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Marta Vincenzi e Luca Borzani
Da Sinistra, Luca Borzani, Marta Vincenzi, Laura Guglielmi e, di spalle, Chiara Pieri
 
             
 

Elezioni Primarie 2012. Marta Vincenzi: «Genova ha bisogno di continuità»

 
Il dialogo con Luca Borzani, presidente della Fondazione Cultura di Palazzo Ducale e Laura Guglielmi. Tra musei, parchi storici, mostre e teatri
 
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Genova, 10 febbraio 2012
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di
Chiara
Pieri
   
 
Marta Vincenzi è nata a Genova e in città ha sempre vissuto nella delegazione di Rivarolo. Laureata in Storia e Filosofia ha insegnato in Sardegna e poi nel capoluogo ligure, dove ha esercitato successivamente il ruolo di dirigente scolastico di scuola media superiore. Dopo l’adesione al Partito comunista italiano nel 1974, diventa assessore al Comune di Genova dal 1990 e presidente della Provincia per due mandati, dal 1993 al 2002. Ha fatto parte della direzione nazionale dei Democratici di sinistra. E’ tra i fondatori dell’Ulivo e successivamente del Partito Democratico. È stata eletta nel 2004 al Parlamento Europeo. Nel febbraio del 2007 ha partecipato alle primarie del centro-sinistra per la candidatura dell’Ulivo alla carica di Sindaco di Genova, ottenendo il 60% delle indicazioni degli elettori del centro-sinistra che hanno partecipato alla consultazione. È stata eletta successivamente prima cittadina di Genova nelle elezioni amministrative del 27-28 maggio 2007, con il 51,2% dei voti.

Domenica 12 febbraio a Genova si svolgono le primarie, che decreteranno chi tra i cinque esponenti del centrosinistra, Angela Burlando, Marco Doria, Roberta Pinotti, Andrea Sassano e Marta Vincenzi, sarà il candidato del Pd per la carica a sindaco della città, in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera.

Dopo l’incontro con Marco Doria e Bruno Morchio e quello con Roberta Pinotti ed Emilia Marasco, la nostra direttora, Laura Guglielmi ha dialogato con la sindaca in carica, Marta Vincenzi, che corre per il secondo mandato e con Luca Borzani, presidente della Fondazione Cultura di Palazzo Ducale.

Laura Guglielmi: «Marta, c’è una cosa che volevo chiederti da tempo, ma non ce n’è mai stata l’occasione. Perché hai scelto di farti chiamare 'la sindaco' e non 'la sindaca'?»

Marta Vincenzi: «Il 'la' era nato dal manifesto con cui abbiamo fatto la campagna elettorale, che   metteva in evidenza questa diversità 'in rosa'. Poi è andato avanti un po’ di dibattito anche con l’interno stesso del partito, perché non piaceva a nessuno l’idea di utilizzare 'la sindaca'. Alla fine è intervenuto Gillo Dorfles, dicendo che non bisognava utilizzare il termine 'sindaca', ma 'sindachessa'. A me sembrava tremendo. E allora è arrivata la mediazione con 'la sindaco', che è  come se fosse la (signora) sindaco, ossia la restituzione alla francese di monsieur le maire o madame le maire. È una mediazione transitoria e neanche tanto bella. D'altronde in questa città non c’é mai stata neanche una dogaressa, mentre a Venezia, almeno qualcuna ce n’è stata. Diciamo che è un po’ tutto sperimentale »

Laura Guglielmi: «Luca, tu hai dimostrato molta sensibilità per le tematiche che riguardano le donne, dalla cultura della differenza al recente video contro la violenza nei confronti delle donne. Hai anche un buon numero di presenze femminili nel Consiglio scientifico. Cosa consiglieresti a Marta 'il sindaco', 'la sindaco' o 'la sindaca'?

Luca Borzani: «Io mi sono adattato benissimo alla 'sindaco' e alla spiegazione della 'signora sindaco'. Il linguaggio è importante, però è altrettanto vero che forse c’è un aspetto delle istituzioni che non dovrebbe essere direttamente personalizzato. Secondo me sarebbe meglio assumere un neutralismo istituzionale».

Marta Vincenzi: «Che però è sempre maschile, non è neutro. La tua, Luca, è un po’ una difesa maschilista. Se un domani avessimo un presidente della Repubblica o un presidente del Consiglio donna, come la chiameresti?»

