Il teatro sociale dell'Ortica: Voci di dentro

Teatro dell'Ortica

Teatro dell'Ortica

Una platea attenta e gremita alla Corte. Un lavoro espressivo e di inclusione per la regia di Anna Solaro. La nostra recensione

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Genova - Lunedi 6 maggio 2013

«Camminavo a testa bassa. Ora però sono un attore e cammino a testa alta o medio-alta - dice Danilo a fine spettacolo e prosegue - sono un attore di Stranità, sono qui con chi mi ha accolto, tolto dalla strada: il Teatro dell'Ortica. Io fino a 23 anni ce l'avevo la vocina dentro, quella istintiva, poi un po' la miseria, un po' la famiglia, la strada... a un certo punto mi sono arrivate le allucinazioni uditive. Ora però sto ritrovando quella voce istintiva che, credo, si ha dalla nascita, e la sto ascoltando».

Voci di dentro, presentato al Teatro della Corte, ieri sera domenica 5 maggio e in replica ancora questa mattina 6 maggio 2013, ha raccolto un pubblico straordinariamente vario, gremito, entusiasta e attento. In una scrittura scenica che coniuga la portata di parole poetiche con la forza incontestabile di racconti sofferti in prima persona dentro una trama semplice ma solida che vede a lato del palco il dj di una radio notturna alle prese con bizzarre telefonate, lo spettacolo si è nutrito del lavoro e delle performance di un cast di oltre 40 persone. Frutto di un laboratorio denominato Stranità, Voci di dentro è la più recente produzione, per la regia di Anna Solaro, di un lavoro che il Teatro dell'Ortica conduce ormai da 14 anni coinvolgendo alcuni pazienti psichiatrici in collaborazione con la Salute Mentale della ASL3 genovese.

«Siamo partiti dalle voci che ognuno di noi ha dentro e che spesso non vengono ascoltate», ha dichiarato Anna Solaro a scena aperta in un momento di confronto-dialogo con il pubblico (tra cui anche bambini delle scuole elementari). In una naturalistica giustapposizione tra voci interiori, voci al telefono, al citofono, o voci patologicamente stranianti, in una serie di quadri ben articolati si è parlato sia di quelle voci silenziose che conosciamo come nostre, interiori, spesso conflittuali perché interpreti della nostra dinamica identità, sia di ciò che i medici classificano come dispercezioni uditive.

Spesso sintomo di una situazione depressiva o di fragilità mentale crescente, questa patologia arriva in scena nei volti e nei corpi di uomini e donne di diverse generazioni che, anche con il teatro, hanno ritrovato la vita. «La mia storia risale al 2005: credevo che tutti mi spiassero, pensavo ci fossero telecamere dappertutto e credevo che gli altri potessero spiare persino i miei pensieri. E poi c'erano gli occhi grandi dei miei figli che mi guardavano e mi chiedevano di tornare ad essere la loro mamma di sempre. Grazie a loro, grazie ai miei figli ho intrapreso un percorso e stiamo continuando ad andare avanti insieme. Posso dire ora che mi sento viva». In scena questa donna e madre veste i panni di un'intraprendente e ironica casalinga che flirta con il dj, giocando con la propria voce e con suoni inviati come messaggi sensuali da trasmettere in un gioco di corteggiamento al telefono. «Che voce folta che hai» le dice il dj in qualche modo riconoscendo le sue altre voci che l'accompagnano.

Scene corali, che portano una moltitudine di corpi in movimento, resi ancora più vivaci dai colori brillanti delle magliette che indossano, evocano le forze che ci guidano, mentre, a coppie, gli interpreti si trascinano idealmente l'un l'altro con invisibili fili, o si trattengono e lottano con un/a altro/a che è specchio di un'interiorità che ci è spesso impedimento invece che facilitazione.

«Questo lavoro vogliamo poterlo portare in tournée per l'Italia - prosegue Solaro - perché ci piacerebbe incontrare altri uditori di voci e confrontarci con loro e fargli vedere come abbiamo raccontato noi le voci e cosa ne pensano. Perché qui ognuno ha raccontato quello che aveva dentro». E in un momento estremamente delicato e teatralmente molto poetico come solo il teatro-circo di ultima generazione sa fare, due uomini leggono pensieri da alcuni foglietti che poi gettano al vento appena letti, mentre tra loro l'uomo-foglio-di-carta-bianco viene sfogliato con un semplice gesto che ci fa sentire la sua voce: quel familiare stropiccìo della carta - grazie Luca Agricola, una piccola perla di teatro.

Le perle di arte teatrale sono in verità molte in questa composizione che ha un valore ben più alto e umano di uno puramente estetico-artistico fine a se stesso. E tra queste va sicuramente ricordata la donna-uditrice di voci che a tu per tu con una luce-porta racconta la sua storia, dal 2002, per poi mostrarci il suo zainetto che è il suo presente, pieno di sogni, speranze e possibilità (sciarpe colorate) in un rinnovato vigore dopo «il paradosso assurdo della debolezza mentale unito ad un'estrema fragilità fisica. Le voci oggi ci sono, ma ho ridimensionato la malattia - e mostra con le dita la misura - e ho ripreso in mano la mia vita».

Anna Solaro invoca "Merda" (il tradizionale 'in bocca al lupo' teatrale) e il pubblico senza batter ciglio, con tutta la voce che ha grida con forza: "Merda". E tanta gliene auguriamo per una felice tournée che si preannuncia anche attraverso le scuole, visto che recentemente sono sempre più numerosi i giovani di 17anni che arrivano a Stranità.

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5-6 maggio 2013 (ore 20.30, 10)
@ Teatro della Corte
Voci di dentro
realizzato dal Gruppo Stranità per la regia di Anna Solaro, prodotto dal Teatro dell’Ortica

Uno spettacolo che porta sulla scena un aspetto tragico e misterioso della vita di
molte persone: quello che i medici classificano come dispercezioni uditive, cioè sentire delle voci che provengono dal proprio interno. Sono queste, appunto, le voci di dentro che lo spettacolo rappresenta attraverso canoni poetici, sottolineando la solitudine sociale che nasce dalla presenza di tanti personaggi interni che devastano e rendono a volte impossibile vivere, lavorare, amare o anche solo sopravvivere.

Laura Santini

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