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Genova. Amici della bicicletta, il racconto vincitore |
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| Un concorso dedicato al ciclismo urbano a cura degli Amici della bicicletta. Prima classificata Laura Elena Benini. Tra rapporti del cambio e umani |
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Quando abbiamo saputo che Laura Elena Benini era la vincitrice del concorso Come ti racconto la bici, qui a mentelocale.it abbiamo fatto festa.
Elena fa parte del nostro staff: lavora nel settore marketing da gennaio 2012, ma ha partecipato al concorso a fine 2011, in tempi assolutamente non sospetti. Alcuni giorni fa è stata lei stessa a comunicarci la bella notizia, felice come non mai.
Prima la gioia, poi l'imbarazzo: gli Amici della bicicletta sono nostri amici da sempre, e ci hanno chiesto di pubblicare i racconti vincitori sulle nostre pagine per dare visibilità a questo concorso dedicato al ciclisimo urbano.
Loro non avevano idea che Elena lavorasse a mentelocale, ma qualcuno potrebbe comunque pensare a una raccomandazione. E invece no. Qui in redazione questa parola - raccomandazione - proprio non la conosciamo.
Volete un esempio? Tutti noi siamo entrati a far parte del mondo di mentelocale esclusivamente per merito, o magari grazie alla buona intuizione di chi ci ha scelti. E scusate se ce ne vantiamo, ma in Italia spesso le cose funzionano diversamente.
E allora, ancora di più, brava Elena: un premio meritatissimo. Leggete qui sotto il suo racconto. |
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Bicicletta è…
Bicicletta è strada in salita e fiato corto sul rapporto lungo dell’Atala rosa dei miei otto anni, all’inseguimento del cane che, scodinzolando in barba all’afa di quel pomeriggio torrido di mezza estate, mi distacca trotterellando di almeno tre lunghezze e punta implacabile al traguardo immaginario che io sistematicamente posticipo, fino alla sua prossima pipì e alla mia inevitabile vittoria.
Bicicletta è, anche, giù a rotta di collo per via Piave tirando il rapportone della mountain bike gialla nuova di pacca (regalo per la promozione in seconda media), aggredendo a pedalate furiose la discesa quasi fosse una salita, con gli occhi a fessura e i pensieri al vento, dimentica della ghiaietta a profusione poco prima della curva, tra la cabina telefonica e i bidoni della spazzatura, ma non dei due inseguitori alle spalle che mi gridano: «Attenta!», che tanto non mi fermeranno mai… Loro.
La ghiaietta invece sì: la strada si fa burro sciolto sotto le ruote e mentre tento invano di evitare i bidoni della spazzatura penso che, alla fine, non mi volevano mica fregare tutto sommato.
Bicicletta è anche Andrea, occhi verdi e polpacci grossi che un bel giorno mi chiese se volevo un passaggio e riflettei che star seduti sulla canna era parecchio scomodo, ma che un sacrificio per lui si poteva anche fare e quando a metà strada mi domandò: «Stai comoda?» e io risposi: «Mai stata meglio», non immaginavo che sarebbe stato così anche quindici anni dopo.
Bicicletta è un sacco di cose e alle volte mi capita di pedalare restando ferma ed è la strada a scorrermi sotto le ruote, come se fosse un enorme tapis roulant che si trascina dietro palazzi, vetrine, alberi e persone. Il mondo mi viene incontro e sono i miei muscoli a muoverlo: gigantesco pignone di quella giostra panoramica che è il tempo.
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