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Don Gallo: a Genova in migliaia ai funerali. Fischi a Bagnasco. Applausi a Ciotti, Ovadia, Luxuria e Doria - Mentelocale.it

Don Gallo: a Genova in migliaia ai funerali. Fischi a Bagnasco. Applausi a Ciotti, Ovadia, Luxuria e Doria

La folla davanti alla chiesa del Carmine per i funerali di Don Gallo

La folla davanti alla chiesa del Carmine per i funerali di Don Gallo © Stefano Goldberg - Publifoto

In piazza la gente contesta il cardinale. Ma Lilli, della Comunità di San Benedetto, calma gli animi. Le parole di chi conosceva bene il Don. Foto e video

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Genova - Sabato 25 maggio 2013

Don Gallo ha salutato per l’ultima volta la sua Genova, la sua Comunità e il suo quartiere del Carmine. Il corteo, che ha accompagnato il feretro del Don partendo dalla chiesa di San Benedetto al Porto, ha raggiunto piazza del Carmine intorno alle 11. Lì c’era tanta altra gente ad attenderlo. Pioveva forte sulla città, ma poco prima dell’arrivo del Don le fitte gocce hanno smesso di cadere. Come per miracolo.

Bandiere No Tav, striscioni appesi alle finestre del quartiere dove la storia di Don Andrea è iniziata: Ciao Gallo, siamo rimasti orfani, ma continueremo a camminare con te, recitava uno dei più belli. Poi è spuntato l’antico striscione rossoblù della Fossa dei Grifoni: si tratta di un reperto storico. Non si vede allo stadio da vent’anni, ma viene tirato fuori nelle occasioni speciali.

Sono molti gli amici che hanno voluto dare l’ultimo saluto al Don: i suoi ragazzi della Comunità, le sue princese, i camalli, gli operai. I volti noti – da Dori Ghezzi a Gad Lerner; da Alba Parietti a Shel Shapiro, fino a Davide Ballardini e Gian Piero Gasperini - si sono mischiati alla gente comune. Proprio come il Gallo avrebbe voluto.

Prima dell’arrivo del feretro è partita in piazza l’intonazione, a pugno alzato, di Bella Ciao. Il canto ha accolto l’arrivo del Don, tra applausi e lacrime. I ragazzi della Comunità di San Benedetto al Porto si tenevano per mano, improvvisando un cordone per contenere la folla. La messa è inizia alle 11.30 in punto, come previsto.

Il cardinale Angelo Bagnasco ha iniziato la sua omelia raccontando la vita di Don Gallo: ma è riuscito a dire poche parole. Le chiesa era stracolma, ma era tanta anche la gente rimasta fuori, sulla strada. È stata proprio questa gente a interromperlo: prima i fischi, poi le urla. Infine l’intonazione di Bella Ciao. Dentro la chiesa Bagnasco ha provato a continuare, ma senza riuscirci: la contestazione arrivava da fuori, ma anche da dentro la chiesa. È stato allora che una donna dai capelli bianchi ha raggiunto il cardinale e preso il microfono in mano. Si trattava di Lilli, uno dei pilastri della Comunità di San Benedetto: è al fianco di Don Gallo da una vita. Proprio lei, di solito così riservata, ha riportato l’ordine: «Don Gallo credeva fortemente nel suo essere prete e ha sempre detto che la chiesa senza la testa non funziona. Perciò aveva un grosso rispetto per il proprio vescovo. Dobbiamo imparare ad ascoltare tutte le voci, come Don Gallo ha ascoltato voi».

«Ogni persona è vita, è storia. La diversità non deve mai diventare avversità»: quando Don Luigi Ciotti ha preso la parola, in piazza sono partiti gli applausi. Poi, però, è sceso un silenzio fatto di rispetto e ascolto: «Grazie, Don Gallo, per le porte che hai aperto e che hai lasciato aperte. Don Andrea era innamorato di Dio, ed era innamorato dei poveri. Qualche volta abbiamo anche litigato: è normale quando si è amici, e quando ci si confronta. Abbiamo condiviso tanto: le sue battaglie sono anche le nostre. Il male urla forte, ma la speranza urla più forte ancora».

