Qual è quel posto dove si può ascoltare del buon jazz, seduti fra i marmi di un negozio ottocentesco, sorseggiando magari un Mojito?
Un sempre crescente numero di aficionados vi risponderà a colpo sicuro: la Bottega del Conte!
"In verità ho preso il locale sette anni fa per farci il mio atelier", ci racconta Daniela Pilastro, la affabilissima padrona di casa: "sai, adoro Egon Schiele", aggiunge come per scusarsi. "Pian piano sono andata scoprendo i segreti di quello che sembrava solo un delizioso vecchio negozietto di alimentari di fine 800. Provo a scavare e cosa ti trovo?".
Già, che cosa? Basta scendere le scalette e contare: una, due, tre cantine medievali. Poi ancora degli scalini e hop, altri due ambienti, le vecchie cisterne.
"Il palazzo è del milledue, ma forse si tratta di roba ancora più antica, cè chi dice persino del mille. Alla fine non riuscivo più a dormirci: avere un posto così affascinante e non poter condividere la scoperta. La scelta è stata obbligata: portarci la gente, farlo vivere, con la musica e tutto: sai, io non sono genovese, vengo da Trieste, e volevo portare a Genova la tradizione dei nostri caffè-museo".
L'operazione, lasciatemelo dire, è perfettamente riuscita.
La Bottega è un locale d'ambiente, affollato ma nel suo genere calmo - l'età media è fra i trenta e i quaranta - che punta sull'atmosfera e sulla qualità dell'offerta (ho contato ventidue tipi di whisky). Tra le varie cose da segnalare, senz'altro il più bel bagno fra i locali genovesi: pavimento d'ardesia, specchiera in noce, lavello in marmo e piastrelle settecentesche napoletane alle pareti. Le spine sono tutte inglesi, con la pinta fra le 7 e le 8mila lire.
Nota dolente è per ora l'affollamento, che Daniela sta cercando di risolvere... aprendo unaltra saletta medievale.
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