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Bicicletta muro
 

Genova. Amici della bicicletta, il racconto secondo classificato

 
Un concorso dedicato al ciclismo urbano. Secondo posto per Marco Adezati. Che nel racconto 'L'ultima' parla delle bici della sua vita
 
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Genova, 8 febbraio 2012
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di Marco Adezati
   
 
Sabato 4 febbraio alla Biblioteca Berio c'è stata la premiazione del concorso di microlettura Come ti racconto la bici, in collaborazione con la rivista per ragazzi Andersen.

Il concorso è promosso in collaborazione con l'associazione Amici della Bicicletta di Genova e premia i primi tre elaborati. La rivista dei libri per ragazzi Andersen premia, inoltre, con libri omaggio tutti i bambini che hanno partecipato al concorso. I molti elaborati giunti alla giuria hanno rappresentato il variegato mondo dei ciclisti e trasmesso al lettore entusiamo nei confronti di questo mezzo di trasporto.

Il Circolo Amici della bicicletta è costantemente impegnato nella promozione del ciclismo urbano con iniziative ed eventi rivolti a sensibilizzare il cittadino all’uso della bici. Gli appuntamenti principali di quest’anno sono: domenica 13 maggio la Giornata nazionale della bicicletta e Bimbimbici; da domenica 16 a sabato 22 settembre la Settimana della mobilità sostenibile; e sempre domenica 22 settembre, l'iniziativa Chi sceglie la bici merita un premio.

L’ultima

Se mi impegnassi a fondo, anche se i capelli in testa sono ormai bianchi, potrei forse fare una specie di ordine nella mia vita, sistemare le mie vecchie foto, dal bianco e nero alle diapositive, ai file da rinominare tutti. E anche certi oggetti che mi hanno segnato, che si accompagnano a tracce, ad amori passati, a profumi, a cicatrici. Ma sistemare le mie biciclette, dalla prima fino a quella che voglio comprarmi, prima che mi venga la prostata, non dovrebbe costarmi né troppa fatica, né eccessi di malinconia. Ripescarle, metterle in fila in un’immaginaria esposizione, qualche riferimento storico, qualche nota tecnica, qui sì che ci potrei arrivare, nonostante la mia potente capacità di dimenticarmi di tutto, nonostante la mia pigrizia e nonostante la mia stanchezza.

La prima bici, d’argento, manopole rosse e freni appuntiti, all’altezza dei lividi sulle cosce lasciate scoperte dai calzoncini; passata ai fratelli più piccoli, con qualche resistenza, rimontandoci le rotelle. Una vecchia bici già appartenuta a mia madre, tenuta in solaio, tenuta da conto per anni, pesante com’era, sella in cuoio, portapacchi a molla anche sul manubrio, finita poi arrugginita, svilita, demolita da figli ingrati. Una bici pieghevole, lasciata incautamente incustodita sul ciglio di un prato, e da lì sparita, volatilizzata, assunta in cielo. Una bici per girare sotto i portici di Padova, pagata due lire, giri clandestini di studenti senza quattrini. Un Rampichino, Dio l’abbia in gloria, per tuffarsi nel Trebbia, per fare gli stupidi. Una bici normalissima, con un carrellino per l’ultima figlia, lungo un Danubio color caffelatte. L’ultima, ancora da comprare - non so - me la figuro appena; ma di certo - si sa - non c’è nulla. Tranne qualcosa: che io in cielo voglio andarci con quella.

 
 
 
 
 
 
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