di solidarietà ed equità,
prevalga su logiche di mercato, che si spacciano per oggettive».
Laura Guglielmi: «Bruno, una domanda a Marco Doria. Marco, una domanda
a Bruno?»
Marco
Doria a Bruno Morchio: «Come
scrittore, vorresti muoverti anche con altri personaggi, oltre a Bacci Pagano?»
Bruno
Morchio:
«Sto scrivendo un romanzo. Una storia familiare in tre generazioni, nonno,
padre e figlio. Un racconto ambientato negli anni che vanno dalla speculazione
immobiliare fino al giorno d’oggi»
Bruno
Morchio a Marco Doria: «Mi è piaciuta molto l'idea che se diventassi
sindaco come prima cosa vorresti incontrare tutti i dipendenti del comune. Ma
ti chiedo se concordi con me nel credere che con la scusa della crisi ci sia
anche il rischio di svendere i beni comuni?»
Marco
Doria:
«Assolutamente sì. Penso che sia stata perseguita una politica demenziale di
demotivazione e incentivo alla frustrazione dei dipendenti pubblici, che è
quanto di peggio si potesse fare. Penso che in questi anni, si sia portata
avanti la filosofia dell'individualismo, perdendo di vista l’importanza di cose
prioritarie, come il bene comune».