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Una giornata di sole. Càpita, d'inverno. Perché starmene rinchiuso in facoltà, tanto più che il verde ninfeo con gli aranci e la fontanina è prekluso a noi studenti e riservato a riposo del super-mega-direttor-preside e delle sue segretarie?
Via Balbi offre baretti economici, ma non ho voglia di respirare smog e di starmene al chiuso: c'è il sole, per l'appunto. Direzione automatica: Sottoripa, uno dei posti più magnetici della città. Cosa diceva Cechov? "Per le strade di Genova cammina una folla meravigliosa. Quando si esce, di sera, dall'albergo, tutta la strada è colma di gente. Poi te ne vai a zonzo, senza una meta, di qua e di là, a zig-zag, tra quella folla; vivi della sua vita; ti confondi a lei nell'anima; e cominci a credere che possa esistere una sola anima universale...": secondo me il buon Cechov doveva aver mangiato un casino di panini in Sottoripa.
Mi dirigo a memoria verso i tre capisaldi gastronomici dei panetti. In ordine di anzianità:
Gran Ristoro, Bettolino, Panini e dintorni.
Il Gran Ristoro... beh, chi non lo conosce? Un'offerta infinita. Troppo, forse. T'incodi maledicendo la folla perché hai fame, poi quando cominci ad avvicinarti alla vetrina vieni colto dal panico: cosa mangio? Non posso venire qui e farmi un normalissimo Speck-Brie. Il Gran Ristoro ti obbliga a sfidare i tuoi gusti, a cambiare panino nella perenne rincorsa ai due imprendibili obiettivi: provare tutti i panetti e trovare quello che ti piace di più.
Oggi però non ho voglia di stare a rimuginare: passo a valutare la seconda possibilità, il Bettolino.
Se il Gran Ristoro con i suoi panini al caviale è paragonabile alla socialdemocrazia tedesca, il Bettolino è di gran lunga operaista. Panini senza fronzoli, nutrienti ed economicissimi. Pane e salame e via, poche balle.
Non c'è la coda, ordinata e un po' anglosassone: c'è il gruppone multietnico e lavoratore. Muratori, portuali, gente che si saluta a gran voce, che ti supera, sfottò sul Genoa e sulla Sampdoria.
Per anni mi sono servito qui, però oggi non mi sento così estremo da panesalame e via: un minimo di lusso me lo voglio concedere.
Panini e dintorni è a metà strada fra il Gran Ristoro e il Bettolino, metaforicamente e geograficamente parlando. È l'ultimo nato, risorto a nuova vita dopo una gestione maleodorante e poco attraente. Adesso ci sono idee giovani, fantasia e un minimo di senso del commercio: è l'ultimo a chiudere la sera e l'unico aperto la domenica.
C'è il pane e salame come il panino con lo sgombro. Ci sono invenzioni originali come il Rustico, c'è soprattutto la birra alla spina media.
Oggi mi sento da Panini e dintorni.
Col mio pacchettino me ne vado verso l'Expò per sedermi e mangiare in santa pace. Poi mi concederò un caffè. Sole, mare, gabbiani, silenzio.
Via Balbi, non ti ho mai amato.
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