Alessandro Sanna: narrare con le immagini. L'intervista

Alessandro Sanna

Alessandro Sanna

Da Mano Felice a Pinocchio prima di Pinocchio. Dai laboratori agli spettacoli. Protagonisti colori, acqua, segni e poesia. L'artista a Genova

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Genova - Giovedi 26 novembre 2015

Colori, acqua, segni e poesia stanno per arrivare a Genova per mano di Alessandro Sanna, autore di molti e importanti libri illustrati, collaboratore di importanti riviste, da Vanity Fair a The New Yorker, vincitore di premi e riconoscimenti in tutto il mondo tra cui il Premio Andersen che ha ottenuto per ben tre volte, l'ultima nel 2014 con Fiume lento. Un viaggio lungo il Po (Rizzoli). E proprio perseguendo un'idea di continuità tra un'edizione e l'altra del premio, la rivista Andersen ha curato la regia d'insieme di un programma di iniziative che lo vedono protagonista.

Lo raggiungo telefonicamente per sapere qualcosa di più su quello che farà a Genova e, più semplicemente, per conoscerlo prima del suo arrivo in città. Ci diamo appuntamento alle sette di una gelida sera d'autunno. Io sono fuori, e ci dovrò rimanere ancora per un po', mi ritrovo a parlargli in una bar deserto, davanti a un tè che non riuscirò a bere perché non ho calcolato che ho solo due mani, con una tengo il telefono, con l'altra scrivo. Siamo forse tutti e due un po' stanchi a quell'ora, ma lui ha una voce limpida, amichevole e un pensiero aperto che fa in fretta a trasformare un'intervista in un incontro.

