Baccini: «Al Tenco non penso: mi butto nell'arte contemporanea»

Baccini: «Al Tenco non penso: mi butto nell'arte contemporanea»

Domenica 7 il cantautore suonerà alla Borsa in un'installazione di Marco Nereo Rotelli. «È un esperimento che mi diverte, il primo in Italia di questo tipo». E intanto lavora a un nuovo album

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Genova - Giovedi 4 ottobre 2012

L'inaugurazione di GenovaInBlu e della mostra di Marco Rotelli sarà a Palazzo della Borsa, ore 18.30, con ingresso su invito (i possessori della card possono accreditarsi cliccando qui).

Sempre domenica 7 ottobre, ma alle 20.00, il concerto di Francesco Baccini è aperto al pubblico in via XX Settembre, davanti al Palazzo della Borsa (in caso di pioggia, il concerto si svolgerà, sempre gratuitamente, all'interno del Palazzo della Borsa).

Che ci fa Francesco Baccini in un'opera di arte contemporanea? La risposta l'avremo domenica 7 ottobre, a partire dalle ore 20.00, in via XX Settembre, quando il cantautore sarà protagonista di un concerto molto particolare: seduto al piano, sarà parte integrante di Mare di pietra, un'installazione di Marco Nereo Rotelli.
L'appuntamento fa parte di Genova in Blu, il cartellone di eventi collaterali al Salone Nautico 2012.

Francesco, che ci fai in un'opera di Rotelli?
«Mi diverto a fare delle cose sperimentali - se la ride Baccini - Sarà un'esibizione molto particolare, un esperimento per pianoforte e voce da vedere ed ascoltare: suonerò il piano e canterò immerso tra giochi di luce e parole che scorrono sopra la mia testa. Il tutto sarà ispirato da un unico tema: il mare. Son curioso anch'io di vedere il risultato».

Com'è nata quest'idea?
«Con Rotelli ci siamo conosciuti qualche anno fa grazie a Pepi Morgia: Nereo ci aveva prestato una sua installazione per usarlo come elemento scenografico dello spettacolo su Luigi Tenco. Da lì ci è venuta l'idea di provare a fare il contrario: Baccini dentro l'installazione».

Puoi anticiparci come sarà il concerto?
«Non sarà un solito concerto di Baccini, ma qualcosa di diverso: quello con Rotelli è un incrocio tra due artisti, una cosa che in Italia non si fa molto, ma che all'estero ho visto spesso, sia a Berlino sia a Parigi. Credo che sia la prima volta che un cantante italiano collabora in questo modo con un artista d'arte contemporanea».

L'arte contemporanea ti appassiona?
«Non mi considero un esperto, ma trovo comunque che ci siano opere molto interessanti e meritevoli di attenzione. Certo, se la Cappella Sistina è immediatamente riconoscibile come un capolavoro, per riconoscere la bellezza di certe installazioni è necessaria una certa cultura. A volte l'arte contemporanea è cervellotica. Poi va detto che nell'ambiente c'è anche molta fuffa: ogni tanto alle mostre mi sento come Sordi che va con la moglie alla Biennale di Venezia (guarda il video a fondo pagina, ndr)».

Suoni in un'installazione legata alla navigazione, ma com'è il tuo rapporto con il mare?
«Come dico spesso, Baccini è un montanaro di Genova: io non navigo sull'acqua, navigo con la mente. Forse per pigrizia. Il mare mi piace sapere che c'è, lo osservo dalle colline, ci viaggio con la mente. Ma non ci vado. Ho amici che hanno la barca e quando capita un tuffo lo faccio volentieri. Ma una barca mia non ce l'ho mai avuta, non ne sento il bisogno».

Francesco, dopo averlo vinto da debuttante nel 1989, ora sei in finale per il Premio Tenco con un disco nel quale rileggi le canzoni di Luigi Tenco: come ci si sente?
«Per ora al Premio non ci voglio pensare. Quello che conta è sapere che l'idea ha funzionato. Lo sapevo che quel progetto era un diesel: non partiva in tromba ma prima o poi arrivava. La gente che continua a seguire lo spettacolo lo dimostra: il pubblico deve ancora conoscere la musica di Tenco. E io sono contento di averla fatta conoscere. È un progetto sincero, non una speculazione. E la reazione di chi ci viene ad ascoltare ci dimostra che il messaggio è passato. È un gesto d'amore per Tenco: spero che tra ottant'anni qualcuno lo faccia anche per riscoprire Baccini».

Come va con la scrittura?
«Sto lavorando a molte cose nuove, tra cui diverse canzoni. È un periodo molto creativo, di quelli che mi capitano ogni tanto: magari tengo per un anno il pianoforte chiuso e lo uso per appoggiarci le cose. Poi lo apro e scrivo: adesso sto lavorando a trenta progetti contemporaneamente, dei quali lo so già che ne andranno in porto due».

Matteo Paoletti

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