Domenica 12 febbraio a Genova si svolgono le
primarie, che decreteranno chi tra i cinque esponenti del centrosinistra, Angela
Burlando, Marco Doria, Roberta Pinotti, Andrea Sassano
e Marta Vincenzi, sarà il
candidato del Pd per la carica a sindaco della città, in vista delle elezioni amministrative
della prossima primavera.
Dopo l’incontro con Marco Doria e Bruno Morchio e
quello con Roberta Pinotti ed Emilia Marasco, la nostra direttora, Laura
Guglielmi ha dialogato con la sindaca in carica, Marta Vincenzi, che
corre per il secondo mandato e con Luca Borzani, presidente della
Fondazione Cultura di Palazzo Ducale.
Laura Guglielmi: «Marta, c’è una cosa che volevo
chiederti da tempo, ma non ce n’è mai stata l’occasione. Perché hai scelto di
farti chiamare 'la sindaco' e non 'la sindaca'?»
Marta Vincenzi: «Il 'la' era nato dal manifesto con
cui abbiamo fatto la campagna elettorale, che
metteva in evidenza questa diversità 'in rosa'. Poi è andato avanti un
po’ di dibattito anche con l’interno stesso del partito, perché non piaceva a
nessuno l’idea di utilizzare 'la sindaca'. Alla fine è intervenuto Gillo
Dorfles, dicendo che non bisognava utilizzare il termine 'sindaca', ma 'sindachessa'. A me sembrava tremendo. E allora è arrivata la mediazione con 'la sindaco', che è come se fosse la
(signora) sindaco, ossia la restituzione alla francese di monsieur le maire
o madame le maire. È una mediazione transitoria e neanche tanto bella.
D'altronde in questa città non c’é mai stata neanche una dogaressa, mentre a
Venezia, almeno qualcuna ce n’è stata. Diciamo che è un po’ tutto sperimentale
»
Laura Guglielmi: «Luca, tu hai dimostrato molta
sensibilità per le tematiche che riguardano le donne, dalla cultura della
differenza al recente video contro la violenza nei confronti delle donne. Hai
anche un buon numero di presenze femminili nel Consiglio scientifico. Cosa
consiglieresti a Marta 'il sindaco', 'la sindaco' o 'la sindaca'?
Luca Borzani: «Io mi sono adattato benissimo alla 'sindaco' e alla spiegazione della 'signora sindaco'. Il linguaggio è importante,
però è altrettanto vero che forse c’è un aspetto delle istituzioni che non
dovrebbe essere direttamente personalizzato. Secondo me sarebbe meglio assumere
un neutralismo istituzionale».
Marta Vincenzi: «Che però è sempre maschile, non è
neutro. La tua, Luca, è un po’ una difesa maschilista. Se un domani avessimo un
presidente della Repubblica o un presidente del Consiglio donna, come la
chiameresti?»
Luca Borzani: «'La presidente'. Lascerei alla
definizione istituzionale una sorta di neutralità, ma cambierei solo l’articolo per dare la connotazione maschile o
femminile»
Laura Guglielmi: «Anche se ci sono state diverse
disquisizioni in proposito, perché magari per le generazioni passate era
impensabile avere una sindaca, l’uso dei femminili per le cariche più alte è
soprattutto una questione di abitudine mentale, antropologica e culturale. Si
dice che ‘la sindaca’, come ‘la ministra’ è cacofonico, ma c’è ‘la maestra’,
che ha più o meno ha lo stesso suono e la stessa origine etimologica. Marta
Vincenzi, se vincessi le elezioni, noi di mentelocale.it ti proponiamo
l’utilizzo di ‘sindaca’, come abbiamo fatto in tutti questi anni».
Marta Vincenzi: «Sindaca? Lo terrò in considerazione,
magari sarà la libertà del secondo mandato»
Laura Guglielmi: «Luca, perché sostieni Marta
Vincenzi?»
Luca Borzani: «Innanzitutto per una forte condivisione culturale sul
tema della città: Marta Vincenzi è l’unica in queste primarie che ha una
consapevolezza delle urgenze che Genova deve affrontare. In questi giorni di
dialogo tra i candidati, Marta ha dimostrato uno scarto tra una lettura
immaginaria della città e i veri problemi che abbiamo davanti. Mi sento di sostenere con convinzione Marta Vincenzi perché ha compreso le trasformazioni che stava e sta
vivendo Genova e ha cercato di fare fronte alla situazione. Io penso che siano
questi i punti su cui dovremmo ragionare dopo cinque anni di mandato.
