Un aperitivo con degli sconosciuti, senza vedere nulla. Succede a Dialoghi nel Buio

Nessuna immagine rappresenta meglio l'esperienza di prendere un aperitivo al buio

Nessuna immagine rappresenta meglio l'esperienza di prendere un aperitivo al buio

Riposare la vista e provare a muoversi mettendo al lavoro i sensi impigriti, come l'udito, il tatto e il gusto. Un'esperienza terapeutica. 

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Genova - Mercoledi 19 ottobre 2016

Siamo sei persone in fila. Stiamo aspettando che una guida non vedente ci venga a prendere e ci porti al di là del tendone. Quando arriva ci dice di camminare rasente al muro e di appoggiare la mano destra sulla spalla di chi è davanti a noi. Cala il buio totale. Neanche una piccola striscia di luce. Buio, buio.

Ora procediamo sempre in fila nell'oscurità, tastando la parete mi accorgo che c'è un angolo e svoltiamo tutti. La guida ci fa sedere intorno ad un tavolo, uno per uno, con calma. Dobbiamo toccare la seggiola e capire bene come sistemarci. Niente fretta, un errore di valutazione potrebbe causare un piccolo incidente. Ora siamo tutti sistemati, nella sala buia altra gente. Nel tavolo vicino a noi parlano troppo forte, forse sono agitati, non sanno come gestire quest'esperienza. Così noi sei facciamo fatica a sentirci. Ci presentiamo: siamo una coppia, il presidente della cooperativa che gestisce lo spazio con la moglie, un signore più grande di noi che è più silenzioso di tutti, il mio compagno di spunti e di vita ed io.

Ora la guida ci chiede se preferiamo vino bianco o spritz. Io mi getto sull'aperitivo veneziano. È la prima volta che parlo con persone di cui non riesco a decifrare i lineamenti. Certo al telefono capita, ma ora non sto telefonando, sto prendendo un aperitivo di fronte al Galata, in Darsena nella chiatta di Calata Mari, “Dialogo nel buio, che ha l'intento di avvicinare il mondo dei ciechi a chi ha desiderio di comprenderlo e di entrarci dentro. Uso anche la parola ciechi perché non mi è mai sembrata offensiva.

Mi accorgo che il cervello sta pensando più velocemente, che l'udito sente di più e si infastidisce con più facilità per le persone che urlano all'altro tavolo, anche perché se cerchiamo di comunicare tra noi non riusciamo a sentirci granché bene.

Mi viene una certa euforia, se io facessi le boccacce, mi mettessi le dita nel naso, se mi spogliassi, nessuno mi vedrebbe. Non è una brutta condizione questo buio che ci fa così paura. Un po' come l'esercizio del silenzio che fanno in certi ashram buddisti.

Qualcosa riusciamo a dirci, scambiamo pareri sulla focaccia al formaggio che stiamo mangiando. Nel frattempo il presidente mi spiega che a volte qualcuno scappa via non appena si trova al buio. Molta gente ha bisogno della luce – penso – come i pesci dell'acqua, hanno l'ansia di controllare tutto, poca fiducia negli altri. Per questo forse non riescono a stare al buio insieme ad altre persone. Per me invece è una gran bella esperienza, aiuta a entrare più in contatto con il proprio sé, a non aver paura delle cose insolite, lontane dalle nostre abitudini. E poi, non ultimo, ad avvicinarci a molte persone che vivono questa condizione dalla nascita. Qualcuno in un altro tavolo parla di compleanno e i commensali gli fanno gli auguri. Bel modo di festeggiare, penso.

Ritorno una settimana dopo a fare il percorso standard di “Dialoghi nel buio”, la condizione è la stessa solo che questa volta sono da sola con Elena, la guida ipovedente. Mi conduce per mano nel regno del buio. Mi sento un po' Alice nel Paese delle Meraviglie. Mi fa salire su un ponticello, toccare rosmarino e salvia in un vaso, poi la statua di David Chiossone (a cui è intitolato l'istituto genovese dei non vedenti) seduto ad una scrivania con due tomi davanti. Siamo su un pontile, mentre i gabbiani stridono e le onde si infrangono sulla riva, ne sento solo il rumore. Il mio compito è indovinare cosa sto toccando o cosa sto sentendo. Ora è la volta di una Vespa e poi di una Fiat Panda in mezzo ad un insopportabile traffico, così come il rumore dell'autobus sul quale mi fa salire, sedere e riconoscere la fermata, scandita dall'audio. Scendo e attraverso la strada, udendo il suono del semaforo, poi con i piedi percepisco le strisce, un po' in rilievo. Ora sono entrata in un'edicola, sto decidendo se comprare un quotidiano o una rivista. In un battibaleno eccomi al museo, sto accarezzando il ritratto di Van Gogh, per poi andare al supermercato, dove riconosco pasta e riso tra gli scaffali. Sono finalmente a casa, seduta sul divano e sento la televisione, vado in cucina, riconosco il lavandino, i fornelli, e i barattoli, con i ceci, il caffé, il riso e il sale grosso.

