Nelle ultime tre partite il Genoa ha battuto in casa Udinese, Napoli e Lazio, tre grandi di questo campionato, con lo stesso identico risultato: 3 a 2. Il dodicesimo giocatore è un pittoresco ed eccentrico genovese e genoano, Michele Capozzi, esploratore urbano, pornologo, regista di culto, amico di molti e anche di noi di mentelocale.it.
Trascinato dall'amico Paolo Cecchi, è ritornato dopo tanti anni in gradinata Nord, numero 107, fila 42, e ha portato fortuna al suo amato Genoa. Dopo la prima partita con l'Udinese, il rituale con Napoli e Lazio è stato ripetuto: passaggio in macchina, parcheggio nel solito posto, arrivo in gradinata passando dai distinti. Stesse belle vittorie, con un po' di ansia nei finali.
A parte la vita inusuale - vive in barca sull'Hudson River a New York da 33 anni - conosce tutto il gotha del porno internazionale, padroneggia gli anfratti della Grande Mela e ha realizzato due docu-cult-film, TV Transvestite (1982) e Pornology New York (2005). Il suo grande orgoglio è di essere fondatore nel 1991 del Genoa Club New York, e la sua emozione più bella è essere andato vestito di rossoblu all'Anfield Road, quando il Genoa batté il Liverpool. Testimoni attendibili lo ricordano bene.
Michele si trova nella sua città natale per una sfida bellissima. Sta lavorando alla pre-produzione di un film sul centro storico, gli amati caruggi dove lui bazzicava alla fine degli anni Sessanta mentre studiava Giurisprudenza e Scienze Sociali. Titolo di lavorazione: Il bollezzumme del Capozzi: «A ottobre mi aggiravo dalla Maddalena a San Bernardo, fino a via Pré. Gli occhi in su a individuare il cielo, entrare in negozi gestiti da persone che di solito vedo nel South Bronx o ad Harlem, respirare un'aria che mi ricorda le avventure più belle vissute nella Grande Mela, sentire il centro storico attorno al porto come una pedestrian New York. Ho scritto un progetto, ho trovato un finanziatore entusiasta, ho cercato un posto dove abitare, e tre mesi dopo posso annunciare di essere in piena immersione sociale nel ventre di Genova. In più, ciliegina sulla torta, vado in gradinata e il Genoa batte tre grandi di fila, con belle partite.
Un piccolissimo neo: ho perso un cappello nero con falde piccole, con lo stemmino del Genoa sul lato destro. Regalo della sorella americana Veronica Vera, un oggetto che mi serve per il mio film perché è un un trade mark del mio personaggio nelle ricerche sul campo. Un oggetto obbligato di scena. L' ho perso nei meandri dell'Ospedale Galliera lo scorso 16 gennaio, giorno in cui è nato nel reparto maternità Gabriele, l' ultimo e, da quel giorno unico, vero, capozzino. Mio bis-nipote o pro-nipote.
Cari amici lettori, mi aiutate a trovarlo, il mio cappellino? Grazie! Genoani o Doriani, se lo vedete in giro, lo portate in redazione, a mentelocale (piazza Matteotti 5, Palazzo Ducale, Cortile Minore, piano ammezzato)?».