E Junior dov'è? «She's in London», è a Londra spiega Georgina Starr, «she's here in spirit and (spiritualmente è qui e)... nella mostra, praticamente è ovunque», continua. L'artista britannica, dai grandissimi occhi blu, nata a Leeds (come trapela ogni tanto dal suo inglese), ma di casa a Londra da tempo ormai, è a Genova, alla galleria Pinksummer, a Palazzo Ducale, per la sua quarta personale: The Joyful Mysteries of Junior. L'ultima volta l'avevo incontrata nel 2009, per il lavoro sull'attrice Theda Bara, Theda.
Junior è una doll - una bambola di pezza - che lei stessa ha costruito diciotto anni fa, nel 1994, in un albergo in Olanda, quando era ancora una studentessa presso il Rijksakademie Van Beeldende Kunst ad Amsterdam e le fu chiesto di partecipare, insieme ad altri artisti, a un lavoro su commissione per l'allestimento di un nuovo museo a Den Haag (l'Aia, che ne aveva all'epoca già sei), The Nine Collections of the Seventh Museum. «Fu un'esperienza molto particolare. Era la prima volta che mi trovavo sola per due settimane in un albergo. Diventò ogni giorno più difficile. Vivevo in un albergo, o meglio una cosa simile alle vostre pensione, ma in realtà la proprietaria aveva lasciato le sue cose sparse dappertutto, persino nell'armadio della mia stanza. Ovunque mi voltassi, era come essere ospiti a casa di qualcuno, senza conoscerlo».
Tutto ruota intorno a Junior, in The Joyful Mysteries of Junior, ma anche Junior ruota intorno a tutto ciò che di più intimo, tra ricordi, emozioni e affetti, Georgina ha "messo in gioco". Starr è una tessitrice di trame a cavallo tra malinconia, tenerezza e dimensione tragica, incubo, ossessione. Nel suo lavoro, la sua famiglia e, la madre in particolare, sono da sempre i personaggi delle sue storie, a cui spesso lei stessa ha dato voce e corpo. Storie che sono diventate tracce vocali, libri, video. Con i dovuti distinguo, in letteratura forse Georgina trova alcune somiglianze con la rielaborazione della dimensione privata di Amélie Nothomb. Anche nel lavoro della Starr c'è giocosità, c'è l'aspetto dell'infanzia, c'è il femminile e c'è il controaltare di qualcosa di terribile che incombe, di inspiegabile, minaccioso e corrosivo. In un'autoanalisi continua tra associazione di idee, parole, pensieri e immagini, questa volta Starr propone una spiccata svolta verso un performativo pieno di vitalità anche se non scevro di lati sinistri.
Una delle opere in mostra è un video in cui una giovanissima Georgina è alle prese con la creazione di Junior, un filmato a velocità accelerata che parte da delle calze di nylon e da materiale per imbottiture. «Credo fossi alla ricerca di una seconda voce, un mezzo attraverso cui parlare. Ho realizzato Junior per varie ragioni, tra cui anche la solitudine di quelle due lunghe settimane». Il video contiene anche due conversazioni con Junior legate proprio a quelle giornate, al dubbio se lasciar perdere tutto e partire o tener duro e andare avanti. «A un certo punto cantiamo anche insieme Long haired lover from Liverpool, una canzone che cantavo sempre a Natale». Nel video si assiste ad una conversazione tra Georgina e Junior che l'artista non ricordava neppure di aver registrato e che ha scovato in un vecchio nastro dimenticato. Junior, che è creata ad immagine e somiglianza di Georgina, è sempre vestita come lei, stessi colori, stessi materiali. «Junior è stata in diversi miei lavori e siamo state in 'tournèe' anche a New York. Poi, nel 1996, ho chiuso Junior in una valigia nel mio studio e non ho mai più fatto un lavoro con lei». Il video prosegue con una nuova registrazione, una conversazione recente, in cui Junior chiede ragione del suo abbandono nella valigia.
Junior non c'è proprio perché Georgina non voleva che diventasse un feticcio e poi «non sapevo proprio come inserirla. Metterla in una teca? No, non avrebbe avuto senso». Eppure nel momento in cui stava per partire, nel lasciarla, nel suo studio, Georgina confessa di aver avuto un momento di commozione e, inventatasi una scusa, è tornata indietro, le ha dato una carezza e le ha detto: "Non preoccuparti, andrà tutto bene". E l'ha lasciata lì come a custodire il suo studio. Ma hai mai avuto paura di Junior?, le chiedo: «No, questa è stata la prima volta che ho provato vera commozione, ma non era mai successo».