Eccoci ora al bancone di un bar, Elena mi offre una birra e uno snack. Comincio a parlare con lei di Cecità di Saramago, uno dei romanzi più intensi che abbia mai letto. Racconta di un mondo che si sfalda per un'epidemia, tutti gli esseri umani piano piano perdono la vista e il premio Nobel portoghese riesce a cogliere con una scrittura intensa e sapiente il nucleo di malvagità e egoismo dentro tutti noi.

Chi non è vedente sa bene come comportarsi. Pericoloso è diventarlo tutti e tutti insieme. Persone che non lo sono mai state. E che per sopravvivere tirano fuori il peggio. Una metafora terrificante, che ci mette a nudo.

Elena mi racconta che hanno fatto letture al buio di Cecità. Il giro è finito, sono di nuovo proiettata all'esterno, cammino verso il Porto Antico, e mi spiace che tutto sia durato così poco. Riposare la vista e provare a muoversi e vivere mettendo al lavoro i sensi impigriti, come l'udito, il tatto e il gusto, è un'esperienza terapeutica.

Ora ci vedo di nuovo, anche troppo. E non tutto mi piace di questa città che pur amo molto.

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Dialogo nel Buio

Aperitivi al Buio, un modo diverso di vivere la magia del buio nel percorso sensoriale in totale oscurità. Prossimi appuntamenti: 27 ottobre, 10 e 24 novembre, 8 e 29 dicembre. Succede all’interno della chiatta ormeggiata in Darsena, davanti al Galata Museo del Mare. È un’esperienza che stuzzica gusto, tatto, olfatto e udito per vivere più a fondo la magia del buio: giocare a riconoscere le cose, a distinguere oggetti comuni senza la vista, a godere di sapori e profumi senza lasciarsi influenzare dagli stimoli visivi. Parlare col vicino senza i condizionamenti dell’immagine, dell’apparenza. E come sempre ad accompagnare gli avventori, guide e camerieri non vedenti.

L’appuntamento si ripete due giovedì al mese (ogni secondo e ultimo giovedì del mese) alle ore 19.30. Il costo è di 20 euro e include il biglietto d’ingresso a Dialogo nel Buio (da prenotarsi in data successiva allo svolgimento dell’aperitivo). Per informazioni sulle date è possibile consultare il sito www.dialogonelbuio.genova.it oppure contattare Dialogo nel Buio (tel. 010/0984510 - info@dialogo.genova.it). La prenotazione è obbligatoria entro le ore 12 del mercoledì precedente.

Dal 16 maggio 2013 è diventato permanente a Genova Dialogo nel Buio, lo straordinario percorso multisensoriale, in totale assenza di luce, attraverso ambienti e situazioni reali di vita quotidiana. I visitatori affrontano, in piccoli gruppi accompagnati da una guida non vedente, un viaggio di 45 minuti nella totale oscurità per sperimentare un nuovo modo di “vedere” la realtà, affidandosi esclusivamente ai sensi del tatto, dell’udito, dell’olfatto, del gusto. Il percorso - su una superficie di 200 mq. - si sviluppa attraverso ambienti che, in completa sicurezza, riproducono situazioni reali di vita quotidiana nelle quali occorre imparare “un altro vedere”. Un percorso fuori dal comune dove non c’è niente da vedere, ma molto da imparare. E da capire. Idee e percezioni non visive che appartengono alla cultura dei ciechi diventano il punto di partenza per scoprire l’invisibile intorno a noi. Dialogo nel Buio non è una simulazione della cecità, ma l’invito a sperimentare come la percezione della realtà e la comunicazione possano essere molto più profonde e intense in assenza della luce.

È un invito a scoprire questa nuova dimensione multisensoriale che diventa dialogo interiore e scambio di esperienze diverse sulla percezione del mondo. Si rivolge a chiunque sia interessato a riscoprire il valore dei propri sensi. Il buio diventa un prezioso momento di crescita

Grazie all’impegno dell’Istituto Chiossone, al sostegno del Gruppo ERG, alla collaborazione di Costa Edutainment S.p.A e della Cooperativa Solidarietà e Lavoro, che ne cura la gestione, Dialogo nel Buio arricchisce l’offerta turistica e culturale del mondo AcquarioVillage e della città.

Ulteriori informazioni su tutte le iniziative le potete trovare sul sito.

Laura Guglielmi

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