L’attività culturale è cresciuta, sia come offerta sia come pubblico e nessuno
degli operatori ha chiuso. Sono cresciuti anche i servizi sociali, le scuole e
gli asili nido. Inoltre, ritengo che la rottura della continuità verrebbe
pagata da questa città. Perdere un anno o due anni di rimessa in moto
dell’amministrazione vorrebbe dire fare un passo indietro».
Laura Guglielmi: «Certo, quello della continuità è
uno dei punti di cui anche Marta Vincenzi ha spesso parlato. A parte questo,
quali sono i pregi di Marta Vincenzi per sceglierla di nuovo come futura
eventuale sindaca, rispetto, per esempio, ai due candidati maggiormente quotati
nei sondaggi web, Roberta Pinotti e Marco Doria?»
Luca Borzani: «Durante i dibattiti delle primarie
degli altri candidati non ho visto la città vera, ho visto delle immagini di
città desiderata. Sotto questo punto di vista, l’unico progetto reale di città
è quello che è stato espresso da Marta Vincenzi in questi anni»
Laura Guglielmi: «Marta Vincenzi, la Fondazione per
la Cultura di Palazzo Ducale, per quanto riguarda i cicli di conferenze, dalle
tematiche che riguardano il Mediterraneo alle riflessioni sulla
globalizzazione, sull’omofobia, sul multicultiralismo, in questi anni ha
espresso momenti eccellenti. Quali i migliori secondo te? E, allacciandomi
anche a un’altra domanda, ti chiedo perché hai scelto Luca per questa
conversazione?»
Marta Vincenzi: «Ho scelto Luca perché credo che si
debba a lui l’idea di trasformare quello che era il Palazzo Ducale che
conoscevamo nella Fondazione, e si deve a noi come giunta il fatto di avere
concretizzato questo progetto. Sono tante le iniziative del Ducale che mi sono
particolarmente piaciute, ma quello che apprezzo di più è il fatto che non
siano eventi sporadici, ma un sistema di cui fanno parte tutti gli elementi
fondamentali che portano alla ricostruzione del senso della comunità cittadina.
Fare tutto questo con le risorse date, che in questi anni sono state sempre
meno, è fondamentale, perché l’efficienza è un elemento da cui
un’amministrazione di sinistra non può prescindere. Palazzo Ducale è il cuore della
rielaborazione di una città che si deve comportare come soggetto promotore di
sviluppo».
Laura Guglielmi: «Pisapia ha messo in piedi una giunta con
molte donne. Marta Vincenzi, anche tu probabilmente avresti voluto farla, ma
sappiamo bene quali sono le difficoltà della politica in questi casi. Nel tuo
secondo mandato potrebbero esserci più donne?»
Marta Vincenzi:
«Le mie due giunte come presidente di provincia hanno sempre visto un 50 e 50
di presenze maschili e femminili. Questa volta non è stato possibile, perché
eravamo in un momento particolarmente difficile e quando ci sono politiche
deboli e istituzioni deboli, anche la democrazia diventa debole. Spero che nel
secondo mandato si possa avere una maggior forza, per imporre di più una
presenza femminile. Al contempo, però, bisogna che cambi anche l’apporto tra la
politica e le cittadine, perché al di là di alcuni nomi che ho introdotto in
passato, come Francesca Balzani e Roberta Morgano, non è stato così semplice
trovare la disponibilità delle donne a inserirsi in un percorso di
giunta».
Laura Guglielmi:
«C’è una demotivazione profonda da parte delle donne a fare politica?»
Marta Vincenzi: «Sì, anche perché spesso non lo considerano
uno spazio nel quale ci si può esprimere liberamente»
Laura Guglielmi: «Marta Vincenzi, l’ultimo libro,
l’ultimo film, l’ultimo spettacolo teatrale…»
Marta Vincenzi:
«L’ultimo libro è La Bomba H dell’economia di Francesco Corrado, ma devo
ancora finirlo, è un bel mattone. Prima, però, ho letto Lo statista di
Nando Dalla Chiesa che ho trovato davvero molto bello. I film nuovi, invece,
non li apprezzo più. Preferisco quelli vecchi, per esempio Hitchcock che mi
piace da morire. A teatro non c’è uno spettacolo che mi abbia particolarmente
colpito, anche se quelli genovesi sono stati tutti all’insegna del buon livello
e della qualità. Per quanto riguarda il Carlo Felice, per ovvi motivi, non si
può pensare a una qualità alta, perché si sta tentando di farlo sopravvivere.
