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Oz on the road - finale
'Oz on the road' - scena d'insieme finale
 
             
 

'Oz on the road': un musical con arie d'opera

 
Da un'idea di Emanuele Conte un'originale riscrittura in musica, canto e parole della storia di L. Frank Baum. Bruno Coli compositore e direttore. Fino al 2 febbraio
 
   

     
Genova, 31 gennaio 2012
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mentelocale di
Laura
Santini
   
 
@ Teatro Carlo Felice
mercoledì 1 febbraio ore 20.30
giovedì 2 febbraio ore 10

Oz on the road
un’opera di confine (e non solo un'opera)
Da un’idea di Emanuele Conte (anche regista)
Libretto Fabrizio Gambineri
Direttore e Compositore Bruno Coli
Con i Solisti dell’ “Ensemble Opera Studio” Fondazione Teatro Carlo Felice e con Alberto Bergamini
Regista assistente Nicholas Brandon
Scene Paola Ratto
Costumi Guido Fiorato
Movimenti coreografici Claudia Monti
Orchestra e Coro di Voci bianche della Fondazione Teatro Carlo Felice
Fondazione Teatro Carlo Felice e Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse
Personaggi e Interpreti
Omino / Oz Alberto Bergamini
Dorothy Paola Santucci/Costanza Gallo
Zia Emma / Streghe Francesca Sartorato
Zio Henry Fabrizio Beggi
Spaventapasseri Biagio Pizzuti
Tom, fattore / Tin Manuel Pierattelli
Bill, stalliere / Lion Valdis Jansons

Oz on the road, con la regia di Emanuele Conte è ispirato al romanzo Il mago di Oz di Frank L. Baum scritto nel 1900 e nasce dall’idea del regista di contaminare la storia di Oz con l’epica dei romanzi anni ‘60 della Beat generation di Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William Burroughs. Anche in questa nuova versione, Dorothy vive nella sua tranquilla casa nel deserto del Kansas finché un tornado non la catapulta sulla mitica Route 66, sfondo indimenticabile delle avventure di On the Road. Inizia così un viaggio avventuroso con incontri bizzarri: l’Uomo di Latta in questa nuova versione ha le sembianze di un barbone che vive in una discarica e ha assemblato la propria corazza con quello che gli capitava tra le mani; il Leone Codardo è un bullo che non fa paura a nessuno, una sorta di amletico James Dean e, infine, lo Spaventapasseri è proprio uno spaventapasseri. Partendo da questo incipit il compositore Bruno Coli insieme al librettista Fabrizio Gambineri hanno realizzato una musica che tiene conto della contaminazione tra generi mescolando il musical alla musica classica con derive rock.

Gioco, stupore, curiosità tra musica, parole e, ancora, musica e canto. Oz on the road è un'allegra riivisitazione della bellissima storia di L. Frank Baum The Wonderful Wizard of Oz che Emanuele Conte (idea e regia), Bruno Coli (musica e direzione orchestra) e Fabrizio Gambineri (libretto) hanno portato sul palcoscenico del Teatro Carlo Felice insieme all'Orchestra del teatro d'opera genovese e agli interpreti dell'Ensemble Opera Studio, all'attore Alberto Bergamini (voce narrante e Mago Oz) e al Coro di Voci Bianche (diretto da Gino Tanasini) in una prima coproduzione tra Teatro della Tosse e Carlo Felice appunto.

Fin dall'ouverture, che si allinea su sonorità classiche, salvo poi scartare su pezzi di musica pop e progressive, quest'opera di confine (e non solo un'opera) come recita il sottotitolo è un invito all'ascolto e un'educazione al teatro d'opera e musicale. Senza pedanterie, ma a partire da un reale coinvolgimento, viene costruito - rispettando la traccia che ha Dorothy come protagonista - un graduale percorso musicale verso l'entusiasmante e complesso mondo della lirica (tra assoli, duetti, arie, e qualche variante lirica delle canzonette).

