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Genova. Niccolò Contessa e I Cani. L'intervista al gruppo del momento

 
«Non parliamo di attualità, ma di vita vissuta». Dalla subcultura hipster al senso dei testi. E sul concerto di Genova dice: «È stato uno dei migliori»
 
   

     
Genova, 30 gennaio 2012
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di Francesco Li Noce
   

È il progetto musicale del momento, un lavoro discografico che vede protagonista il cantante Niccolò Contessa e la band (gli Ancien Régime) che lo accompagna durante il lunghissimo tour acclamato dai fan in seguito al sorprendente album d'esordio: parliamo de I cani, il side project romano che si è formato poco più di un anno fa durante le serate live al Circolo degli artisti di Roma. Rapidamente sono arrivati un evidente successo e un seguito di pubblico sempre più numeroso.

Nei testi, Contessa sembra voler mettere l'accento sul vuoto generazionale e su mode e sottoculture dell'ultimo periodo. Emblematico per esempio, il primo verso del brano più famoso, Velleità (I nati nell'89 hanno reflex digitali) perché abbinata alla forte passione che provano in molti, esiste nei ventenni - o forse più nelle ventenni - un rifugio nell'arte della fotografia, come se fosse la via più facile per essere considerati intellettuali. Contessa lo accenna, ne parla forse banalmente, ma affronta il discorso usando termini come macbook-pro, in auge in questi tempi.

Tornando ai live, I cani sono reduci dal concerto di venerdì scorso alla Claque di Genova. Della serata ho già scritto, ho scatenato qualche malumore, ma ribadisco la personale delusione nell'aver visto un'esibizione poco appassionata soprattutto se messa a confronto con l'affetto mostrato dal pubblico: un live molto distaccato, a parte il lancio finale del cantante verso le prime file, un po' fuori luogo.

Il locale però era quasi pieno, i biglietti disponibili online erano già esauriti a più di una settimana dall'evento, tanto che le biglietterie hanno dovuto inserirne di nuove. Nonostante le critiche, Niccolò è soddisfatto di com'è andata: «È stato uno dei migliori live che abbiamo fatto. Non ci aspettavamo tutta questa gente, la reazione del pubblico è stata molto calda».
Di certo a far piacere è anche la consapevolezza, più passa il tempo, che chi viene ai concerti conosce a memoria i loro brani: «Questo ci colpisce più di ogni altra cosa e ci fa capire che siamo sulla strada giusta».

Per quanto riguarda i testi e il fenomeno Hipster, Contessa non sembra dar loro molto peso, mostrando una certa coerenza: «Il fenomeno dell'hipsteria non è definibile, ha contorni molto sfumati. Oggi le sottoculture nascono e muoiono rapidamente e non è il caso di paragonarle a tendenze come per esempio il punk che hanno fatto storia. Nei miei testi – continua – non mi sembra di parlare di attualità, ma di vita vissuta. La vita vissuta di molti ragazzi della nostra generazione è piena di ansie generate dai social network che gli impongono di mettersi in mostra e gli dicono come vestirsi o come comportarsi».

A proposito di social network, per associazione d'idee viene subito in mente il web che condiziona le abitudini dei ragazzi, ma che ne facilita di certo la comunicazione, anche per quanto riguarda la musica. Forse è proprio questa la fortuna di Niccolò: «Youtube, così come Facebook, sono il primo contatto con un gruppo nuovo» E tutto questo può avere un ritorno dal punto di vista commerciale? «Il fatto che la musica venga diffusa in un modo o in un altro, anche sul web, non vuol dire che non ci siano le possibilità per un ritorno economico».

Contessa non ama parlare d'attualità, è ormai certo, ma in chiusura gli chiedo una battuta sull'oscuramento di megavideo: «Su questo in particolare sono poco informato e non mi sento di dire nulla. Quello che però ci tengo a dire è che una volta innescato il meccanismo, è difficile tornare indietro e impedire alla gente di scaricare o caricare video sul web. Se non megavideo ci sarà qualcos'altro».

 
 
 
 
 
 
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