Genova in chiaroscuro: Giovanni Giaccone racconta la città

Genova in chiaroscuro: Giovanni Giaccone racconta la città

© Foto: Marco Castellani-Caste/Flickr.com. Video: Hira Grossi

La Superba vista attraverso una raccolta di servizi di cronaca giornalistica, tra storia e memoria. Guarda le video intervista

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Genova - Venerdi 2 dicembre 2016

Un ritorno alle origini, o meglio: un ritorno alle gloriose origini da cui Giovanni Giaccone, giornalista e autore genovese, non si è mai davvero distaccato. Dopo il successo di Cocktailsofia e L’arte di bere d'estate, due micro tomi atti all’educazione al bere attraverso la storia, i miti e le leggende che ruotano attorno alle origini dei cocktail, si torna alla buona, vecchia e sana cronaca con l’opera Genova in Chiaroscuro, edita da De Ferrari.

Spesso nera, come i caruggi in cui il racconto si perde; spesso cruenta al limite del mitologico, veste perfettamente calzante per una città sul filo dell’esoterico favolistico da sempre; spesso storica tout court, nel senso più bello e genuino del termine. Genova raccontata dai suoi racconti, da fatti realmente accaduti che Giaccone ha, nel nome del suo indomito spirito di ricercatore del verbo, minuziosamente tallonato, approfondito e ricucito sulle spalle di annebbiati ricordi, miti, ritagli di giornale, vecchi archivi e racconti lontani.

Si scopre, così, una città crudele, spietata e affascinante, condita da personaggi che sembrano usciti da romanzi noir di metà ‘900, così come fantasmi di un passato antico che trasuda dagli angoli bui del centro storico.

Una Genova in chiaro, vista dal punto di vista del giornalista che mette insieme i pezzi fino a creare il fil rouge dettato dallo scuro, la cronaca attraverso il tempo e le ere. Spazia, così, da racconti di draghi, sedute spiritiche, a bersaglieri in piazza, al fascismo con le sue lotte fino a giungere ai profili più zoofili, quali il grande bianco (squalo) e i pitoni. Come a New York, ma con il valore aggiunto della focaccia.

Se vi stavate chiedendo dove trovare i famosi animali fantastici, eccovi accontentati. E poi fantasmi, ovviamente, fantasmi dappertutto: fantasmi di chi c’era, chi ha visto, chi ha sentito, un po’ tutti noi che ci perdiamo scuotendo la testa nel labirinto di casa; il tutto condito dalla sapiente arte oratoria trasposta su carta di Messer Giaccone che passa, appunto, da un cocktail alle terrificanti Mura di Malapaga con la stessa freddezza, distacco e proverbiale ammiccamento di chi non giudica, ma propone qualcosa di davvero unico, sconvolgente e a tratti incredibile.

Semplice storia redatta con termini veloci in racconti brevi, un taglio giornalistico dove l’autore si sente a casa, al punto di rapire l’attenzione e portarla più in là, al limite tra fantasia e fatti realmente accaduti. Solita, vecchia e arci nota favola di Genova e dei genovesi, popolo pasticciato dal porto e dal tempo, di navigatori spietati e di asociali custodi del Pesto.

Per non togliere il gusto agrodolce alla lettura, ma per stimolarne l’acquolina in bocca in attesa, che ne so, di un futuro calice (sacro) di vino (santo) sempre edito da Giaccone & friends, ecco le parole di chi Genova la sente nel midollo e non perde occasione di raccontarcelo/a, Monica di Carlo, tra le prime pagine di prefazione: Questa Città è un virus, una malattia, ti entra nel sangue e non puoi più farne a meno… Le radici di un popolo che ha saputo attraversare i secoli senza perdere il sottile piacere del mugugno e l’orgoglio di essere qualcosa di diverso dal resto del mondo. Buon Noir-tale.

Hira Grossi

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