Nell'ultima sezione di Canneto il Lungo, fra il
Caffè degli Specchi e piazza delle Erbe, due nuove vetrinette rischiarano la strada e - quel che più conta - lo spirito di una fetta molto precisa di genovesi, gli amanti del vino.
Una volta oltrepassate quelle vetrine, si viene accolti da un ambiente caldo e calmo: molto legno, mattoni a vista quanto basta, soffitti bassi, luci non aggressive e quella calma nei gesti che fa capire di essere giunti nel posto giusto per tirare il fiato e ristorarsi.
È il
Quinto Quarto, il nuovo arrivato nella fauna dei locali genovesi, genere
wine-bar, o
bar à vin se preferite il francese. Il termine esatto italiano non mi viene.
«Vineria, cercavamo proprio una vecchia vineria come questa». Eccola la parolina. A ricordarmela è Massimo, uno degli artefici di questo piccolo (ci saranno sì e no cinque o sei tavoli) gioiellino. «Abbiamo cercato a lungo un locale che avesse una storia di mescita di vino, proprio come questo, che ha sulle spalle
almeno un secolo di "gotti". Quando l'abbiamo rilevato l'abbiamo tenuto chiuso per un anno, perché si disperdesse il giro della vecchia clientela: ha funzionato».
Una mossa necessaria, se ricordate com'era ridotto il vecchio "Asinelli", e soprattutto se si tiene conto che Massimo & C. puntano in alto. La qualità innanzitutto, con un discorso-vino portato avanti senza tentennamenti e con le idee chiare.
Tanto per cominciare
qui è vietato fumare, ma vietato per davvero! La mossa risponde ad una sua logica: per degustare ci vuole un ambiente che permetta al vino di esprimere al meglio i suoi profumi. Qualcuno - mi dicono - si infastidisce e preferisce non entrare, ma i nostri perseverano con gentilezza e caparbietà. E la maggior parte dei clienti, fumatori compresi, apprezza.
Il segreto di tanta determinazione nel ricercare l'eccellenza? I nostri - un gruppetto di amici, tutti genovesi, dai 30 ai 50 anni - non lo fanno per campare ma
per una travolgente passione: ognuno ha il suo lavoro, nel tempo libero si danno il cambio dietro il bancone.
Il vino, il gran protagonista, non manca: la carta conta 120 etichette, dai 7 fino ai 70 € («giusto un paio di bottiglie di Barolo, per chi ha vinto al Totocalcio»), ma il punto di forza del Quinto Quarto è
la scelta dei vini a bicchiere. Sempre dodici, sempre diversi ogni giorno: il prezzo (dai 2 ai 4 €) comprende ovviamente una
giusta dose di companatico: «teniamo molto anche a questo aspetto, facciamo anche scelte per noi antieconomiche pur di mantenere alta la qualità». L'attenzione è focalizzata sui prodotti meridionali, che stanno conoscendo in questi ultimi anni un incredibile boom qualitativo, vini in testa: sono molto buoni, relativamente poco conosciuti e non costano un occhio.
Come l'ambiente e la carta, anche il servizio è molto curato: berrete in splendidi calici di cristallo e ci sarà sempre qualcuno a disposizione per chiedere consigli.