Mancano solo
quattro giorni alle primarie del centrosinistra di domenica 12 febbraio,
quando i cittadini sceglieranno chi sarà il loro rappresentante per il Partito
Democratico, tra Marta Vincenzi, Roberta Pinotti, Marco Doria,
Andrea Sassano e Angela Burlando.
In attesa di
scoprire chi risulterà vincitore, dopo il dialogo a tre tra Laura Guglielmi,
direttora di mentelocale.it, Marco Doria e Bruno Morchio, abbiamo
incontrato Roberta Pinotti, senatrice Pd, in politica dagli anni ’90 ed Emilia
Marasco, scrittrice e docente di Storia dell'Arte Contemporanea presso l’Accademia
Ligustica di Belle Arti, istituzione che ha anche diretto dal 2002 al 2010.
Laura
Guglielmi: «Emilia,
perché sostieni Roberta Pinotti?»
Emilia
Marasco: «Ci sono molte
ragioni, da quelle personali a quelle più prettamente politiche. Ho conosciuto
Roberta quando era una giovane assessora in provincia e io ero docente
all’Accademia. In quell’occasione ho potuto constatare quanto si sia impegnata
e non abbia mai fatto mancare la sua attenzione. Penso che questo sia molto
importante per l’amministratore di una città, perché quello che fai con un
singolo cittadino è la cifra che si spera venga poi usata con tutti. Un altro
motivo che mi spinge a sostenere Roberta è che, pur sentendo un desiderio di
cambiamento, non voglio assolutamente rinunciare ad avere un sindaco donna.
Inoltre, a livello politico, Roberta ha fatto un percorso molto importante,
ricoprendo molti ruoli e molti incarichi e ritengo che abbia tante cose da
mettere a disposizione per la città».
Laura
Guglielmi: «Roberta
Pinotti: l’ultimo romanzo di Emilia Marasco ruota intorno alla festa dei
cinquant’anni della protagonista. Tu li hai appena compiuti e hai festeggiato
pubblicamente, senza nascondere questa data importante, in un paese in cui si
sa quanto l’invecchiamento di una donna possa pesare, a causa dell’immaginario
che si è creato negli ultimi vent’anni. Così non è nel Nord Europa. Cosa ha
voluto dire per te compiere cinquant’anni? È cambiato qualcosa, senti di essere
più carismatica?»
Roberta
Pinotti: «In realtà
avrei voluto festeggiare i quarant’anni, ma era da poco nata mia figlia e in
più ero appena stata eletta in parlamento, per cui alla fine ho deciso di
festeggiare i cinquanta. L’idea è stata quella di recuperare i tanti e diversi
pezzi della mia vita: gli ex alunni, gli scout, i compagni di scuola, etc., in
modo da fare una sorta di amarcord. Mi è piaciuto rivedere il passato,
non con rimpianto, ma con uno sguardo verso il
futuro.
Con l’arrivo dei cinquanta, ho trovato una maggiore serenità: prima non
riuscivo a vivere il momento, ero sempre proiettata verso quello che dovevo
fare, mentre adesso, anche con una vita concitata come quella della campagna
elettorale e dell’attività in senato, non ho perso il piacere delle piccole
cose che si possono gustare, da una cena a una conversazione. Anche se continuo
a correre, sia per fare il sindaco, sia letteralmente quando faccio le
maratone, riesco a godermi di più i momenti belli offerti dalla vita».
Laura
Guglielmi: «Penso che
non sia un atteggiamento che hanno tutte le cinquantenni, ma solo di chi è
soddisfatto del proprio percorso»
Roberta
Pinotti: «Sì,
indubbiamente riguarda le donne che vivono condizioni privilegiate e io mi
ritengo fortunata, soprattutto perché faccio un lavoro che mi piace».
Laura
Guglielmi: «Emilia,
probabilmente le donne della generazione nata alla fine degli anni ’50 e negli
anni ’60 saranno le prime ad entrare in politica in gran numero. Pensi che nei
prossimi dieci, quindici anni potremmo avere la prima donna premier?»
Emilia
Marasco: «Sì, condivido
questo pensiero. Credo che la nostra sia una generazione che fa da tessuto
connettivo tra generazioni differenti, riuscendo a dialogare sia con chi ci ha
preceduto, sia con i più giovani. Trovo che questa sia una caratteristica
comune ai cinquantenni di oggi e particolarmente alle donne e penso che sia un
grande elemento di forza».
