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Caro Sportello del Consumatore,
due mesi fa mi sono imbattuto in un sito internet che permetteva di
scaricare gratuitamente alcuni programmi per computer. Dopo due
settimane è arrivata una e-mail che mi chiedeva 96 euro di abbonamento
annuo al servizio. Pensavo si trattasse di uno scherzo di cattivo gusto. Invece
a Natale mi è arrivata una lettera di sollecito di pagamento con minaccia di
azioni giudiziali di recupero del credito. Non mi sono mai accorto di aver
stipulato un abbonamento e ritengo di essere nel giusto. Come mi devo
comportare?
Osvaldo
Caro Osvaldo,
il suo caso rispecchia quanto accaduto ad altre migliaia di utenti, le cui
segnalazioni hanno portato l’Autorità Antitrust a sanzionare, con una
multa di 1,5 milioni di Eu, il gestore di un noto sito di servizi ai
consumatori. In sintesi, accadeva che gli utenti, alla ricerca di un modo per
scaricare gratuitamente software per il computer, entravano in quel sito
dove venivano richiesti alcuni dati personali per registrarsi e poter
così usufruire dei servizi desiderati (una pratica comunemente adottata da
molti siti che offrono servizi gratuiti).
Ciò che non era chiaro, inducendo così migliaia di persone in errore,
era il fatto che attraverso questa registrazione veniva sottoscritto un
contratto di abbonamento al sito del costo annuo di 96 Eu. La
scoperta avveniva solo quando gli utenti venivano raggiunti, via mail o per
posta, dalle ripetute e continue richieste di pagamento da parte del
gestore del sito. I solleciti di pagamento, che minacciavano anche azioni legali
nel caso di insolvenza, venivano inoltre recapitati solo dopo i 10 giorni dalla
sottoscrizione dell’abbonamento entro cui i consumatori avrebbero potuto
esercitare il diritto di recesso (o addirittura opponendosi ad esso nei
casi in cui i consumatori più accorti lo avevano effettivamente azionato).
Le condotte del gestore del sito sono state giudicate illecite da parte
dell’Antitrust che, con un provvedimento, ha condannato la società
al pagamento di una pesante sanzione. Il provvedimento dell’Autorità afferma
infatti che la pratica commerciale adottata era scorretta, sia per la scarsa
chiarezza sull’onerosità del servizio offerto, sia per l’aggressività delle
minacciose richieste di pagamento.
Venendo in fine alla sua domanda, consigliamo a lei, e agli altri
consumatori nella stessa situazione, di non rispondere ai solleciti e di
non pagare quanto richiesto.