Delitto e rovescio: il giallo si gioca su un campo di tennis

Una parte della copertina del libro Delitto e rovescio, di Claudio Paglieri

Una parte della copertina del libro Delitto e rovescio, di Claudio Paglieri

Un estratto del libro di Claudio Paglieri. Tra donne dai fisici perfetti e sport. Un'indagine del commissario Luciani. La presentazione al Ducale mercoledì 19 ottobre

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Genova - Martedi 18 ottobre 2016

Mise gli occhiali da sole e uscì. Tutti i campi erano occupati da ragazze che giocavano tra loro, oppure con un maestro, o ancora provavano servizi e rispondevano alla macchina lanciapalle. Parevano fatte con uno stampo, gonnellino bianco-top-visiera-treccia di capelli biondi, età sedici-diciassette anni ma già molto femminili, dai fisici perfetti.

Completamente diverse dalle migliori giocatrici dei suoi tempi. Quelle camminavano come cowboy ma in compenso sapevano accarezzare la palla, mentre qui gli scambi davano la nausea, vedere quella pallina che andava avanti e indietro, avanti e indietro, sentire quella mitragliata di impatti sulle corde e gli urletti pseudorgasmici delle ragazze non aveva nulla di poetico.

Marco Luciani amava il tennis, ma in quel momento si sentì come di fronte a uno zoo, a una catena di montaggio di fordiana memoria. O a un macello.
«Posso aiutarla?»
Un uomo robusto e mezzo pelato, con occhiali da sole avvolgenti e una polo dell'Accademia, in calzoncini e scarpe da tennis, gli si era avvicinato con un sorriso che non nascondeva l'aria seccata. Riconobbe subito Hector Benitez, detto il Gran Maestro.
«Stavo solo dando un'occhiata. Mi sono iscritto al corso intensivo, comincio lunedì, e volevo vedere i campi».
L'altro sembrò rilassarsi: «Molto bene. Ha fatto un'ottima scelta. Lei da quanto tempo gioca?»
«Parecchi anni. Ma sono solo un amatore. Queste ragazze sono professioniste?»
«Alcune sì. Altre lo diventeranno. Almeno spero. Abbiamo formato tante giocatrici di primo piano, e altre vengono da noi ad allenarsi».

Marco Luciani indicò i campi. «Ma avete solo allieve donne?»
Il Gran Maestro annuì.
«Come mai, se posso chiederlo?»
«Oh, non è un segreto. In passato ho avuto allievi maschi. Ma non è andata come speravo. Le ragazze sono più mature, più facili da gestire, e ci sono più chances di farle arrivare in alto. Fanno sacrifici che i maschi non si sognano neanche, e possono fare anche più cose contemporaneamente. Ho sempre detto che le donne sono un passo avanti rispetto a noi, e che se il mondo fosse governato da loro sarebbe un posto migliore».

Stronzate, pensò Marco Luciani. Frasi fatte. Le donne non sono né meglio né peggio degli uomini e a quanto vedo tu non hai neppure una maestra donna, nella tua Accademia. Quanto al famoso multitasking femminile, consisteva semplicemente nel fare troppe cose tutte insieme, e tutte male. Lui preferiva farne una per volta, ma a regola d'arte.

«Non è convinto?» chiese il Gran Maestro vedendo la sua espressione scettica.
«Non so. L'unica cosa su cui sono d'accordo è che è più facile farle arrivare in alto. Il livello del tennis femminile è scarsissimo, e qualunque ragazza atleticamente preparata, con due ottimi colpi da fondo, può stare nel circuito».
L'altro fece una smorfia, ridacchiò. «Magari fosse così semplice»
«Magari esagero, però tra gli uomini c'è più concorrenza e il livello è più alto. Federer prima, e poi Nadal, e adesso Djokovic... hanno costretto tutti gli altri a giocare meglio. La competizione è feroce. Ci sono giocatori dal braccio straordinario che non vedranno mai i primi cento del mondo. Mentre nelle donne è vero che c'è Serena, ma dietro di lei... il vuoto. Per me una generazione di tenniste scarse come quelle di adesso non c'è forse mai stata».