Tuttavia credo che l’opera studio sia un punto di inizio per l’innovazione. La
Bohème non mi è dispiaciuta».
Laura Guglielmi:
«Cultura, innovazione, mondo digitale e giovani: tutte cose care a
mentelocale.it. Sul web, da Facebook ai blog, alcuni giovani cittadini hanno
manifestato un po' di insoddisfazione per qualche progetto portato avanti da
Città Digitale. Il succo è questo: invece che fare del giornalismo culturale,
Citta Digitale avrebbe dovuto concentrarsi sulla comunicazione con il
cittadino, magari avviando delle piattaforme di interazione con l'utente sulle
problematiche più urgenti. È di ieri la notizia che in Inghilterra ormai il 35%
delle pratiche si fa attraverso internet, mentre in Italia siamo fermi al 5%.
Marta Vincenzi, quali secondo te invece i punti di forza che ha espresso Città
Digitale? E quali i punti deboli? »
Marta Vincenzi:
«Partendo dal fatto che Città digitale non esisteva prima e che inizialmente è
stata messa in piedi da volontari, penso che sia riuscita a cogliere aspetti
che ancora non erano stati affrontati, raccogliendo e orientando tanti elementi
informativi. Per esempio tutte le delibere e le decisioni del Comune sono in
Rete e chiunque può accedervi attraverso il sito del Comune. Si è anche
inserito uno spazio di comunicazione diretta, che abbiamo chiamato il Mestiere
del Sindaco, non tanto per rispondere a un di più di informazioni sui dati,
ma per provare a dialogare sulle motivazioni che portano l’amministrazione a
fare l’una o l’altra scelta. Da tempo esiste il Sabato del sindaco, che
è un momento di incontro reale tra il sindaco e i cittadini, ma ci siamo
accorti che questi dialoghi finivano per vertere su punti specifici, senza
spiegare il perché delle scelte. Con lo spazio virtuale del Mestiere del
Sindaco, proviamo a dare voce alle motivazioni generali che portano alle
decisioni».
Laura Guglielmi: «Sì, però, da quello che abbiamo potuto evincere dal brusio della rete questa iniziativa del Mestiere del Sindaco è stata molto meno notata, rispetto alla produzione di articoli giornalistici nel sito del Comune che in qualche modo competono con alcune testate del web, noi compresi»
Marta Vincenzi: «Certo, è anche vero che Città Digitale è tutta una sperimentazione e ben vengano le critiche»
Laura Guglielmi: «Un'altra cosa che ci preme a noi mentelocaliani è Villa Croce.
Come sta andando avanti la questione di affidare la direzione tramite un bando
ad un curatore di livello internazionale? Che cosa vi aspettate nel futuro
dell'arte contemporanea a Genova?»
Luca Borzani: «Entro febbraio
partirà il bando, che sarà presieduto da una commissione formata dai massimi
esperti italiani. È stato messo in atto un processo importante, fatto di
qualità e trasparenza, perché davanti ad una crisi di risorse pubbliche si è
portato avanti un finanziamento di investitori privati, che ha generato oltre
200.000 euro di raccolta».
Laura Guglielmi: «Allora l’intervento di Antonella
Berruti e di Francesca Pennone, curatrici della Galleria Pinksummer è stato un
caso in cui i cittadini con un appello pubblico hanno influenzato le scelte?»
Luca Borzani: «Sì, in passato c’è stato anche qualche
momento di tensione, ma questa è la dimostrazione che Villa Croce è seguita con
attenzione. Spesso proposte che, a prima vista, possono apparire conflittuali,
diventano un esempio di grande forza».
Marta Vincenzi: «Qualche
elemento di novità è stato inserito anche in un altro ambito, come la gestione
dei Parchi Storici, che abbiamo potuto recuperare grazie al residuo di fondi
della Colombiane. Entro febbraio usciranno i bandi per la gestione di Villa
Duchessa di Galliera e Villa Pallavicini, che si inseriranno nel contesto più
ampio del sistema ambientale.