A sipario chiuso il narratore (Alberto Bergamini abile in-cantattore pieno di verve) entra in scena armato di genuina sorpresa di fronte al teatro stesso e all'orchestra e da lì parte un piccolo ma geniale gioco (quasi circense) tra lui e l'orchestra: ogni strumento, viene invitato a presentarsi-suonare (con un tocco di bastone, come fosse una bacchetta magica) e così vanno in scena brevi assolo, a cui lui risponde inscenando corrispondenti stati d'animo. Per primo parte il fagotto - sì, un po' come nell'introduzione di voci e personaggi nella celebre opera per l'infanzia Pierino e il lupo di Sergej Prokof'ev - poi tocca alle percussioni, quindi all'arpa e al violino (che intraprende una traccia di Romeo e Giulietta, opera di cui Bruno Coli ha riscritto recentemente le musiche per una nuova produzione di teatro musicale in 3D Live che debutterà a Ferrara il 17 febbraio).

Da un classico c'era una volta... non troppo convinto ("C'era una volta una bambina... no, c'era una volta una ragazza... anzi no, c'era una volta una casetta... no no no. C'era... c'era..."), alla fine si parte con l'apertura del sipario e lo svelamento di Dorothy (la soprano Costanza Gallo) con la sua casetta nel deserto del Kansas negli Stati Uniti. E mentre il narratore-in-cantattore della storia gioca un po' con il racconto (in modo clownesco, ma convincente), per esempio soffermandosi sulla definizione di tornado "sono due venti che incontrandosi fanno quaranta, ma no dai scherzavo...", Dorothy finisce catapultata in proscenio con la sua casetta finita proprio sulla strega dell'Est e una gran festa in cui la coinvolge la strega dell'Ovest (la mezzosoprano Francesca Sartorato). 

A grandi linee si ritrovano i punti principali della trama di Oz, compresi lo Spaventapasseri (il baritono Biagio Pizzuti), l'Omino di Latta Tin (il tenore Manuel Pierattelli) e il Leone (il baritono Valdis Jansons), salvo che questi ultimi sono prodotti di un tempo molto più contemporaneo: un barbone vestito di residui di latta il primo e un bullo anni '60 il secondo. Tutti come in Oz sono alla ricerca di qualcosa: Dorothy di tornare a casa, lo Spaventapasseri di un cervello per ragionare e ideare; un cuore per l'omino di latta, ormai disincantato e solo; e il coraggio per il leone con pick-up rosso ma troppa paura per affrontare qualsiasi difficoltà. Scene (coloratissime di Paola Ratto), costumi (come sempre molto originali per tessuti, forme e colori di Guido Fiorato) e testo raccontano del viaggio nel tempo di Dorothy proiettata negli anni '60, anche se poi della Route 66, della Beat Generation e di tutto quello che ha significato l'on the road non resta poi molto, anzi si perde l'occasione per indagare potenziali punti di contatto tra la storia di Baum e il movimento Beat, tra emancipazione e spirito rivoluzionario e poetico.

Gli interpreti lirici dell'Ensemble Opera Studio del Teatro Carlo Felice danno bella prova delle loro doti nello stare in scena oltreché canore (peccato per i tanti, troppi, imprevisti tecnici che hanno impoverito qua e là proprio l'aspetto sonoro, a discapito dell'impegno degli interpreti). Il lavoro registico di Emanuele Conte regge bene i diversi piani dello spettacolo, e nell'organizzazione di uscite, entrate e spazi per il movimento nelle scene di gruppo che si affollano con un tenerissimo e preparato Coro di Voci Bianche.

Un esperimento ben riuscito che senz'altro ha il merito di coniugare le arti e rompere le tante barriere e snobberie, sposando un teatro musicale che aspira a un meticciato alto e artisticamente ricco, in Europa già popolare da tempo, qui da noi meno praticato. Certo, date le premesse e i risultati incoraggianti, si potrebbe osare di più volendo, no? Il pubblico dai -2 agli anta era entusiasta - qualcosa vorrà dire.

 
 
 
 
 
Teatro Carlo Felice
Passo Eugenio Montale, 4 - 16122 GENOVA
Genova - GE
010 53811
info@carlofelice.it
www.carlofelice.it
Posti a sedere: 2005; La biglietteria č all'interno della Galleria Cardinal Siri n°6 - 16121 Genova
martedě-sabato ore 11- 18; domenica di spettacolo ore 13-16; domenica di spettacolo serale ore 18-21.
tel 010 589329 - 591697; fax 010 5381335
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Aggiornato il 07/06/10

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