Luca Borzani: «'La presidente'. Lascerei alla definizione istituzionale una sorta di neutralità, ma  cambierei solo l’articolo per dare la connotazione maschile o femminile»

Laura Guglielmi: «Anche se ci sono state diverse disquisizioni in proposito, perché magari per le generazioni passate era impensabile avere una sindaca, l’uso dei femminili per le cariche più alte è soprattutto una questione di abitudine mentale, antropologica e culturale. Si dice che ‘la sindaca’, come ‘la ministra’ è cacofonico, ma c’è ‘la maestra’, che ha più o meno ha lo stesso suono e la stessa origine etimologica. Marta Vincenzi, se vincessi le elezioni, noi di mentelocale.it ti proponiamo l’utilizzo di ‘sindaca’, come abbiamo fatto in tutti questi anni».

Marta Vincenzi: «Sindaca? Lo terrò in considerazione, magari sarà la libertà del secondo mandato»

Laura Guglielmi: «Luca, perché sostieni Marta Vincenzi?»

Luca Borzani: «Innanzitutto per una forte condivisione culturale sul tema della città: Marta Vincenzi è l’unica in queste primarie che ha una consapevolezza delle urgenze che Genova deve affrontare. In questi giorni di dialogo tra i candidati, Marta ha dimostrato uno scarto tra una lettura immaginaria della città e i veri problemi che abbiamo davanti. Mi sento di sostenere con convinzione Marta Vincenzi perché ha compreso le trasformazioni che stava e sta vivendo Genova e ha cercato di fare fronte alla situazione. Io penso che siano questi i punti su cui dovremmo ragionare dopo cinque anni di mandato. L’attività culturale è cresciuta, sia come offerta sia come pubblico e nessuno degli operatori ha chiuso. Sono cresciuti anche i servizi sociali, le scuole e gli asili nido. Inoltre, ritengo che la rottura della continuità verrebbe pagata da questa città. Perdere un anno o due anni di rimessa in moto dell’amministrazione vorrebbe dire fare un passo indietro».

Laura Guglielmi: «Certo, quello della continuità è uno dei punti di cui anche Marta Vincenzi ha spesso parlato. A parte questo, quali sono i pregi di Marta Vincenzi per sceglierla di nuovo come futura eventuale sindaca, rispetto, per esempio, ai due candidati maggiormente quotati nei sondaggi web, Roberta Pinotti e Marco Doria?»

Luca Borzani: «Durante i dibattiti delle primarie degli altri candidati non ho visto la città vera, ho visto delle immagini di città desiderata. Sotto questo punto di vista, l’unico progetto reale di città è quello che è stato espresso da Marta Vincenzi in questi anni»

Laura Guglielmi: «Marta Vincenzi, la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, per quanto riguarda i cicli di conferenze, dalle tematiche che riguardano il Mediterraneo alle riflessioni sulla globalizzazione, sull’omofobia, sul multicultiralismo, in questi anni ha espresso momenti eccellenti. Quali i migliori secondo te? E, allacciandomi anche a un’altra domanda, ti chiedo perché hai scelto Luca per questa conversazione?»

Marta Vincenzi: «Ho scelto Luca perché credo che si debba a lui l’idea di trasformare quello che era il Palazzo Ducale che conoscevamo nella Fondazione, e si deve a noi come giunta il fatto di avere concretizzato questo progetto. Sono tante le iniziative del Ducale che mi sono particolarmente piaciute, ma quello che apprezzo di più è il fatto che non siano eventi sporadici, ma un sistema di cui fanno parte tutti gli elementi fondamentali che portano alla ricostruzione del senso della comunità cittadina. Fare tutto questo con le risorse date, che in questi anni sono state sempre meno, è fondamentale, perché l’efficienza è un elemento da cui un’amministrazione di sinistra non può prescindere. Palazzo Ducale è il cuore della rielaborazione di una città che si deve comportare come soggetto promotore di sviluppo».

Laura Guglielmi: «Pisapia ha messo in piedi una giunta con molte donne. Marta Vincenzi, anche tu probabilmente avresti voluto farla, ma sappiamo bene quali sono le difficoltà della politica in questi casi. Nel tuo secondo mandato potrebbero esserci più donne?»

Marta Vincenzi: «Le mie due giunte come presidente di provincia hanno sempre visto un 50 e 50 di presenze maschili e femminili. Questa volta non è stato possibile, perché eravamo in un momento particolarmente difficile e quando ci sono politiche deboli e istituzioni deboli, anche la democrazia diventa debole. Spero che nel secondo mandato si possa avere una maggior forza, per imporre di più una presenza femminile. Al contempo, però, bisogna che cambi anche l’apporto tra la politica e le cittadine, perché al di là di alcuni nomi che ho introdotto in passato, come Francesca Balzani e Roberta Morgano, non è stato così semplice trovare la disponibilità delle donne a inserirsi in un percorso di giunta». 

