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Teatro Gioventů
 

Genova: 'Rumori fuori scena' al Teatro della Gioventů, la recensione

 
Il nuovo spettacolo di The Kitchen Company. A poche ore dalla prima di uno spettacolo brillante, uno scalcinato cast teatrale deve affrontare mille problemi
 
   

     
Genova, 30 gennaio 2012
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di Stefania Pilu
   
 
@ Teatro della Gioventù
Anteprime dal 14 al 20 gennaio 2012
Repliche dal 21 gennaio al 4 marzo 2012
Rumori fuori scena, di Sir Michael Frayn, con Barbara Alesse in Vicky, Brooke Ashton; Daniele Aureli nel direttore di scena, Tim Allgood; Fabrizio Careddu nel regista, Lloyd Dallas; Daria D’aloia (e poi Viviana Altieri) nell'assistente, Poppy Norton-Taylor; Eleonora d’Urso nella signora Clackett, Dotty Otley; Nicola Nicchi in Roger Tramplemain, Garry Lejeune; Giulia Santilli in Flavia Brent, Belinda Blair; Carlo Zanotti in Philip Brent, Frederick Fellowes e uno sceicco; Marco Zanutto in uno scassinatore, Selsdon Mowbray; regia Massimo Chiesa

La trama
La storia è molto semplice: una compagnia teatrale è alle prese con il debutto - e poi con la tournée - di una farsaccia di serie B che cerca di fare un po’ il verso a Feydeau, ma con un plot che non sta in piedi, dei personaggi a dir poco sopra le righe e un disastroso finale con tanto di agnizione plautina. Il gioco del teatro nel teatro la fa quindi da padrone, mettendo in parallelo gli “attori” e i “personaggi” che questi andranno a interpretare in un continuo gioco delle parti ma, soprattutto, svelando, in un arco temporale di tre mesi - ovvero dalla generale a una delle ultime repliche fatte nelle città minori prima del grande debutto nel West End – amori, passioni, ripicche, odi, tradimenti, gelosie, invidie, vizi, difetti incorreggibili e ingestibili dinamiche di quella che a tutti gli effetti può essere considerata una micro comunità, ovvero la compagnia di giro. Il meccanismo comico ideato da Frayn è una bomba ad orologeria suddivisa in tre atti. Il primo, di preparazione, ci mostra le prove della generale e ci delinea perfettamente lo schema della farsaccia intitolata “Con niente addosso”. Questa presentazione del doppio binario attori della compagnia/personaggi della farsa, rende terribilmente comica la struttura distruttiva del secondo e terzo atto, (ovvero di quello che poi in Italia è il secondo tempo dello spettacolo).

Via Cesarea come Broadway a NYC o il West End a Londra, con lunghe repliche di spettacoli di successo? Dopo aver messo piede in quel del Teatro della Gioventù e aver preso atto dei progetti futuri della compagnia stabile The Kitchen Company, mi piace davvero pensarlo e confido che i progetti di Massimo Chiesa, direttore artistico del gruppo, e dei suoi giovani accoliti (una trentina di attori provenienti da tutta Italia) proseguano nel migliore dei modi, perché le premesse ci sono tutte: un ottimo spazio ristrutturato da pochi anni, un gruppo letteralmente spumeggiante, collaborazioni in fieri con architetti e scrittori.

Venerdì sera, 27 gennaio, ho assistito a una replica dello spettacolo Rumori fuori scena, dal noto testo di Michael Frayn del 1982, punteggiato dalle musiche dei Monty Python e portato al cinema anche da Peter Bogdanovich una ventina d'anni fa: vi confesso che ho trascorso due ore abbondanti in spanciata allegria.

La storia è nota e presto detta: a poche ore dalla prima di uno spettacolo brillante, uno scalcinato cast teatrale deve affrontare alcuni problemi che diventano via via più insormontabili con il trascorrere del tempo e delle repliche. Rumori fuori scena è ciò che ormai comunemente viene definito metateatro: in tre atti, il pubblico in sala assiste alle prove, alla messinscena e al dietro le quinte di un secondo spettacolo teatrale, venendo a conoscenza dei trucchi e delle magagne che si celano non solo dietro il sipario.

La verve degli attori della TKC è encomiabile: i tempi comici sono rispettati al nanosecondo, le interpretazioni sono incisive (nota di merito per Nicola Nicchi ed Eleonora D'Urso), i visi dei più sono maschere indubbiamente efficaci e, quel che conta maggiormente, i nove interpreti sanno offrirsi al pubblico in maniera totale, strappando risate viscerali, in un crescendo forsennato di trovate comiche, in bilico tra la commedia brillante e lo slapstick à la Buster Keaton. Consiglio vivamente e spassionatamente di godere di almeno una messa in scena di questo spettacolo, per sollazzare (e sollevare) l'animo quanto basta. Come se ciò non bastasse, aggiungo un carico da dieci: i prezzi sono ultra-popolari (8 Eu l'intero, 5 Eu il ridotto) e trovare parcheggio in zona è abbastanza semplice.

Lo spettacolo andrà in scena tutti i giorni (avete capito bene) fino al 4 marzo: avete ancora un mese abbondante di tempo, per inventarvi una scusa plausibile che giustifichi la vostra mancata presenza in sala, ma dubito che ne esistano di così valide tranne, forse, le sardine.

 
 
 
 
 
 
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