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'Rumori fuori scena' - The Kitchen Company
'Rumori fuori scena' - The Kitchen Company
 

'Rumori fuori scena' di The Kitchen Company

 
Con la verve comica del testo di Michael Frayn, The Kitchen Company apre la nuova stagione con una serie di anteprime tutte esaurite. In scena per 56 repliche fino al 4 marzo
 
   

     
Genova, 23 gennaio 2012
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mentelocale di
Laura
Santini
   
 
@ Teatro della Gioventù
Anteprime dal 14 al 20 gennaio 2012
Repliche dal 21 gennaio al 4 marzo 2012
Rumori fuori scena, di Sir Michael Frayn, con Barbara Alesse in Vicky, Brooke Ashton; Daniele Aureli nel direttore di scena, Tim Allgood; Fabrizio Careddu nel regista, Lloyd Dallas; Daria D’Aloia (e poi Viviana Altieri) nell'assistente, Poppy Norton-Taylor; Eleonora d’Urso nella signora Clackett, Dotty Otley; Nicola Nicchi in Roger Tramplemain, Garry Lejeune; Giulia Santilli in Flavia Brent, Belinda Blair; Carlo Zanotti in Philip Brent, Frederick Fellowes e uno sceicco; Marco Zanutto in uno scassinatore, Selsdon Mowbray; regia Massimo Chiesa

La trama
La storia è molto semplice: una compagnia teatrale è alle prese con il debutto - e poi con la tournée - di una farsaccia di serie B che cerca di fare un po’ il verso a Feydeau, ma con un plot che non sta in piedi, dei personaggi a dir poco sopra le righe e un disastroso finale con tanto di agnizione plautina. Il gioco del teatro nel teatro la fa quindi da padrone, mettendo in parallelo gli “attori” e i “personaggi” che questi andranno a interpretare in un continuo gioco delle parti ma, soprattutto, svelando, in un arco temporale di tre mesi - ovvero dalla generale a una delle ultime repliche fatte nelle città minori prima del grande debutto nel West End – amori, passioni, ripicche, odi, tradimenti, gelosie, invidie, vizi, difetti incorreggibili e ingestibili dinamiche di quella che a tutti gli effetti può essere considerata una micro comunità, ovvero la compagnia di giro. Il meccanismo comico ideato da Frayn è una bomba ad orologeria suddivisa in tre atti. Il primo, di preparazione, ci mostra le prove della generale e ci delinea perfettamente lo schema della farsaccia intitolata “Con niente addosso”. Questa presentazione del doppio binario attori della compagnia/personaggi della farsa, rende terribilmente comica la struttura distruttiva del secondo e terzo atto, (ovvero di quello che poi in Italia è il secondo tempo dello spettacolo).

«Bene che siete qui e non a casa a vedere la TV», esordisce Massimo Chiesa in una breve introduzione, nella sera della prima dello spettacolo Rumori fuori scena. Dopo una settimana di anteprime (dal 14 al 20 gennaio 2012), il debutto ufficiale (sabato 21 gennaio) della nuova direzione del Teatro della Gioventù avviene sotto i migliori auspici in un foyer rinnovato e gremito di persone di tutte le età (tanti bambini e bambine) che si godono l'aperitivo o un caffè. «È una settimana che faccio questa piccola cattiveria a tutti: farvi passare da via Macaggi, invece che dall'ingresso principale in via Cesarea, per farvi apprezzare e scoprire gli spazi e il lavoro dei 18 architetti under 30 (Gruppo Informale) che sono al lavoro e che stanno rivoluzionando lo spazio antistante la Sala Barabino. Perché voglio che questo teatro - come quasi tutti i teatri non italiani - viva tutti i giorni e tutto il giorno, per accogliere chi ha voglia di leggere, di incontrarsi, di navigare su internet, di guardarsi un film. E, sarò un pazzo, ma questo spettacolo starà in scena per 56 repliche. Quindi se lo spettacolo vi piacerà ditelo a più persone, se invece non vi è piaciuto, vabbé dite che eravate da qualche altra parte».

L'energia di Chiesa - alla direzione artistica insieme all'attrice, regista e drammaturga Eleonora D'Urso - è la stessa che va in scena non appena si spengono le luci. Rispettando con precisione l'impianto della commedia di Michael Frayn, Rumori fuori scena si articola all'interno di una casa inglese (completa di carta da parati) e su due livelli. Nel secondo tempo il tutto ruota (sì, avete letto bene, chi l'avrebbe mai detto su un palcoscenico così piccolo) per consentire al gioco del teatro-nel-teatro di andare in scena compiutamente, così vediamo il backstage proprio come lo vivono gli interpreti.

Barbara Alesse, Daniele Aureli, Fabrizio Careddu, Daria D'Aloia, Eleonora d'Urso, nicola Nicchi, Giulia Santilli, Carlo Zanotti, Marco Zanutto sono gli instancabili attori/attrici che non vanno incontro neppure a una minima sbavatura, dentro il ritmo frenetico di questo play, dove una compagnia teatrale è alle prese con la prova generale per la messa in scena di una farsa Con niente addossoOgnuno va in scena con un doppio ruolo e deve giocare su due tonalità vicine ma non tanto simili: quelle della commedia e quelle della farsa. Tra finzione e realtà, la comicità sta nelle entrate e nelle uscite, non solo dal palco al fuori scena, ma anche dall'uno all'altro ruolo. Tra ritardi, carenza di memoria, problemi di alcolismo, d'amore o legati al proprio personaggio, la compagnia guidata dal regista (Fabrizio Careddu) cerca di mettere a punto i passaggi dello spettacolo che debutta il giorno successivo e che poi parte per una lunga tournée. Il clima sembra collaborativo, ma si capisce che all'interno della compagnia ci sono simpatie e antipatie, invidie e gelosie, tutte le sfumature dei caratteri (chi è più imbranato, chi più duro di comprendonio, chi è intollerante, chi cerca di essere più comprensivo), senza contare le relazioni amorose più o meno stabili che compromettono ben presto la tournée.

Con una tenuta non convenzionale del palcoscenico, questo cast ci conduce tra i buffi contrattempi di chi fa teatro e dentro le vicende umane da tenere a bada fuori scena (temperamento permettendo), traghettandoci poi dentro i toni striduli, specie per il personaggio di Barbara Alesse, l'attrice Vicky, - tanto bella quanto sciocca - che grida come un fumetto: «Che paura, che paura». E mentre siamo coinvolti nel dietro le quinte, la farsa continua ad andare avanti (fuori scena, questa volta) con gli aggiustamenti del caso, dovuti a un progressivo inasprimento dei contrasti tra gli interpreti che appena escono di scena se ne fanno di tutti i colori, ma bisbigliando perché the show must go on - compare persino un'accetta proprio come nella versione con Michael Caine, per la regia di Peter Bogdanovich, (1992), godibile anche su Youtube (in inglese). Il pubblico ride fino alle lacrime, bimbi compresi che saltano estasiati sulle poltroncine. 

The Kitchen Company, nata qualche anno (2008) fa per volontà di Chiesa e D'Urso - insieme hanno provinato oltre 300 giovani interpreti appena diplomati - è evidentemente un ottimo lavoro di cui andare orgogliosi, speriamo che oltre a farci ridere così bene, tornino come con Nemico di Classe o Mea Culpa anche a farci riflettere.
Da non perdere.

 

 
 
 
 
 
 
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