Laura Guglielmi: «C’è una demotivazione profonda da parte delle donne a fare politica?»

Marta Vincenzi:  «Sì, anche perché spesso non lo considerano uno spazio nel quale ci si può esprimere liberamente»

Laura Guglielmi: «Marta Vincenzi, l’ultimo libro, l’ultimo film, l’ultimo spettacolo teatrale…»

Marta Vincenzi: «L’ultimo libro è La Bomba H dell’economia di Francesco Corrado, ma devo ancora finirlo, è un bel mattone. Prima, però, ho letto Lo statista di Nando Dalla Chiesa che ho trovato davvero molto bello. I film nuovi, invece, non li apprezzo più. Preferisco quelli vecchi, per esempio Hitchcock che mi piace da morire. A teatro non c’è uno spettacolo che mi abbia particolarmente colpito, anche se quelli genovesi sono stati tutti all’insegna del buon livello e della qualità. Per quanto riguarda il Carlo Felice, per ovvi motivi, non si può pensare a una qualità alta, perché si sta tentando di farlo sopravvivere. Tuttavia credo che l’opera studio sia un punto di inizio per l’innovazione. La Bohème non mi è dispiaciuta».

Laura Guglielmi: «Cultura, innovazione, mondo digitale e giovani: tutte cose care a mentelocale.it. Sul web, da Facebook ai blog, alcuni giovani cittadini hanno manifestato un po' di insoddisfazione per qualche progetto portato avanti da Città Digitale. Il succo è questo: invece che fare del giornalismo culturale, Citta Digitale avrebbe dovuto concentrarsi sulla comunicazione con il cittadino, magari avviando delle piattaforme di interazione con l'utente sulle problematiche più urgenti. È di ieri la notizia che in Inghilterra ormai il 35% delle pratiche si fa attraverso internet, mentre in Italia siamo fermi al 5%. Marta Vincenzi, quali secondo te invece i punti di forza che ha espresso Città Digitale? E quali i punti deboli? »

Marta Vincenzi: «Partendo dal fatto che Città digitale non esisteva prima e che inizialmente è stata messa in piedi da volontari, penso che sia riuscita a cogliere aspetti che ancora non erano stati affrontati, raccogliendo e orientando tanti elementi informativi. Per esempio tutte le delibere e le decisioni del Comune sono in Rete e chiunque può accedervi attraverso il sito del Comune. Si è anche inserito uno spazio di comunicazione diretta, che abbiamo chiamato il Mestiere del Sindaco, non tanto per rispondere a un di più di informazioni sui dati, ma per provare a dialogare sulle motivazioni che portano l’amministrazione a fare l’una o l’altra scelta. Da tempo esiste il Sabato del sindaco, che è un momento di incontro reale tra il sindaco e i cittadini, ma ci siamo accorti che questi dialoghi finivano per vertere su punti specifici, senza spiegare il perché delle scelte. Con lo spazio virtuale del Mestiere del Sindaco, proviamo a dare voce alle motivazioni generali che portano alle decisioni».

Laura Guglielmi: «Sì, però, da quello che abbiamo potuto evincere dal brusio della rete questa iniziativa del Mestiere del Sindaco è stata molto meno notata, rispetto alla produzione di articoli giornalistici nel sito del Comune che in qualche modo competono con alcune testate del web, noi compresi»

Marta Vincenzi: «Certo, è anche vero che Città Digitale è tutta una sperimentazione e ben vengano le critiche»

Laura Guglielmi: «Un'altra cosa che ci preme a noi mentelocaliani è Villa Croce. Come sta andando avanti la questione di affidare la direzione tramite un bando ad un curatore di livello internazionale? Che cosa vi aspettate nel futuro dell'arte contemporanea a Genova?»

Luca Borzani: «Entro febbraio partirà il bando, che sarà presieduto da una commissione formata dai massimi esperti italiani. È stato messo in atto un processo importante, fatto di qualità e trasparenza, perché davanti ad una crisi di risorse pubbliche si è portato avanti un finanziamento di investitori privati, che ha generato oltre 200.000 euro di raccolta».

Laura Guglielmi: «Allora l’intervento di Antonella Berruti e di Francesca Pennone, curatrici della Galleria Pinksummer è stato un caso in cui i cittadini con un appello pubblico hanno influenzato le scelte?»

Luca Borzani: «Sì, in passato c’è stato anche qualche momento di tensione, ma questa è la dimostrazione che Villa Croce è seguita con attenzione. Spesso proposte che, a prima vista, possono apparire conflittuali, diventano un esempio di grande forza».