Poi, all’interno del piano Urbanistico, sul quale dal 25 gennaio e per 90
giorni i cittadini possono fare osservazioni, c’è il sistema della cultura, che
comprende anche i musei, come Villa Croce. La nostra è una città policentrica,
ma per andare oltre la logica dei tanti piccoli circoli, dobbiamo superare sia
il concetto di decentramento che di accentramento e creare un sistema, che sia
in grado di diventare una vera e propria rete, dal Genovesato a Bolzaneto, da
Sestri e Pegli agli Erzelli e al centro, passando per le ville storiche, le
coltivazioni di basilico e gli orti botanici».
Laura Guglielmi: «Luca, parliamo
di Marco Goldin. Senz'altro le sue sono mostre di successo, con artisti di grande
rilievo della storia dell'arte, che hanno portato tantissimi visitatori e si sa
quanto per gli enti locali di questi tempi ci sia bisogno di ‘fare cassa’. A
chi, però, considera i prodotti di Goldin un po' troppo commerciali e
tradizionali, che cosa rispondi?»
Luca Borzani: «Questo
sicuramente non è l’unico modello di mostra possibile, ma bisogna considerare
gli obiettivi. In questo caso abbiamo avviato una partnership con privati che
assumono in larga parte i costi espositivi, per dare l’opportunità per alcune
migliaia di persone di vedere capolavori che altrimenti non avrebbero mai
potuto vedere. Probabilmente chiuderemo a 300.000 persone. Ma non c’è solo
questo. Per esempio l’anno scorso insieme alla mostra di Goldin ce n’era una
sull’Africa, che ha riscosso piuttosto successo, soprattutto grazie al traino
degli Impressionisti. Genova è una città che a livello culturale deve tenere
insieme temi diversi, sia quelli rivolti a un pubblico più vasto, sia quelli
più specialistici e il palisensto di Palazzo Ducale è sostanzialmente questo»
Laura Guglielmi: «Quando c’è
la Notte Bianca, mentelocale.it fa sempre un botto di visite. È un evento che
si conferma come un grande successo di giovani, anche se qualcuno non ci sta e
lamenta lo sperpero di troppi soldi per una notte sola. Cosa rispondere a
questi operatori culturali, che vivono la Notte Bianca come uno spreco di
risorse?»
Marta Vincenzi: «Quando ad una
sola serata partecipano dalle 300 alle 400 mila persone vuol dire che è un
evento che piace e che mette in circolo presenze. Quello che è cresciuto in
questi anni è la relazione tra i Centri Integrati di Via, gli operatori
economici e i gruppi spontanei, oltre all’esigenza che certe piazze e certi
luoghi possano essere scoperti in momenti diversi. In più è anche un momento di
integrazione tra generazioni e tra culture, in una città che presenta un
rapporto squilibrato tra giovani e anziani, rispetto alle altre città
italiane».
Laura Guglielmi: «Parlando dei
giovani, cosa fare per trattenere i giovani genovesi e per quelli che
vorrebbero trasferirsi in una città attraente, tra il mare, le montagne e un
centro storico unico?»
Marta Vincenzi: «La cosa
principale è il lavoro. Ma a Genova risentiamo del fatto di aver perso gli assi
fondamentali che davano occasioni: le fabbriche e il porto. Bisogna cercare di
offrire il più possibile innovazione e cambiamento. Una speranza in questo senso viene da Smart City, con
accordi di collaborazione con diverse realtà produttive, perché nasca un
mercato innovativo. Hi-tech, qualità dell’ambiente, possibilità di collegare un
uso felice delle fragilità del territorio con soluzioni innovative, tecnologie
integrate, turismo e cultura potrebbero sicuramente invertire una tendenza all’abbandono.
Per fare questo, però, ci vogliono, oltre a una mediazione politica, le
disponibilità del credito, degli istituti di ricerca, dell’università e delle
grandi aziende. Ci vuole anche la capacità dei giovani di rischiare, accettando
una sorta di nomadismo urbano, che si snoda in un’eurozona compresa tra
Milano, Torino, Nizza e Genova».
Laura Guglielmi: «Luca, una
domanda a Marta. Marta una domanda a Luca»
Luca Borzani: «Marta, sei
contenta del tuo mandato?»
Marta Vincenzi: «Che dire?
Stanca, ma felice».
Marta Vincenzi: «E tu del
Ducale?»
Luca Borzani: «Stanco, ma
felice».