Laura
Guglielmi: «La politica
di mentelocale.it è stata quella di chiamare fin dall’inizio Marta Vincenzi ‘la
sindaca’. Roberta Pinotti, se diventassi ‘sindaco’, ti faresti chiamare ‘il
sindaco’, ‘la sindaco’ o ‘la sindaca’?»
Roberta
Pinotti: «Il sindaco»
Laura
Guglielmi: «Perché?»
Roberta
Pinotti: «‘La sindaco’
proprio non mi piace, preferisco essere ‘il sindaco’ donna. Mi ricordo un
articolo di Vittorio Coletti, professore di Storia della Lingua Italiana, che
aveva fatto notare come nel manifesto elettorale di Marta Vincenzi con il
termine ‘la sindaco’ si tentasse di stravolgere la lingua per dare una
forzatura politica. Sarà che è stato mio professore e che questo mi ha
influenzato, però anche per rispetto alla lingua italiana, preferisco optare
per ‘il sindaco’».
Laura Guglielmi: «Tuttavia è anche vero che è
principalmente nei mestieri più umili che esistono il maschile e il femminile:
per esempio, l’operaia, l’operaio, il maestro, la maestra, l’infermiere,
l’infermiera, mentre il sindaco o il ministro sono più difficilmente
declinabili al femminile. Per questo abbiamo scelto di scrivere ‘la sindaca’».
Roberta Pinotti: «Al termine ‘la sindaca’ non ci avevo
mai pensato, ma prometto che ci ragionerò».
Laura Guglielmi: «Se Bruno Morchio ha detto che tra i
tanti motivi per cui sostiene Doria c’è il fatto che dopo aver preso Milano non
si può rischiare di perdere Genova, tu, Emilia, hai detto, invece, che scegli
Roberta perché ti dispiacerebbe che non ci fosse nuovamente una donna sindaca a
Genova. Perché allora non appoggi Marta Vincenzi? Cos’ha sbagliato in questi
anni a capo della città?»
Emilia Marasco: «Rispondo da cittadina. Non ho mai
apprezzato il modo in cui Vincenzi ha comunicato durante tutto il suo mandato.
Non entro nel merito della questione alluvione, ma tutta la comunicazione che
ne è seguita, come il modo di rapportarsi ai cittadini, ritenendoli quasi
responsabili dei pericoli che avevano corso, non lo trovo corretto. Voglio
avere un sindaco che sappia comunicare, che sappia essere empatico e sobrio.
Inoltre, mi sembra che Vincenzi non abbia sempre avuto un ottimo rapporto con
il partito. Ci sono stati momenti di mancato collegamento, eccessi di autonomia
e di cattiva comunicazione. Il mio sostenere Roberta Pinotti, però, non è
contro Marta Vincenzi, sostengo Roberta Pinotti perché ora c’è Roberta Pinotti
e spero che con lei si apra una nuova stagione».
Laura Guglielmi: «Roberta Pinotti, perché i cittadini
genovesi che votano alle primarie dovrebbero votare te e non Marco Doria o
Marta Vincenzi, parlando dei tre candidati piazzati meglio nei sondaggi sul
web?»
Roberta Pinotti: «Non esiste il sindaco perfetto, non è
che si può decidere a priori di fare il sindaco. Esistono, però, un contesto e
una realtà che in certi frangenti richiedono determinate caratteristiche. Il
motivo per cui mi sono candidata è che ho capito che in questo momento in
politica c’è bisogno di credibilità e concretezza, di qualcuno che abbia il
coraggio di fare scelte che da troppo tempo trasciniamo e credo di avere questi
requisiti. Penso di poter essere il sindaco giusto per Genova adesso, in questo
momento, per mettere in moto meccanismi nuovi e tirar fuori energie positive.
Inoltre, credo che l’esperienza nazionale e i tanti contatti che ho acquisito
in questi anni possano aiutare la città, basti pensare che quando chiamo
Napolitano, dopo cinque minuti mi richiama subito. In più, quando si fa
politica a livello nazionale, si viene messi al centro di una serie di
informazioni importantissime, che messe in relazione possono portare a nuove
soluzioni. Un esempio è quello di Alcaltel, la cui sede genovese stava per
essere chiusa, ma sono riuscita a salvarla mettendola in contatto con la
Softeco».
