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Ponte Parodi, sabato 20 luglio.
Fin dal mattino è evidente che non stiamo più preparando il GoaBoa ma un concerto che, usando un'espressione abusata e scorretta, si può definire No global.
Anche se i nomi sono praticamente gli stessi i mezzi sono minori: alcuni ragazzi stanno montando un bar parecchio più semplice del quasi ristorante che sette giorni prima sfamava l'area, nel backstage i camerini sono scomparsi e al posto del catering ci sono quattro teglie di focaccia. Qui dietro gli organizzatori parlano freneticamente al telefonino cercando di gestire il tutto pur trovandosi con venti volontari in meno di quelli previsti.
Nel pomeriggio l'elettrofaga struttura audio-luci si arrampica su per il metallo del palco, ma sembra essere stata decimata tanto che a nutrirla è rimasto un solo gruppo elettrogeno. Gli organizzatori si trovano pericolosamente in bilico tra le accuse in cui incorrerebbero facendo pagare l'ingresso e la necessità oggettiva di rientrare almeno nelle spese perché - anche se gli artisti sono venuti gratis - palco, impianti, corrente, tecnici e manovali rappresentano una spesa forte per chi organizza eventi di questo tipo. La decisione finale è quella di fissare un prezzo relativamente basso ed essere flessibili nella sua esazione.
Una folla si concentra fuori dai cancelli, sono pochi quelli che entrano subito e mollano i cinque euro. Più tardi cominciano a chiedere semplicemente qualcosa e la massa comincia a scivolare all'interno più o meno generosamente lasciando inestinti i debiti contratti per l'organizzazione.
La serata procede magnifica senza incidenti né momenti di tensione, una moltitudine di persone che nella più completa rilassatezza ascolta un non-concerto (c'è stato anche chi ha voluto leggere, parlare o ricordare) molto particolare, caratterizzato da riarrangiamenti forzati (dovuti alla formazione ridotta con cui molti sono scesi in campo), racconti di viaggi "zapatisti" e cover del sempre nostro De Andrè ad opera di Morgan & Co (hanno dichiarato di essere lì come persone e non come Bluvertigo).
Quando il mattino dopo sono tornato per smontare il palco ho trovato molti ragazzi che ancora dormivano sull'asfalto, circondati da gabbiani che approfittano degli avanzi della festa. Piano piano si sono svegliati, venivano a chiedere se serviva manovalanza e scivolavano via dal ponte.
MaSa
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