Inizio a chiedergli qualcosa di più sul laboratorio Mano Felice che terrà per le insegnanti delle scuole comunali dell'infanzia. Un modo per imparare a disegnare che coinvolge il bambino in modo immediato, dandogli degli spunti per liberare la fantasia e immaginare. Pochi segni semplici e ripetuti che ricordano le lettere, diventano disegni creati in modo autonomo e personale. All’incontro è collegata la mostra laboratorio Mano Felice disegna allestita a Palazzo Bianco, da venerdì 27 novembre a domenica 13 dicembre in collaborazione con Franco Cosimo Panini editore, l’assessorato e la direzione Scuola del Comune di Genova, i Musei di Strada Nuova e i Servizi Didattici e Educativi dei Musei Civici.
«La proposta di Mano Felice agli insegnanti e ai bambini è parallela al modo di disegnare che ogni bambino ha già. Mano Felice non insegna a disegnare, non dice chi è il più bravo. È un modo di disegnare che assomiglia alla scrittura, parte da segni che vengono poi reinterpretati. Il progetto ha origini lontane. Lo devo a una professoressa che ho incontrato quando avevo tredici anni e che ho seguito per anni. È lei che mi ha fatto entrare dentro tutte le arti visive, mi portava al cinema, a teatro, mi dava dei libri e mi metteva spesso di fronte a dei bivi, la cui portata l'ho compresa solo molto dopo. Mi chiedeva, per esempio: vuoi essere grafico, disegnatore o pittore?. Oppure: vuoi essere Michelangelo o Leonardo?. E un giorno mi ha detto: Potrai dire di saper disegnare quando per te sarà la stessa cosa che scrivere. Quando lo farai con la stessa confidenza, senza preoccupazione. Anni dopo ho capito che il disegno può essere una danza. Ad un certo punto mi sono dedicato a un progetto che si chiamava Come disegnare al telefono, si trattava di una specie di intrattenimento segnico, quell'idea si è trasformata in Mano Felice».
Gli insegnanti come accolgono la proposta di Mano Felice?
«Bene, anche perché non la associano a un'attività artistica, ma logica. Percepiscono Mano felice come uno strumento che gli può essere immediatamente utile, un modo di far diventare il disegno accessibile, per liberare il proprio modo di disegnare, per stare insieme agli altri. È un orto che ognuno può coltivare. Si tratta di un progetto a cui tengo molto, che mi dà la possibilità di portare la mia riflessione in ambito pedagogico e di uscire dall'autorialità. L'autore dei diversi libri che propongono questo metodo è proprio Mano Felice, io sono solo l'assistente. È la mano che fa, io non ci sono».
Calvino aspirava un po' alla stessa cosa quando diceva che avrebbe voluto che a scrivere fosse solo la sua mano. Una mano con nulla dietro di sé
«Sì, anch'io quando lavoro seguo una direzione, ma non voglio avere troppa esperienza, cerco sempre un atteggiamento primitivo».
A Genova, come in molte altre città, terrai anche un workshop intensivo di narrazione per immagini, organizzato dalla Genoa Comics Academy sabato 28 novembre all’Accademia Ligustica di Belle Arti. Qual è in questo caso il tuo obiettivo?
«Quello di far realizzare a ogni partecipante una piccola narrazione per immagini, quella che io chiamo tecnica di pittura sequenziale. I partecipanti realizzeranno una piccola storia con il mio metodo di acqua e colore. La narrazione in questo caso è totalmente delegata alle immagini che dovranno essere semplici e comprensibili. Ognuno troverà la storia in quel momento avendo davanti un semplice foglio e una matita, poi si andrà avanti. In questo caso mostrerò la mia tecnica, non per ottenere degli scimmiottamenti rispetto a quello che faccio io, ma semplicemente per prendere coscienza che esiste anche quel tipo di possibilità per esprimersi che comprende il non controllabile».
Parli spesso di non controllabilità dell'opera d'arte, è un concetto che mi tocca profondamente. Per te cosa vuol dire precisamente?
«Per me è importante che il processo creativo non sia controllabile perché amo sorprendermi, amo trovarmi ogni volta in una situazione nuova, arrivare in un punto, alla fine, e non capire bene come ho fatto. Mi spaventa la possibilità di ripetermi. Non voglio essere quello bravo, voglio stupirmi, voglio continuare a cercare».
La settimana scorsa è uscito nelle librerie il tuo ultimo lavoro Pinocchio prima di Pinocchio (Orecchio Acerbo) e, in effetti, è un'opera sorprendente che parla di una nascita. Forse della nascita dell'uomo tra le viscere dell'universo. Com'è nato questo lavoro che racconta una genesi?
«Quando ho iniziato a lavorare a questo progetto non avevo in mente Pinocchio, non mi sarei mai azzardato a prendere tra le mani un classico così. Volevo raccontare le vite dei bambini che ho incontrato all'ospedale di Torino, in reparti come quello di oncologia. Volevo parlare di quelle vite. All'inizio ho disegnato la storia di una bambina che passava da una vita all'altra, ma o ero troppo lirico o troppo drammatico, non riuscivo a trovare la misura giusta. Ho attraversato diversi fallimenti. Poi, un giorno, in campagna, ho visto un albero con in braccio un ramo. Era una nascita. Ho disegnato e ridisegnato quell'albero, quel ramo. Ho provato a mettere in sequenza quello che c'era prima, e quello che c'era dopo. E, alla fine, ho trovato un ramo che assomigliava a quello da cui nacque Pinocchio, forse era Pinocchio, la sua anima. Ho continuato così a disegnare e ridisegnare, fino ad arrivare al prima di ogni cosa».
Sia in Pinocchio prima di Pinocchio dove sono presenti i quattro elementi del fuoco, dell'acqua, dell'aria e della terra, così come nel Fiume lento dove il racconto è scandito dallo scorrere delle stagioni, si sente un forte legame con la natura
«Così come accade in natura le immagini che creo sono in continua trasformazione, sempre mutabili, non le puoi fermare, così come non si può fermare l'andare della natura. E poi, quando dipingo un albero sono quell'albero, quando dipingo il cielo, sono il cielo».
Pinocchio, prima di Pinocchio sarà anche in scena, in anteprima assoluta all’Altrove |
Teatro della Maddalena, domenica 13 dicembre, alle 16, in uno spettacolo di disegno dal vivo con pennelli e acquerelli con accompagnamento musicale di Francesca Ajmar e Tito Mangialajo Rantzer. Ci puoi anticipare qualcosa?
«Sul palco dipingerò con la mia tecnica ad acqua e le immagini saranno riprese da una videocamera. Inoltre, ci saranno proiezioni di altre immagini, nate altrove. Sicuramente il soggetto principale sarà Pinocchio prima di Pinocchio, ma non ci saranno solo le immagini del libro, nascerà ogni volta qualcosa di diverso».
Come ti senti a portare su un palco il tuo disegnare, a condividere quel momento e farlo diventare una creazione condivisa tra te, i musicisti e il pubblico?
«Provo un po' di malinconia. Perché è come uscire nudi per strada, far vedere a tutti come sei. Mi sembra di svelare i trucchi, o di dire cose che dico solo a me stesso. Non sono molto a mio agio. Ma poi vedo le persone contente, piene di stupore e sono contento anch'io, alla fine, mi sembra un'esperienza divertente».

Si è fatto tardi. C'è sempre più freddo, ci sarebbero molte cose da raccontare ancora, ma lo faremo a Genova, faccia a faccia. Siete invitati anche voi. L'appuntamento è venerdì 27 novembre dalle 18.30 in poi alla libreria L’amico ritrovato (via Luccoli, 98 r). Lì la rivista Andersen ha organizzato un momento di festa per Alessandro Sanna aperto a tutta la città.

Approfondisci

Alessandro Sanna ha disegnato e colorato le parole di Italo Calvino, di David Grossman, di Gianni Rodari, di Beppe Fenoglio; è autore libri illustrati tradotti in inglese, francese, tedesco, spagnolo; ha collaborato con le più importanti riviste, da Vanity Fair a The New Yorker; ha ottenuto premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Per tre volte ha vinto il Premio Andersen: nel 2006, nel 2009 e nel 2014 con Fiume lento. Un viaggio lungo il Po (Rizzoli).

La rivista Andersen, creando un rapporto di continuità tra un'edizione e l'altra del Premio Andersen ai libri e agli autori per l'infanzia, ha curato la regia d'insieme di un programma di iniziative che lo vedono protagonista a Genova, promosse da numerose realtà cittadine.

Daniela Carucci

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