Impresa, tecnologie, innovazione. Genova? In crescita

foto di Cristina Corti

foto di Cristina Corti

Quattro mesi di azienda in azienda. Il Comune recupera dati incoraggianti, strategie, proposte e idee. Ora, un bando da 1 milione per la fase due delle start‑up

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Genova - Venerdi 3 febbraio 2017

«Questa città è stata abituata a lavorare a isole, una mentalità con cui oggi non si va da nessuna parte. I sistemi territoriali diventano competitivi solo se lavorano su interconnessioni tra business, nuove idee e opportunità». Questa la lezione che Emanuele Piazza, assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova, ha imparato nella sua atipica tournèe che lo ha portato in diverse aziende genovesi alla scoperta dei punti di forza di realtà produttive di varia grandezza e "età".

Sostenuto dal team della Direzione innovazione di impresa, capitanato da Mina Pesce, (Patrizia Notte, Paolo Castiglieri e Enrica Ricciardi) e seguito passo passo dalla fotografa Cristina Corti, Piazza ha potuto constatare in prima persona che «la città è vitale e lo dimostra la realtà concreta, non studi sociologici o freddi dati statistici. Continuando a innovare i propri prodotti, a stare su mercati nazionali e internazionali, senza appoggiarsi a rendite di posizione». La presentazione del percorso, sintetizzato in una piccola pubblicazione corredata con le immagini di Corti ha raccolto a Palazzo Tursi, venerdì 3 febbraio 2017, tutti i protagonisti di questa iniziativa.

Conoscersi per capirsi è stato lo spirito che ha guidato l'intera iniziativa nell'intento di portare alla luce anche problematiche, urgenze e necessità su cui si possano sviluppare programmi di intervento futuri. «L'isolamento della città è infrastrutturale ma anche interno verso il sistema paese. Le resistenze sono ancora molte, ma le richieste dalle imprese ci sono. Ed è su questo fondamentale incrocio tra grandi imprese e piccola e media imprenditoria che si può favorire l'allargamento delle attività produttive sul territorio. Perché, se questa città ha un progetto e delle aziende che possono incidere sul Pil nazionale, è ovvio che poi le persone arrivano e anche gli investimenti».

Tra le forze dei vari settori avvicinati, una generale vocazione all'internazionalizzazione, d'altra parte una ricorrente segnalazione di criticità: mancanza di spazi. «Questa città era piena quando aveva 800mila abitanti, ma ora sono tanti gli spazi in disuso e lasciati vuoti - e i costi di ristrutturazione non aiutano a pensare oltre. Ci sono però esempi positivi, come quello della centrale del latte: una ristrutturazione e riconversione ancora in coroso per una nuova industria attualmente settore portante a Genova. Con questo stesso modello di sviluppo possiamo recuperare altre aree, che possono diventare un volano per nuovi investimenti a caduta».

Accanto a isolamento e spazi, temi forti sul fronte delle debolezze, d'altra parte su quello delle virtù, un elenco aggiornato delle conoscenze e capacità. Ci sono settori di eccellenza tra cui la robotica «dove si è creato un tessuto a vari livelli tra le fila del mondo accademico, delle medie e grandi imprese». Si parla di «primato mondiale nella filiera delle riparazioni navali e dei grandi yacht e in generale nel settore marittimo e della nautica, tra cui sono incluse apparecchiature di recentissima tecnologia». Risultati incoraggianti anchi dal settore energetico, sia produzione che distribuzione, con «l'integrazione fra competenze storiche e innovazione». Quindi il filone del trasferimento tecnologico e dell'innovazione digitale in cui sono «emerse interconnessioni interdisciplinari». Un settore quanto mai strategico in questo momento in Italia e dunque una buon notizia che può solo farci augurare che presto anche Genova sia tra le città raccolte al tavolo per la Trasformazione Digitale, Agenzia per l’Italia Digitale (AgID). Un progetto sviluppato da un team molto all'avanguardia, guidato da Diego Piacentini che, proprio a metà gennaio a Palazzo Chigi ha annunciato l'avvio della collaborazione operativa con alcuni Comuni italiani tra cui Bari, Firenze, Milano, Palermo, Roma, Torino e Venezia.

Sembra particolare infatti che innovazione digitale e impresa creativa con circa 10mila persone occupate a Genova sia passata inosservata. Come sottolinea l'assessore Piazza, «si tratta di 10 volte i lavoratori dell'Ilva, su cui c'è grandissima attenzione, ed è stato appena firmato un accordo a tutela dei 1000 lavoratori della sidurgia, ma come mai 10 volte tante non fa notizia?». Questa assenza di visibilità è un rischio ovviamente. «Se non cominciamo e in fretta ad accorgerci di queste 10mila persone, rischiamo che migrino altrove». Altro esempio virtuoso: «Nel silenzio, l'IIT è passato da 300 a 1300 persone».

Tra le virtuose pratiche, un diffuso senso della responsabilità d'impresa, dunque occhio al profitto ma anche a lavoratori e territorio. Una crescita nell'ambito della cooperazione, dell'innovazione sociale, accanto a quella tecnologico-industriale. «La nostra città è a un bivio conclude Piazza - potrebbe decrescere di altri 200mila abitanti come negli ultimi anni. Oppure, potrebbe abbracciare lo schema IIT: da 300 a 1300. Se si cresce si riesce a mantenere stabile il concetto stesso di città, altrimenti il sistema città nella sua dimensione di aggregatore di persone, conoscenze e risorse decade».

Proprio in quest'ottica e anche come risultato di una prima necessità, a breve sarà lanciato un bando, da un milione di euro, che coglie l'esigenza di coprire la seconda fase delle start up, quella cosidetta dell'accelerazione, per accompagnare sia dal punto di vista gestionale che finanziario chi nell'imprenditoria sta ancora muovendo i primi passi ed è più a rischio. Secondo il Comune, se il pubblico mette il suo supporto sulle buone idee, le grandi aziende possono guardare favorevolmente alla fertilizzazione del territorio. La pubblicazione è prevista per febbraio.

L'attenzione sulle start up arriva anche dalla sala con la segnalazione di un 30% di credito di imposta (dal 1 gennaio 2017) da ottenere su investimenti su start up - definito "uno dei più grossi incentivi in Europa, al momento" - e poi la voce di chi ha appena inaugurato la sua idea, Anna Loscalzo di Tatabox: l’aula studio aperta fino a notte a Genova.

«Quando siamo partite con la nostra idea - afferma Loscalzo - e la voglia di fare impresa e lanciare una start up con servizi legati all'università ci hanno dato delle pazze. Vorrei però raccontarvi la nostra esperienza, perché noi abbiamo incontrato una città nella città e siamo entrate in contatto con tante aziende e giovani che hanno risposto bene. Siamo forse le più giovani in questa sala, non per questioni biografiche, ma perché la nostra impresa è partita lo scorso luglio (2016, ndr). Oggi abbiamo raggiunto i 1700 iscritti, nel nostro percorso abbiamo raccolto una popolazione studentesca smarrrita e trovato persone capaci di vedere e accogliere l'innovazione. Aziende e realtà che hanno voluto parlare con noi. Noi crediamo che la città stia cambiando, ma crediamo anche che spetti a noi rendercene conto per raccontarlo agli altri».

Laura Santini

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