Marta Vincenzi: «Qualche elemento di novità è stato inserito anche in un altro ambito, come la gestione dei Parchi Storici, che abbiamo potuto recuperare grazie al residuo di fondi della Colombiane. Entro febbraio usciranno i bandi per la gestione di Villa Duchessa di Galliera e Villa Pallavicini, che si inseriranno nel contesto più ampio del sistema ambientale.
Poi, all’interno del piano Urbanistico, sul quale dal 25 gennaio e per 90 giorni i cittadini possono fare osservazioni, c’è il sistema della cultura, che comprende anche i musei, come Villa Croce. La nostra è una città policentrica, ma per andare oltre la logica dei tanti piccoli circoli, dobbiamo superare sia il concetto di decentramento che di accentramento e creare un sistema, che sia in grado di diventare una vera e propria rete, dal Genovesato a Bolzaneto, da Sestri e Pegli agli Erzelli e al centro, passando per le ville storiche, le coltivazioni di basilico e gli orti botanici».

Laura Guglielmi: «Luca, parliamo di Marco Goldin. Senz'altro le sue sono mostre di successo, con artisti di grande rilievo della storia dell'arte, che hanno portato tantissimi visitatori e si sa quanto per gli enti locali di questi tempi ci sia bisogno di ‘fare cassa’. A chi, però, considera i prodotti di Goldin un po' troppo commerciali e tradizionali, che cosa rispondi?»

Luca Borzani: «Questo sicuramente non è l’unico modello di mostra possibile, ma bisogna considerare gli obiettivi. In questo caso abbiamo avviato una partnership con privati che assumono in larga parte i costi espositivi, per dare l’opportunità per alcune migliaia di persone di vedere capolavori che altrimenti non avrebbero mai potuto vedere. Probabilmente chiuderemo a 300.000 persone. Ma non c’è solo questo. Per esempio l’anno scorso insieme alla mostra di Goldin ce n’era una sull’Africa, che ha riscosso piuttosto successo, soprattutto grazie al traino degli Impressionisti. Genova è una città che a livello culturale deve tenere insieme temi diversi, sia quelli rivolti a un pubblico più vasto, sia quelli più specialistici e il palisensto di Palazzo Ducale è sostanzialmente questo»

Laura Guglielmi: «Quando c’è la Notte Bianca, mentelocale.it fa sempre un botto di visite. È un evento che si conferma come un grande successo di giovani, anche se qualcuno non ci sta e lamenta lo sperpero di troppi soldi per una notte sola. Cosa rispondere a questi operatori culturali, che vivono la Notte Bianca come uno spreco di risorse?»

Marta Vincenzi: «Quando ad una sola serata partecipano dalle 300 alle 400 mila persone vuol dire che è un evento che piace e che mette in circolo presenze. Quello che è cresciuto in questi anni è la relazione tra i Centri Integrati di Via, gli operatori economici e i gruppi spontanei, oltre all’esigenza che certe piazze e certi luoghi possano essere scoperti in momenti diversi. In più è anche un momento di integrazione tra generazioni e tra culture, in una città che presenta un rapporto squilibrato tra giovani e anziani, rispetto alle altre città italiane».

Laura Guglielmi: «Parlando dei giovani, cosa fare per trattenere i giovani genovesi e per quelli che vorrebbero trasferirsi in una città attraente, tra il mare, le montagne e un centro storico unico?»

Marta Vincenzi: «La cosa principale è il lavoro. Ma a Genova risentiamo del fatto di aver perso gli assi fondamentali che davano occasioni: le fabbriche e il porto. Bisogna cercare di offrire il più possibile innovazione e cambiamento. Una speranza in questo senso viene da Smart City, con accordi di collaborazione con diverse realtà produttive, perché nasca un mercato innovativo. Hi-tech, qualità dell’ambiente, possibilità di collegare un uso felice delle fragilità del territorio con soluzioni innovative, tecnologie integrate, turismo e cultura potrebbero sicuramente invertire una tendenza all’abbandono. Per fare questo, però, ci vogliono, oltre a una mediazione politica, le disponibilità del credito, degli istituti di ricerca, dell’università e delle grandi aziende. Ci vuole anche la capacità dei giovani di rischiare, accettando una sorta di nomadismo urbano, che si snoda in un’eurozona compresa tra Milano, Torino, Nizza e Genova».

Laura Guglielmi: «Luca, una domanda a Marta. Marta una domanda a Luca»

Luca Borzani: «Marta, sei contenta del tuo mandato?»

Marta Vincenzi: «Che dire? Stanca, ma felice».

Marta Vincenzi: «E tu del Ducale?»

Luca Borzani: «Stanco, ma felice».

 
 
 
 
 
 
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