All'interno della mostra, Georgina presenta anche una serie di cartoline vintage di donne ventriloque ritratte con i loro pupazzi. «Io però non vivo Junior come il pupazzo di un ventriloquo e poi non mi sono mai piaciuti i ventriloqui. Nei video si vede chiaramente che muovo le labbra e sono io a darle voce, anche se effettivamente io stessa ho notato che recupero una voce infantile, vagamente stridula e più forte si fa l'accento di Leeds. Tornando ai ventriloqui, ho semplicemente collezionato immagini che mi piacevano, e poi sono tutte donne ventriloquo. Junior è stata creata per essere una mia estensione, ma non l'ho mai vissuta come una figlia o come una bambola, era semplicemente un modo per me di esprimermi».
L'occasione che ha fatto ri-nascere Junior appoggia anche su un'altra storia. Ed è un po' questo il metodo di lavoro di Georgina Starr, nel suo eterno indagare intorno e dentro di sé, tra le sue relazioni familiari, la sua immagine e cose che apparentemente non sono collegate ma che poi lavorandoci «improvvissamente creano un modello. Mi affascina che si riescano a costruire dei collegamenti forti tra le cose ma solo a distanza di tempo e non nel momento in cui avvengono si rendano evidenti».
L'altra storia comincia proprio nel 2009, quando Georgina vive un momento difficile professionalmente e decide di consultare una serie di medium e di vivere l'esperienza di una serie di sedute spiritiche che «mi avrebbero - afferma Starr - forse indicato in quale direzione sarebbe andato in futuro il mio lavoro. Dandomi una guida o delle idee...». Ne incontra parecchi, uno al mese per un anno, di tutti i tipi, da quelli più accreditati che le costano anche 100 sterline a quelli da 15 sterline a seduta. «Ho persino scoperto che a Belgrave c'è una vera e propria sede dell'associazione: The Spiritualist Association of Great Britain». Da questo percorso nascerà il lavoro I Am the Medium, un disco in vinile in cui ogni solco è chiuso, così ogni traccia si ripete all’infinito se la puntina non viene spostata manualmente; sono 250 estratti di letture di medium spiritici. E (come i ventriloqui?), i medium spiritici parlano con due voci, la propria e quella dello spirito che veicolano. «Tre o quattro di loro insistevano a dirmi che c'era un bambino nel mondo degli spiriti che mi aveva eletto a sua madre. Personalmente non ho mai desiderato un figlio. Il mio lavoro mi appassiona e coinvolge troppo che, quando ci ho riflettuto perché qualche amica diventava mamma, ho deciso che non faceva per me. Però a quel punto pensando e ripensando a quel 'bambino' mi è tornata in mente Junior. E sono ripartita chiacchierando con lei».
Nel titolo c'è felicità e mistero, gioia e spavento, proprio come nella maternità e nel cattolicesimo «i misteri gloriosi, la madre e il bambino, la divina concezione, ed è in quel momento che ho cominciato a collezionare le immagini delle ventriloque. Il tutto appare anche a me strano e in qualche modo sinistro. Mi ha fatto tornare in mente che da bambina c'era nella mia strada una donna che andava in giro con una carozzina con dentro una bambola, si diceva che aveva perso un figlio. Le bambole sono oggetti che appartengono all'infanzia e ne restano emblemi, ma da adulti non ci si può più giocare. D'altra parte i figli ti rapiscono la giovinezza e l'infanzia, ti chiedono di abbandonare quelle dimensioni e di diventare adulta. Su questo quindi sono d'accordo: Junior non potrà mai rubarmi la mia infanzia. A questo punto Junior è l'emblema di un po' tutto il mio lavoro».
In mostra c'è molto di più. C'è anche la gomma da masticare, un'altra ossessione, un'altra dimensione dell'infanzia, con quel gusto dolce e stomachevole che inizia nello studio di Starr con una gomma masticata e uno spillo che la tiene sulla parete e poi diventa una teca che colleziona tutte quelle di un anno, come insetti o come embrioni mai maturati? come, come, come... come un cervello creato con la stessa materia che se ne sta lì su un piedistallo ed è forse già un'altra storia...