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Sampdoria- Livorno 1 a 1: a Genova ancora delusione per il pareggio

 
I blucerchiati non riescono ad avere la meglio sui toscani. Entusiasmo dei tifosi sul gol del vantaggio di Pozzi. Ma Paulinho infrange le speranze
 
   

     
Genova, 23 gennaio 2012
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di Francesco Cascione
   
 
Reti: 10' st Pozzi (S), 36' st Paulinho (L)

: Romero 6,5 - Berardi 5,5 - Gastaldello 6 - Rossini 5,5 - Castellini 4,5 - Palombo 6 - Obiang 6 - Krsticic 6,5 (24' st Laczko 5) - Juan Antonio 6 (40' st Foggia) sv - Pozzi 7- Bertani 6 (42' st Piovaccari sv)
In panchina: Da Costa - Costa - Soriano - Rispoli Allenatore: Iachini

Livorno (4-4-2): Bardi 6 - Salviato 6 - Knezevic 5 - Bernardini 6,5 - Lambrughi 6 - Piccolo 6,5 (27' st Bernacci 6) - Filkor 6 - Luci 6 - Schiattarella 6,5 (40' st Belingheri sv) - Paulinho 6,5 - Dionisi 5 (42' st Siligardi sv)
In panchina: Mazzoni - Miglionico - Bigazzi - Barone
Allenatore: Madonna

Arbitro: Nasca di Bari

Ammoniti: Berardi - Obiang (S)

Angoli: 5-4

Recuperi: 1' e 5'

Avete presente quei gruppi tipo i R.E.M. o i Coldplay? Aspetti con ansia un nuovo album, lo prendi e lo carichi sul tuo lettore, ma quando inizi ad ascoltarlo - musica buona, si intende - hai come un dejà vu, ti sembra di aver già sentito quelli accordi, quel ritornello. Ecco, le partite di questa Samp - musica di qualità a parte - sono esattamente come quei dischi. Nuovi finché non li ascolti.

Il tifoso che arriva allo stadio aspetta da oltre un anno una partita speciale: il suo nome è La Svolta, ovvero quella partita capace di riaccendere speranze ed entusiasmi, in grado di riallacciare i rapporti tra società, squadra e tifoseria.

I tifosi incitano, cantano e sperano, ma mano a mano che i minuti avanzano la partita che vedono assomiglia in modo sinistro ad una delle tante altre, tanto che quelle due parole vengono evocate, certo, ma viste con sospetto. Forse - azzarda qualcuno - La Svolta non esiste, ma è solo una favola per fare addormentare i bimbi. La strada battuta dalla Samp resta un senso unico percorso contromano: il primo tempo tra Livorno e Sampdoria è uguale a tanti di quelli già visti.

I blucerchiati aggiungono un po’ di anima all’apatia delle ultime uscite, ma è il Livorno a fare bella figura con la sua meglio gioventù, sfiorando in più occasioni il gol di un vantaggio che ai punti sarebbe meritato. In tutta la prima frazione la Samp ha una sola occasione, con Pozzi, che sciupa in malo modo un regalo fatto dalla difesa amaranto. Il Livorno - poco più che modesto in questa stagione in cadetteria - torna negli spogliatoi senza riconoscersi e sorpreso nello scoprire che il pareggio, a conti fatti, gli sta stretto.

La ripresa mostra segnali incoraggianti. Juan Antonio smette di essere un brutto anatroccolo e inizia a mostrare qualche idea e il fosforo arriva anche nei piedi delle punte. Pozzi raccoglie un suggerimento di Krsticic e sigla l’uno a zero: «È la svolta» urla qualcuno, che viene imbavagliato come il cantore del villaggio di Asterix.

Pozzi si conferma in un buon momento ed inventa una traversa che meritava maggiore fortuna, ma il gol, che pare nell’aria, alla fine lo sigla il Livorno grazie ad una punizione perfetta di Paulinho a dieci minuti dalla fine. Reazione della Samp, ricerca forsennata di una vittoria attesa ma non ancora meritata e triplice fischio che consegna la sensazione di aver assistito a qualcosa di già visto. Purtroppo.

Iachini, come da copione, negli spogliatoi analizza la partita con un numero esagerato di parole, che danno la sensazione che il Mister abbia capito che c’è qualcosa che non vada: la Samp è malata ma, come all’inizio delle puntate del Dottor House, nessuno è ancora in grado di fare una diagnosi. La prognosi non è solo riservata, ma inesistente. Come la Svolta.

 
 
 
 
 
 
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