Laura
Guglielmi: «Seguendo la
logica di Pisapia, nello scegliere la giunta staresti attenta a chiamare al governo
della città almeno metà donne?»
Roberta
Pinotti: «Nella mia
ipotesi di squadra ho già in mente diverse donne. Però non credo che userò il
misurino del 50 e 50, anche se mi piacerebbe avere un buon numero di donne in
giunta».
Laura
Guglielmi: «I romanzi di
Emilia sono molto attenti alla multietnicità. Roberta Pinotti sei d’accordo con
la moschea? Quali sono secondo te le urgenze in città per quanto riguarda i
nuovi cittadini?»
Roberta
Pinotti: «Non ho alcun
dubbio che il luogo di culto ci debba essere e che la comunità musulmana lo
stia aspettando da troppo tempo. Ma ho qualche incertezza rispetto alla scelta
di collocare la moschea al Lagaccio, perché sembra quasi di volerla mettere in
un luogo ‘nascosto’. Storicamente la moschea è sempre stata nel retro porto ed
è lì che, a mio parere, dovrebbe stare. Per quanto riguarda i nuovi cittadini,
penso che i bambini e dei ragazzi nati o arrivati a Genova, con i loro sogni
nel cassetto e la loro voglia di futuro, siano una grande ricchezza per la
città e l’integrazione più forte avviene proprio investendo sulle aspettative
dei giovani».
Laura
Guglielmi: «Molti
osservatori dicono che ormai i programmi della sinistra non sono molto diversi
da quelli della destra. Roberta Pinotti, se vincessi le primarie e dovessi
trovarti come avversario, ad esempio, Enrico Musso, quali sarebbero le
principali differenze tra voi due?»
Roberta
Pinotti: «Sinceramente,
ancora non ho capito bene le idee di Enrico Musso, che in questi anni è stato
piuttosto ‘mobile’. Se parliamo dei parcheggi di interscambio o
dell’incentivare l’utilizzo della bicicletta, non credo che ci siano
sostanziali differenze tra destra e sinistra.
La dicotomia sostanziale è l’idea di uguaglianza: gli amministratori di
sinistra hanno il compito di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono alle
persone di avere le stesse opportunità. A destra non c’è questa stessa
sensibilità. Credo che Musso abbia un’idea più liberale, dando maggior valore
alla competizione e al merito individuale. Certo, il merito è sicuramente
importante, ma ci devono essere le stesse pari opportunità di partenza per
tutti».
Laura
Guglielmi: «Nell’ultimo
romanzo di Emilia Marasco si parla di una famiglia allargata in cui vari
componenti riescono a convivere sereni, pur nelle mille contraddizioni. Una
famiglia simile a quella di Emilia. Roberta Pinotti, qual è il tuo ideale di
famiglia?»
Roberta
Pinotti: «Non esiste un
ideale di famiglia e non sta alla politica determinare quale sia la famiglia
perfetta. Compito dell’amministrazione è quello di dare a ciascuno gli stessi
strumenti, che garantiscano gli stessi diritti, qualsiasi siano le scelte e i
percorsi fatti nella propria vita».
Laura
Guglielmi: «Emilia, qual
è la prima cosa che consiglieresti a Roberta se diventasse sindaca?»
Emilia Marasco: «Le consiglierei di essere certa di
avere una macchina che funziona».
Laura
Guglielmi: «Parli della
giunta o dei dipendenti comunali?»
Emilia
Marasco: «Di entrambi.
Vorrei che fosse certa di avere a fianco persone giuste, al posto giusto e con
le competenze giuste».
Laura
Guglielmi:
«Mentelocale.it è chiaramente molto interessato al web, ai giovani e al
digitale. In molti su Facebook e su internet in generale si sono lamentati
della gestione della Città Digitale»
Roberta
Pinotti: «Voglio
assicurare che sono una persona molto normale e che faccio cose chiare a tutti.
