Al Carmine, dove abito io, ci sono dei negozi meritori. Il primo è il bar di Marika, tipiedo rifugio odoroso di caffè, nel quale è possibile lasciare in deposito un mazzo di chiavi, far due chiacchiere, informarsi sui fatti della zona - alcuni giorni fa hanno dovuto togliere i ghiaccioli dalla grondaia della canonica, per esempio - e anche mangiare un piatto caldo.
Il secondo è il forno Le Bontà del Grano, che fa la focaccia fumante di continuo, e ci si può fermare due minuti - di più, se i ragazzi del liceo Colombo sono appena usciti da scuola e fanno la fila per una merenda istantanea - inspirando e espirando magnifici profumi.
Il terzo è la tabaccheria/ricevitoria del lotto, che dà riparo a parecchi picchiatelli in questi giorni freddi. I proprietari non fanno caso se un ometto intirizzito e con una stampella non fa acquisti e se ne sta impalato in un angolo, tirando il fiato. A me piacerebbe starmene in casa a letto, a leggere e guardare vecchi film, ma non posso perché il cane Stella ha un quarto di lupo italiano nella sua genealogia e quindi le piacciono la neve, il vento e le temperature artiche. Mi sveglia all'alba già piena di entusiasmo, e a forza di mugolii e movimenti frenetici della coda mi costringe a scendere per la strada. Ho il capotto, una mantellina di pelliccia ecologica, la sciarpa e il cappello, nemmeno gli amici mi riconoscono. Lei, invece, viene salutata da tutti. Perfetti sconosciuti si fermano, la accarezzano, e mormorano paroline dolci al suo indirizzo. Dove si sono visti proprio non so, e soprattutto: esce senza di me? Ha una doppia vita? Ci sono anche persone che salutano lei e non me: Ciao Stella! Beata te che hai la pelliccia!
Stamattina ho deciso che, freddo per freddo, saremmo andate a mettere l'antigelo nella mia macchina, abbandonata in un parcheggio da quindici giorni. Il cane Stella era felicissima di questo percorso medio-lungo, non ne può più dei cinque minuti che le concedo, lei vorrebbe come minimo marciare nella steppa per qualche chilometro. Io me la godevo molto meno.
Arrivate al parcheggio, mi sono resa conto che non sapevo mettere l'antigelo. Guardavo dentro il cofano, desolata. Il naso mi gocciolava. Si è avvicinato un signore intabarrato. Serve aiuto? ha chiesto. E prontamente ha trovato il posto giusto per il liquido, ha svitato il tappo, ha versato, ha richiuso. Grazie, ho detto io. Ma figurati, ha risposto lui, per una cliente questo e altro. Perché, ci conosciamo? ho domandato. Sì, ha detto lui, sei quella signora che viene sempre di corsa a comprare la verdura al supermercato di via Lomellini cinque minuti prima dell'orario di chiusura, e io qualche volta lavoro lì. Però non ti avevo riconosciuta, poi ho visto il cane buffo, solo per questo ho capito che eri tu.