Il gelo della neve
di una pista da sci, contrapposto al dolce tepore dell’area benessere al
ritorno in albergo. Il freddo e il caldo, al momento giusto, sanno entrambi
donare piacere. È esaltante sciare in un mondo tutto bianco, come lo è
ritemprare gli arti affaticati in un aprés-ski capace di coccolare corpo e
spirito.
La Valle d’Aosta, una delle regioni predilette dai liguri in vacanza,
non è stata la prima ad allargare la già prestigiosa offerta di sport invernali
(in Italia si è cominciato in Alto Adige), ma una volta compresa la validità
della proposta si è subito messa al passo. E così da alcuni anni non solo nelle
località più rinomate come Courmayeur, Cervinia, Cogne, La Thuile, Champoluc,
Gressoney e Pila, ma anche in paesini meno noti, gli albergatori hanno dedicato
una parte della loro struttura all’area benessere.
Lo conferma Alessio Berthod, titolare dell’hotel omonimo,
nonché presidente dell’Associazione albergatori di Courmayeur. «È stato
necessario ritoccare le nostre strutture, in qualche caso con interventi
pesanti – afferma – ma andava fatto. Perché così è stata ampliata l’offerta: i
clienti hanno dimostrato di gradire la novità». Sono circa cinque-sei anni che
questo adeguamento è in atto. «E non sono solo gli hotel più importanti ad
avere creato una zona benessere, ma ci hanno creduto anche i titolari di
strutture più modeste». Ma il servizio è gratuito o a pagamento? «Dipende dagli
alberghi, ognuno fa come meglio crede. Qualcuno lo offre alla clientela
inserendo il servizio nel costo della camera, altri fanno pagare servizi
specifici, anche per evitare l’eccessivo affollamento».
Comunque
sia, un fatto è certo: dalle 16 o giù di lì (ora in cui anche i
superappassionati staccano gli sci dagli scarponi) all’ora di cena c’è un bel
modo per concludere la giornata in albergo. Nella sola
Courmayeur sono sei gli hotel a quattro stelle ad avere una spa (a proposito, il nome deriva, a
quanto pare, dal paese belga di Spa, da secoli rinomato centro termale, mentre
è meno riconosciuto come sigla dal latino salus per aqua) e 14 quelli a tre
stelle. In alcune strutture ci sono zone wellness a disposizione non solo
degli ospiti. L’Auberge de la Maison offre cure di bellezza legate ai prodotti
e alle tradizioni valligiane, come miele, uva e mele renette; l’hotel Pilier
d’Angle ha preferito le atmosfere di paesi lontani, mentre il Royal e Golf, nel
pieno centro di via Roma, offre trattamenti estetici e il relax della vasca
esterna riscaldata.
A pochi
chilometri da Courmayeur, poi, c’è un autentico paradiso del benessere, le
terme di Pré Saint Didier. In una struttura
ottocentesca ristrutturata negli anni scorsi con la sorgente di acqua (a
composizione salino, arsenico ferruginosa, moderatamente radioattiva), che
sgorga in una grotta alla base dell’orrido [gola di montagna, ndr] del torrente Verney, le terme stanno
riscuotendo un successo davvero clamoroso. Sia per la qualità e l’unicità delle
acque, ricche di proprietà rilassanti, sia per i giardini esterni, a cui si
accede attraverso un passaggio acquatico e dove sono collocate tre piscine. Non
è difficile immaginare quanto possa essere piacevole essere immersi in una
piscina d’acqua calda, attorno alla quale l’ambiente è innevato, con il Monte
Bianco a fare da sfondo.
Quelle di
Pré Saint Didier non solo le uniche sorgenti termali: di grande tradizione è
anche la Fons Salutis, che domina sulla cittadina di Saint Vincent, dall’altra parte della Valle, un’acqua terapeutica
adatta soprattutto a essere bevuta e inalata, ma che presto, grazie alla
ristrutturazione in corso, sarà pronta ad accogliere anche chi vuole essere
massaggiato, scaldato e accudito. In mezzo, i centri wellness degli alberghi,
grandi e piccoli, in tutta la Regione. «Ormai questo servizio è indispensabile
– spiega Liam Chatrian, giovane titolare dell’hotel Zerbion di Torgnon, in
Valtournenche – Noi l’abbiamo da qualche anno, altri qui lo stanno
realizzando». Nel suo caso, poco meno di 100 metri quadri, nei quali c’è la
vasca idromassaggio, il bagno turco, la sauna, l’angolo massaggi e la zona
relax. Quanto basta per coccolare il cliente. Anche se
sceglie località dai nomi meno altisonanti. Ci sono momenti in cui il freddo e
il caldo si abbinano bene: in vacanza, d’inverno, ancor di più.
Non solo
Val d’Aosta. In inverno i tanti appassionati sciatori liguri si riversano da
sempre sulle piste dell’arco alpino che stringe la regione al mare: le cuneesi
Artesina, Pratonevoso, Frabosa e Limone su tutte. Da due anni, però, pur con
qualche difficoltà sono ripartite le uniche due stazioni sciistiche nostrane: Santo Stefano e Monesi. Alcuni
chilometri di pista attorno alla località dell’entroterra chiavarese,
qualcheduno di più (e sei piste) nel comprensorio del paesino imperiese. La
disponibilità di impianti e piste per lo sci, in Liguria, si ferma qui. E deve
fare i conti, più che altrove, con le condizioni del tempo. Solo nevicate
naturali, in pratica, consentono di aprire le strutture; i cannoni da neve
possono fare poco.
Santo Stefano ha due seggiovie biposto che collegano Rocca
d’Aveto con la vetta del monte Bue e una sciovia a Prato Cipolla (per info: 0185
88046), dove esiste anche uno snowpark dotato di tappeto di risalita.
Interessante, sempre neve permettendo, la dotazione di piste di sci nordico che
si sviluppano nei boschi di faggio o lungo il crinale delle valli e che
globalmente superano i venti chilometri. La novità di quest’anno è
rappresentata dal completamento della ristrutturazione del rifugio di monte
Bue, mentre tra gli obiettivi futuri c’è il ripristino dello skilift di Prato
Grande, con un utilizzo del versante emiliano, esposto a nord.
A Monesi, fiorita e molto frequentata negli anni Cinquanta e
Sessanta (tra i tanti a imparare la tecnica sui suoi muri anche un giovanissimo
Giorgio Faletti) al momento vanno segnalate solo novità formali, con passaggio
di proprietà della seggiovia Tre pini dalla società Alpi Liguri (in
liquidazione) alla Cooperativa Monesi 3000. Restano di un’altra società, con
tutti i problemi che ne conseguono (ad esempio aperture non omogenee) i due
skilift Tre pini e Plateau, che ha la stazione di arrivo appena sotto Il
Redentore. Globalmente, gli impianti servono sei piste. Già in cantiere un
prolungamento della seggiovia principale, un po’ di risveglio attorno a Monesi
lo si avverte per la razionalizzazione e il maggior utilizzo delle strutture
alberghiere e residenziali di tutto il comprensorio, a partire dalla zona della
Colle di Nava (per info: 0184
94477).