Se qualcuno andrà a ricoprire un ruolo, avrà sicuramente le competenze per
ricoprirlo. Di certo non metterò uno psichiatra a dirigere la Città Digitale,
con l’importanza che il web riveste non solo per l’informazione, ma anche per
il turismo e per l’economia»
Laura
Guglielmi: «Per quello
che c’è da fare in città, secondo te i dipendenti comunali sono troppi?»
Roberta
Pinotti: «Non si può
dire se sono troppi o troppo pochi, sarebbe necessaria un’analisi specifica, la
questione è fare funzionare questa macchina composta da 6300 persone. Penso che
sia necessario ritrovare il rispetto per la funzione del dipendente pubblico,
troppo spesso più che fannullone, demotivato».
Laura
Guglielmi: «Emilia, per
fare il sindaco bisogna conoscere la città. Secondo te, quanto Roberta Pinotti
conosce Genova?»
Emilia
Marasco: «Penso che
proprio perché è una persona che ha sempre avuto un’attenzione particolare per
Genova, la conosca abbastanza bene, altrimenti non si sarebbe neanche
candidata. Certamente avere una conoscenza non solo comunale, ma anche
complessiva è importante proprio per trovare risorse nascoste».
Laura
Guglielmi: «Molte città
europee danno particolare attenzione all’arte contemporanea, anche nei loro
arredi urbani. Emilia è stata anche direttrice dell’Accademia di Belle Arti e
conosce bene le problematiche di Genova in questo settore. Qual è il rapporto
di Roberta Pinotti con l’arte contemporanea. Cosa faresti in questo ambito se
diventassi sindaca?»
Roberta
Pinotti: «Nonostante gli
sforzi e la buona volontà di chi ci ha lavorato, penso che questo settore sia un po’ abbandonato e separato dalla
città. Recentemente ho incontrato gruppi di giovani che si stanno muovendo con
progetti e iniziative e penso che dovremmo ripartire proprio dalle loro
proposte».
Emilia
Marasco: «Per rilanciare
il settore, Genova dovrebbe entrare in due circuiti, da un lato quello dei
giovani artisti in Europa e dall’altro quello dell’arte contemporanea come
segno della città, cercando di sondare lo stato delle gallerie e capire cosa
fare del museo di Villa Croce, che in una città come la nostra non può mancare
o essere carente. Bisogna ricordarsi che l’arte contemporanea è anche un
mercato, ha dei collezionisti e quindi è necessario studiare il modo in cui
Genova può entrare in questo mercato, promuovendo anche l’attività di giovani
artisti e ospitando workshop, mostre e allestimenti».
Roberta
Pinotti: «Sì, ma tutto
questo va relazionato al movimento giovanile, affinché quello che si crea abbia
un fulcro e non rimanga una cattedrale nel deserto. In tempi di crisi non si
possono sprecare risorse, devo immaginare che anche i musei come Villa Croce
diventino un luogo produttivo. La cosa difficile è capire come».
Laura
Guglielmi: «I nostri
lettori hanno soprattutto un’età compresa tra i 25 e i 45 anni. Roberta Pinotti, che cosa
diresti a chi vorrebbe rimanere a Genova e a chi vorrebbe venire a stare qui?
Cosa fare per trattenerli o farli arrivare?»
Roberta
Pinotti: «La risposta è
nel lavoro, che è un nodo fondamentale. Da una parte è necessario cercare di
tenere quello che già c’è e dall’altra capire come sviluppare nuove
opportunità. Per esempio bisognerebbe puntare maggiormente sul Porto e
sull’economia marittima, senza dimenticare il parco scientifico degli Erzelli e
il settore dell’hi-tech. Però sono processi che non possono essere lasciati a
se stessi. Si deve fare un’operazione di marketing strategico della città per
lo sviluppo economico, decidere su quali filoni investire e concentrarsi su
quelli, andando a cercare risorse all’esterno e invogliandole a finanziare i
nostri progetti».
Laura
Guglielmi: «Roberta
Pinotti, una domanda a Emilia. Emilia una domanda a Roberta»
Roberta
Pinotti: «Emilia, mi
darai una mano?»
Emila Marasco: «Per quello che so e che posso, sì».
Emilia
Marasco: «Qual è la
prima cosa che vorresti fare se diventassi sindaca?»
Roberta
Pinotti: «La prima in
assoluto? La pulizia dei rivi».