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genova  >  società & tendenze  >  G8 2001
manifestazione G8 19
 

Il G8 di Gianni Morando

 
I cortei e gli scontri visti dall'unico ambulante in giro in quei giorni. Quando bisogna far quadrare il bilancio anche se piovono molotov
 
   

     
13 agosto 2001
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di
Giulio
Nepi
   
Gianni Morando fa il venditore ambulante. "Per la nostra categoria il G8 è stata una mazzata: con la città divisa in zone rosse gialle e sbirulò, abbiamo dovuto rinunciare a diverse giornate lavorative".
Gianni vende prodotti tipici e può vendere roba da mangiare. "Allora mi sono detto, perché non piazzarmi vicino ai cortei? Così magari mi riesce di recuperare qualche soldino. In più visto che faccio parte di Legambiente, è un modo di sentirmi parte delle manifestazioni". La città è un deserto, nessun negozio è aperto. La situazione ideale per un venditore.
"Pensa che giovedì, in piazza Palermo, al mercato, eravamo diciotto operatori. Diciotto! E comunque - aggiunge - per me aprire in mezzo al deserto è anche un modo per aiutare i manifestanti. Infatti vendevo l'acqua a mille lire, un prezzo politico".

Gianni giovedì partecipa al corteo dei migranti. "Già lì si vedevano certi tipi poco raccomandabili. Ci venivano a scoppiare i palloncini. Facce da teppisti da stadio".
Venerdì mattina ordina un camion intero di bottigliette d'acqua per la manifestazione di sabato. E nel pomeriggio va a Manin per manifestare con la Rete Lilliput, i pacifisti e Legambiente.
"Ma non le ho prese, ho solo respirato un po' di lacrimogeni. Per il resto me la sono data a gambe: corro veloce", dice ridendo.
"Poi vengo a sapere che la manifestazione di sabato è in dubbio, per via degli scontri e della morte di quel ragazzo. E io che avevo ordinato un intero camion... ma poi arriva la conferma: la manifestazione ci sarà".

Sabato si piazza di buon'ora in via Caprera. "Davanti all'Hemingway. Comincia ad affluire gente già alle 7 di mattina. Ad un certo punto arrivano 20 camionette della polizia, che mi si piazzano proprio davanti. Mi dicono di togliermi, che è pericoloso.
Io mi sposto, ma perché con loro davanti non riesco a vendere. Mi sistemo all'incrocio con via Orsini".

"Intanto continua ad arrivare tantissima gente. Io mi ero preparato bene, con due enormi sacconi della spazzatura pieni di ghiaccio.
Ho venduto a raffica: acqua, birra, coca. I manifestanti si mettevano in coda, ordinatamente. A metà mattinata è arrivato il fornaio con cui mi ero messo d'accordo: l'unico disponibile in città, uno di Marassi. Ci hanno fatto fuori 15 chili di focaccia in dieci minuti!".
Intorno non c'è proprio niente.
"La gente aveva fame e sete: il primo bar aperto era vicino a San Martino. Ma soprattutto avevano bisogno dei bagni. In tanti mi hanno chiesto dove potessero far pipì, ma più che suggerirgli di provare agli stabilimenti di corso Italia non potevo fare".

"L'atmosfera era tranquilla. In tanti mi dicevano di fare attenzione. Ma non è successo niente. Solo in due sono venuti a chiedermi di regalargli l'acqua. E io gliel'ho regalata.
Un napoletano mi ha preso in giro dicendo che i genovesi dormivano, che con tutta quella gente ero l'unico ambulante, a Napoli sarebbero venuti a centinaia".
"Una volta che il corteo si è mosso, mi sono spostato all'arrivo, in piazza Ferraris. Peccato che lì alla fine sia arrivata solo metà di quelli partiti..."

Bilancio?
"Sono contento perché ho venduto tutto. Però mi resta un misto di delusione e sconcerto per come le cose sono andate a finire.
Insomma, facciamo pari e patta".
 
 
 
 
 
 
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