Il Gran Maestro tossicchiò, lo prese sottobraccio. «Venga. Non facciamoci sentire da queste ragazze. Potrebbero giustamente offendersi. Sa cosa le dico? Ogni generazione è convinta che i suoi campioni siano stati i migliori. Vale per il tennis, ma anche per lo sport in generale. E per la musica, per l'arte, per tutto. Ma è solo un problema di età. Lei quanti anni ha? Quarantacinque? Cinquanta?»

Vado per i quarantacinque, stronzo, pensò Marco Luciani.
«Noi invecchiamo e restiamo affezionati alla nostra gioventù – riprese Benitez - e quindi ai nostri campioni, ma nel frattempo lo sport va avanti, si evolve. La palla oggi viaggia molto di più. È vero che l'atletismo è diventato fondamentale, ma non è che manchi la tecnica. È solo che a certe velocità, certi colpi non si possono più fare. Tutto qui».
«O non si vogliono più fare. Il rovescio in back era sparito - obiettò Luciani - sembrava che il rovescio a due mani lo avesse definitivamente ucciso, eppure è tornato, anche tra i maschi. Ed è pure molto efficace».
«Vero. Lei gioca il rovescio in back?»
«Certo. Specialmente per andare a rete. Cerco il punto debole dell'avversario, e lo attacco dove gli fa più male».

Senza farsene quasi accorgere, il Gran Maestro lo aveva riaccompagnato verso l'uscita. «Lei quindi è un attaccante. Merce rara – disse porgendogli la mano – ne riparleremo lunedì, allora. Sul campo». Lo guardò allontanarsi, chiedendosi che male aveva fatto perché tutti i rompicoglioni presuntuosi arrivassero da lui.

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Claudio Paglieri: Genovese, nato nel 1965, è giornalista, scrittore e mediocre tennista. Lavora al Secolo XIX. Con Piemme ha pubblicato Domenica nera (2008, Premio Bancarella Sport), Il vicolo delle cause perse (2009), La cacciatrice di teste (2010), L'enigma di Leonardo (2013, Premio Nebbiagialla), L'ultima cena del commissario Luciani (2014) e Delitto e rovescio (2016).

Trama: Marco Luciani ha lasciato la polizia e l'Italia: un taglio netto, una nuova vita a Barcellona, da padre single. A parte occuparsi del piccolo, vivacissimo Alessandro, l'ex commissario si limita a gestire la casa che Alice, amica e amante occasionale, affitta ai turisti. Forse, però, dentro di lui non si è del tutto spento il gusto di indagare, di frugare nelle vite degli altri, di completare i puzzle. O forse, più prosaicamente, i soldi cominciano a scarseggiare.

È così che Luciani si rassegna ad accettare l'incarico di ritrovare la figlia scomparsa di un imprenditore italiano. La ragazza si chiama Martina, ha diciannove anni e viveva in un'Accademia di tennis poco fuori Barcellona, dove si allenava per diventare una professionista. Segni particolari: una bellezza fuori dal comune. La polizia locale non si occupa del caso perché, stando alle apparenze, Martina si è allontanata volontariamente, per sfuggire alle pressioni soffocanti di un padre padrone che la voleva campionessa a tutti i costi. Ma nessuno ha più sue notizie, e il suo telefonino è sempre muto...

L'istinto di Luciani gli suggerisce che qualcosa non torna e lo spinge a scavare nella vita della ragazza, iscrivendosi all'Accademia e spacciandosi per un amatore che vuole migliorare il suo gioco. Ben presto, la sua indagine informale si scontra con i silenzi o le bugie delle amiche di Martina, dei maestri - qualcuno in rapporti non solo tennistici con le allieve - e dell'ambiguo gestore dell'Accademia. In questo match la posta in palio è altissima, e Luciani dovrà giocare al meglio delle sue possibilità se vuole ritrovare Martina prima che sia troppo tardi. O almeno fare giustizia in suo nome.

Claudio Paglieri

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