Ett: un viaggio nella Silicon Valley genovese

Galata Museo del Mare: la Sala della Tempesta

Galata Museo del Mare: la Sala della Tempesta

Un'azienda con sede in un palazzo storico di Sestri Ponente. Un'industria digitale creativa che lavora in Italia e all'estero. L'intervista

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Genova - Venerdi 13 novembre 2015

Come può il futuro essere creato, pensato, inventato, all'interno di un palazzo storico di Sestri Ponente, nel centro di una delegazione che, pur industriosa e storicamente sede di aziende innovative nel loro campo, doveva essere - ma non è poi diventata - la Silicon Valley genovese?

Questa è la domanda che mi sono posto andando a visitare la Ett, Electronic Technology Team, una realtà genovese ancora poco conosciuta nella nostra città. Ho letto infatti sul loro sito che Ett è un'industria digitale creativa. Immagino quindi che realizzino soluzioni hi-tech e creino contenuti di qualità, avvalendosi delle professionalità interne all'azienda. Io credo che ci sia molto di più da scoprire.

«Siamo partiti nel 1996 fondando uno studio associato di ingegneria, in pratica uno spin-off dell'Università di Genova. Sì, proprio quella stessa Università di Genova che oggi è al numero 29 nella classifica degli Atenei italiani (secondo Il Sole 24 Ore, nda) ha consentito di creare una realtà che, vent'anni dopo, dà lavoro a 130 persone. Certo, avremmo potuto vivere all'ombra di realtà genovesi, allora presenti, che ci avrebbero garantito un futuro attraverso del puro body rental, ma oggi non saremmo qui. Perciò, nel 2000, ci trasformiamo in Ett, e cominciamo a fare sul serio».

A parlare è Giovanni Verreschi, il socio fondatore e tutt'ora presidente e amministratore delegato di questa realtà genovese che crea lavoro, idee e progetti innovativi. Fare sul serio, per gli ingegneri di Ett, significava sviluppare software per la pubblica amministrazione, accompagnandola in quella che, in quegli anni, era l'informatizzazione dei Centri per l'Impiego grazie al Sistema Informativo Lavoro. Le persone occupate, all'epoca, erano 35. Viene aperta la prima sede territoriale in Italia a Roma, alla quale poi seguiranno Ancona, Pescara, Palermo, Milano e Napoli. Nel 2007 la piattaforma sviluppata da Ett viene adottata come modello dal Ministero del Lavoro e diventa un punto di riferimento per tutta l'amministrazione pubblica italiana. Ett fa un salto di qualità e diventa leader nazionale del settore.

Ma la rivoluzione digitale avanza, e Ett decide di stare nel gruppo di testa: nel 2008 viene creata la divisione New Media, che si occuperà di allestimenti interattivi, digital heritage, comunicazione creativa. Parole e termini che possono dirvi ben poco, se non li traduciamo in pratica. E allora partiamo con i casi di successo: chi ha progettato la Sala della Tempesta e la visita virtuale al Sottomarino, al Galata Museo del Mare di Genova?

A a chi pensate si sia affidato l'Ente Regionale per il Turismo del Kent per il progetto museale itinerante Magna Carta Rediscovered in occasione dell'ottocentenario della sigla della prima Magna Charta? E Samsung? A chi ha affidato l'incarico di realizzare l'avveniristica Smart Home, la nuova showroom di Milano all'interno del Samsung District?

«Il bello è che non siamo un'azienda di soli ingegneri, anzi. Con noi lavorano game designer, grafici, ovviamente programmatori, ma anche disegnatori, architetti e museologi. Ett è in grado di realizzare musei in the box, cioè progettati e realizzati in ogni loro parte, fino all'ideazione e produzione dei gadget».

Ancora: nel 2012 Ett sbarca a Londra e apre una sede operativa e commerciale. Cuore e testa restano a Sestri Ponente, «perché doveva essere la Silicon Valley genovese, e poi per la vicinanza delle grandi aziende - Marconi, Elsag, Esaote. Ci sembrava che la loro vicinanza potesse in qualche modo aiutarci. Ma in realtà ci siamo creati da soli il nostro futuro, inventandolo giorno per giorno. Stiamo continuando a crescere, come numero di persone, e forse dovremo cercare locali più grandi. Ma resteremo sempre all'interno del tessuto urbano genovese».

La nostra intervista potrebbe finire qui. Domande, risposte, slide, storie personali. Ma tutta questa tecnologia, questo futuro che si avverte come presente, fra queste mura con affreschi del '700, si può toccare con mano? Certo. Il responsabile marketing Ugo Galassi mi accompagna nel sancta sanctorum dell'azienda. Un ambiente dove stazionano strani oggetti: droni, visori 3D, maxischermi touch e touchless, occhiali per la realtà aumentata. Mi viene mostrata la vetrina del futuro, che visualizza in trasparenza le informazioni che vorrete durante la visita a un museo. Ed eccomi, una volta inforcato il visore per la realtà virtuale, sul ponte di un piccolo brigantino che naviga tranquillo in mare aperto, oppure all'interno di una chiesa in via di restaurazione o, addirittura, sulla Luna, alla guida di un potente rover lunare che mi porta alla ricerca di ossigeno.

Ma è chiaro che l’avanzamento della ricerca dei tecnici di Ett è qui mostrata al minimo. Non possono farmi vedere tutto. Molti sono prototipi e devono essere protetti da sguardi curiosi. Quindi inutile chiedere quali siano i progetti per il futuro: in Ett il futuro diventa ieri.

Cristiano Fiore

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