Louisiana Jazz Club: 52 anni di Jazz e non sentirli

Louisiana Jazz Club:

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Riparte la stagione dei concerti del più antico Jazz Club italiano. Ecco qualche anticipazione del programma 2016/17

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Genova - Mercoledi 21 settembre 2016

Sentirli parlare è sempre un piacere. I sostenitori del più antico Jazz Club italiano si mettono continuamente in gioco. Gli anni passano anche per loro, auspicano di trasmettere conoscenze ed entusiasmo ai più giovani, ma poi reggono ancora il fortino in prima persona.

La sede del Louisiana Jazz Club, in via San Sebastiano 36/r, a Genova, dà sempre l’impressione di essere uno spazio al di fuori del tempo, dove ci si tuffa in una dimensione altra. Qui ci si aspetta di vivere la musica in penombre fumose, bevendo e chiacchierando sottovoce, canticchiando e muovendo le gambe sotto ai tavoli, impazienti (talvolta) di danzare.

Si sa che intorno al jazz non gira molto denaro, per cui questa passione tende a rimanere appannaggio degli idealisti, ma tutti dovrebbero provare a frequentare il Club genovese.

Una «serata di assaggio» – come viene definita significativamente – comporta una tessera propedeutica, il cui costo verrebbe scalato dall’eventuale tessera annuale. E se si pensa che l’associazione costa soltanto 50 Euro a persona (25 Euro per gli studenti), a fronte di una quarantina di concerti proposti, si può davvero capire la battuta che «ogni serata costa come un caffè».

Lo spiega Marco Battelli, presidente del Club dal 2008, e gli fa eco Dani Lamberti, segretario e programmatore, nonché sassofonista; entrambi ci tengono a ricordare che il Club è privato, non ha scopo di lucro, non gode di contributi pubblici e vive grazie all’impegno dei soli soci.

Chiedo a loro le caratteristiche e i punti forti della stagione musicale 2016-17, che debutta il 22 settembre, di giovedì, che è il giorno tradizionale di apertura del Louisiana.

«Noi non facciamo Free e nemmeno Avanguardia», sottolineano, «ma oggi è meno tradizionale fare il jazz tradizionale».

Interviene anche Marco Ray Mazzoli, coordinatore della programmazione Blues e dei rapporti con l’Università – ma pure pianista, cantante e compositore di musica Blues –, raccontando che «a questo genere molto seguito e più orecchiabile, il Blues, è dedicata una rassegna, pensata soprattutto per il pubblico giovane, con appuntamenti ogni ultimo giovedì del mese».

Il Jazz degli anni ’40, d’altra parte, ha influenzato i musicisti attuali, secondo la catena evolutiva che vuole il Blues alla base, il Rhythm & Blues a seguire, poi le derivazioni del Rock e del Rock & Roll e, infine, della musica Pop in generale. Insomma, le radici di questo linguaggio pervadono anche ciò che ascoltiamo ogni giorno.

La programmazione prossima e ventura del Louisiana segue, dunque, due filoni.

Il primo prevede il 22 settembre lo spettacolo dello Swing Trio (chitarra, voce e basso elettrico) e del Piero Trofa Duo (viola e pianoforte); il 6 ottobre del Duo Casati e Zegna (tromba e pianoforte); il 13 ottobre del Duezz (voce e chitarra) e dell’Ernesto Noce Trio (pianoforte, contrabbasso e batteria); il 20 ottobre del Duo Sainato e Sezzi (chitarra e percussioni).

Il palco del Louisiana vedrà poi sicuramente anche artisti del calibro di Dado Moroni («nato al Louisiana, è uno dei top jazz pianist al mondo», sottolineano con orgoglio i miei interlocutori), Alessio Menconi, Laura Fedele, Andrea Pozza, Gianluca Tagliazucchi e Danila Satragno, tutti noti ai fan del settore.

Il secondo filone, quello del Blues, apre la propria serie di serate il 29 settembre, con il duo Swing Lady & Bluesman, in cui la cantante di origine armena, nata in Siria, Manina Syoufi, sarà accompagnata al piano da Marco “Ray” Mazzoli. Questa artista eclettica, cantante di Blues e jazz e pittrice professionista, laureata all’Accademia di belle arti di Venezia sotto la guida di Emilio Vedova, ha vissuto in diversi paesi e ha tenuto molti concerti in Libano, in Siria e in Italia, dove risiede da anni.

Il 27 ottobre si esibirà con un vasto e articolato repertorio il Louisiana Blues Trio, fondato proprio da Marco Battelli (contrabbassista jazz e blues), con la partecipazione ancora di Marco “Ray” Mazzoli e Tassilo Von Burckard, batterista noto professionalmente in Germania e, dal 1966, in Italia.

Il 24 novembre suonerà Carmelo Tartamella, mentre il 23 dicembre (eccezionalmente un venerdì) ci sarà l’evento speciale Big Fat Mama in Concerto, con una delle grandi Blues band storiche italiane, che interpreterà un bel “Christmas Blues”.

La stagione proseguirà nel nuovo anno con Mauro Culotta & Sabrina Colombo Quintet “in blues” (chitarra e canto); con il Max Vigilante Trio (piano e canto); con il chitarrista milanese Denis Carlo Riva & Friends; con Paolo Magnani Guitar Blues («un frontman trascinante»).

Per ribadire l’assoluta apertura culturale del Club e incrementare la jazzofilia, chi volesse suonare al Louisiana si può proporre ed essere inserito in formazioni preesistenti oppure a sé. Non ci sono formalità, anche se i pretendenti al palco vengono prima ascoltati, per garantire sempre al pubblico un certo livello.

Per chi volesse partire da zero, invece, ci sono i corsi della Scuola per musicisti jazz del Louisiana Jazz Club - Museo del Jazz. Betty Ilariucci, che insegna canto jazz, racconta di aver formato un sestetto vocale, il Lonelist Vocal Ensemble, che ha ripreso e interpretato con successo le colonne sonore di celebri cartoni animati di Walt Disney.

L’accoglienza nel locale è anche sostenuta dal servizio bar, affidato alle cure di Simonetta (Simo) Cerruti e del giovanissimo Niccolò Taranto, che preparano cene su prenotazione o apericena di qualità.

Sono curiosa di sapere quale nuovo cocktail ci propongono quest’anno. «Si tratta del Vieux Carré», spiega Niccolò, «risale a inizio ‘800 e prende il nome dal quartiere francese di New Orleans, dove è stato ideato».

E qual è la sua formula magica? «È a base di Peychaud’s Bitters, cioè spezie ed erbe aromatizzanti, messe insieme dall’omonimo farmacista di origine creola, e Bénédictine, un elisir alcolico francese, prodotto inizialmente dai monaci nel XVI secolo».

Il risultato è un blend sofisticato e potente, che ben si abbina alla musica jazz. Già mi vedo, con il bicchiere in mano, seduta al Club, persa nell’ascolto di suoni e voci che vengono da molto lontano.

Linda Kaiser

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