Il prete da marciapiede ha ricordato con il quartiere le giornate di luglio del 1970. Quando a centinaia scesero in piazza per protestare contro l'allontanamento deciso dalla Curia
Genova
Martedi 3 luglio 2012
«E ci auguriamo che entro dicembre il Mercato del
Carmine abbia finalmente i finanziamenti necessari per essere
davvero operativo». Don Gallo ha
concluso così il suo intervento di lunedì 2 luglio,
alla sesta edizione di Mi hanno rubato il
prete. Il destinatario di questo messaggio, manco a
dirlo, è il neo sindaco Marco Doria, sul
palco al fianco di chi in campagna elettorale lo ha sostenuto
fortemente.
Era la festa del Carmine, la festa di
Don Gallo. Un intero quartiere si è dato
appuntamento in piazza per un esercizio di civiltà e di
memoria. È dal 2007 che l’associazione Cantiere di
idee del Carmine si fa promotrice della manifestazione. Per
ricordare, a distanza di quarant’anni, i primi giorni di
luglio di quel 1970, quando gli abitanti del Carmine scesero in
piazza per protestare contro l’allontanamento del
vice parroco Don Andrea Gallo da parte della Curia.
Si racconta che in quei giorni un bambino fu trovato in
lacrime sugli scalini della chiesa, e che un vigile che
passava di lì gli chiese la ragione della sua tristezza. Il
ragazzino lo guardò negli occhi e rispose: «Mi
hanno rubato il prete!». Sono trascorsi tanti anni,
e sono successe molte cose, ma al Carmine lo spirito che in quei
giorni ha guidato le manifestazioni spontanee a sostegno del prete
da marciapiede sembra lo stesso. La voglia di
resistere anche.
La festa è iniziata intorno alle 18, ma i ragazzi
della Comunità di San Benedetto erano in zona da
molto prima. Toccava a loro il compito di allestire tutto, con
l’aiuto degli abitanti del quartiere e di altri volontari:
c’erano da disporre i tavoli, preparare la cena, controllare
che l’impianto audio del palco posto in mezzo alla piazza
fosse funzionante. Nella piazzetta pedonale alle spalle
della chiesa si respirava quasi un’aria d’altri
tempi. Sì, perché, anche se fa strano dirlo,
la sensazione era quella di essere capitati in un borgo e in un
tempo ormai perduti. Dove la gente parla animatamente e i
bambini giocano in strada. Un posto realmente vissuto
dalle persone che lo abitano.
In attesa dell’arrivo di Don Gallo e dell’inizio della
cena, Stefano Bruzzone, l’anima trainante
del Cantiere di idee del Carmine, ci ha raccontato i
notevoli passi avanti fatti nel quartiere dal 2006, anno di nascita
dell'associazione, a oggi. Ha parlato del progressivo
coinvolgimento di chi lo abita nelle questioni sociali, e
della determinazione nell'affrontare tutti insieme le problematiche
che da sempre accompagnano le zone popolari della città: del
fatto che si torni a parlare di droga, di alcolismo, di
solitudine. Come aveva iniziato a fare Don Gallo verso la
fine degli anni Sessanta, riuscendo a coinvolgere tantissime
persone e a formare una comunità unita, prima di venire
allontanato.
Quando arriva il Don, si capisce come sia possibile nel 2012 un
percorso di questo tipo: la quantità di persone che gli va
incontro, che gli chiede un consiglio, o che gli confida un
segreto, è davvero impressionante.
L’estrazione sociale di chi partecipa alla festa
è la più varia possibile. E lui ha una
battuta per tutti. Il suo sguardo, tra il severo e il bonario, non
è mai annoiato, mai falso.
Come quando, parlando con il sindaco Doria, mentre i fotografi
scattano le istantanee di rito, al suo fianco Enzo, uno degli
incredibili personaggi che popolano i caruggi (protagonista del film La bocca del
lupo), si mette di mezzo e fa le boccacce;
il Don lo osserva curioso e accena un sorriso dei
suoi.
La serata poi prosegue con la proiezione di video e la
musica di Valerio Billeri. La festa è grande, come
le aspettative delle persone che al Carmine ci abitano e che ogni
giorno lo rendono un posto vivo. O come la commozione di
chi tra quei vicoli è cresciuto e ancora oggi si
ricorda di quei fantastici giorni di luglio del 1970, oggi
immortalati nel bel murales sull’angolo della
scalinata. O, infine, come l’impegno di chi da sempre viaggia
in direzione ostinata e contraria, dalla parte
degli ultimi. Nella convinzione che, come ha concluso con
il suo intervento dal palco Don Gallo, citando l’amico Manu
Chao: «la rivoluzione non può che partire dal
basso».
Francesco Bianconcini
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