Quando il feretro, sul quale erano stati appoggiati la bandiera della pace, la sciarpa rossa e il cappello nero del Don, è stato portato fuori dalla chiesa, gli applausi erano scroscianti. La gente gridava: «Don Gallo è vivo e lotta insieme a noi!», oppure: «Santo subito!».

«Con una certa timidezza parlo di Don Gallo»: sul sagrato della chiesa è stato il sindaco Marco Doria a prendere la parola. «Lui odiava le etichette. Le uniche che accettava erano quelle di partigiano e di antifascista. Ricordo il prete, il cittadino, l’uomo. Tra queste c’è una coerenza straordinaria, così come Don Gallo è stato coerente nel tradurre in fatti le sue convinzioni», ha continuato Doria: «Da laico, mi ha sempre colpito il suo essere sacerdote fino in fondo. Era un uomo dell’ecclesia, la comunità di fedeli. Per lui il rispetto delle regole e del Vangelo erano fondamentali. Poi c’è il Don Gallo cittadino: il suo testo di riferimento era la Costituzione. Del Don Gallo uomo ricordo il suo invito a tutti a non lasciarsi andare, a non disperdersi, a prendere in mano la propria vita: comunicare per capirsi, senza gridare. Io sono sempre disposto a cercare la verità. Cerchiamola insieme, diceva».

«Andrea mi ha nominato suo direttore spirituale», ha raccontato Moni Ovadia, grande amico di Don Gallo: «Beati gli ultimi, si legge sulla Bibbia. Il Gallo era uno e trino: compagno, radicale essere umano e radicalmente cristiano. Era un uomo di pace. Se fai giustizia, fai verità e pace: non c’è pace senza giustizia. Lui mi ha insegnato cosa vuol dire essere un compagno: cum pane (che condivide lo stesso pane). Il pane che dobbiamo spezzare è quello della giustizia sociale. Don Gallo ha sempre parlato della sua chiesa: era radicalmente un prete cattolico, nel senso più autentico. Poteva criticare la chiesa, ma non l’avrebbe mai lasciata. I suoi detrattori dicono che fosse un prete no-global. Se questo significa essere contro la privatizzazione dell’essere umano e battersi contro le ingiustizie, beh, allora Don Gallo era un super no-global!». Poi Ovadia ha concluso: «Questa è una giornata di dolore, ma non di tristezza: noi tutti siamo dei privilegiati, perché abbiamo avuto la fortuna di conoscere Don Gallo. E poi, per quel che ne sappiamo, il Don potrebbe anche risorgere! Per verificare questa resurrezione basta aprire il proprio cuore».

È intervenuta anche Vladimir Luxuria: «Don Gallo ci ha accarezzati, stretti, accolti. Non ha mai usato la sua mano per puntare il dito del pregiudizio, non ci ha mai giudicati: ci ha amati».

Il carro funebre, rimasto fermo sul sagrato della chiesa, è infine ripartito. Si è portato via Don Gallo: l’ultima tappa del suo viaggio è stata la cittadina di Campo Ligure, dove il Don verrà sepolto. Sul sagrato della chiesa del Carmine le persone sembravano non volersene andare. C’era il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, che non riusciva a smettere di piangere. C’era l’outsider artist Melina Riccio, che se ne sta in un angolo della piazza. C’era la camalla trans Valentina con il suo solito caschetto nero. C’erano una commossa Carla Peirolero, direttora del Suq e amica di Don Gallo, e il pornologo Michele Capozzi, con la sua immancabile sciarpa rossoblù (oggi era però un omaggio al genoanissimo Gallo). C’è anche Don Paolo Farinella, con i suoi occhiali scuri, in contrasto con una sciarpa coloratissima. Persone diverse, ma unite dall’amicizia per una persona speciale, indimenticabile e insostituibile. Ciao Don.

Francesca Baroncelli

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