Da Madre Teresa a Jack Nicholson: chi verrà ricordato in futuro?

Un ritratto di Jack Nicholson

Un ritratto di Jack Nicholson © by laverrue Jack (Flickr)

Tutto sta cambiando vorticosamente. Esisteranno persone che sapranno rappresentare lo spirito di un'epoca, come quelle intervistate da Pietro Tarallo?

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Genova - Mercoledi 8 febbraio 2017

Alla fine dell'anno scorso circolavano sui social tante maledizioni al 2016, come un anno bisestile che ha portato sfortuna a tutto il pianeta. Tante le star morte amate da milioni di persone, da David Bowie a Prince, da George Michael a Leonard Cohen. E poi in Italia: Ettore Scola, Franco Citti, Umberto Eco, Dario Fo, Bud Spencer, Anna Marchesini, Marco Pannella, Tullio de Mauro.

Una domanda che mi viene spesso in mente: esisteranno in futuro donne e uomini che riusciranno a raccogliere su di sé lo spirito di un'epoca tanto da essere ricordati a lungo, oppure il sapere o l'esempio di alcune persone geniali della mia generazione o di quelle venute dopo si disperderà nel chiacchiericcio dei mezzi di informazione, governati da facebook e dei social network, per cui tutto e tutti siamo sullo stesso piano? Sembra che niente si solidifichi in questa società liquida contemporanea, come ci ha insegnato Zygmunt Baumann, che anche lui, guarda caso, ci ha lasciato i primi di gennaio.

Tutto questo andavo pensando, leggendo il libro di interviste del giornalista di viaggio Pietro Tarallo, Persone (Canneto editore) che ho presentato la settimana scorsa. Leggendolo si fa un po' il giro del mondo: l'autore, a partire dal 1980 fino al 2014 ha intervistato uonini e donne in tutto il pianeta. Alcune le ha incontrate sotto la porta di casa, cioè a Genova, altre come il Dalai Lama o Madre Teresa di Calcutta le è andate a scovare in altri continenti. Per dirvi alcuni nomi: Monica Vitti, Juliette Greco, Jack Nicholson, Paolo Villaggio, Kevin Kostner, Pedro Almodòvar, Tina Turner, Alberto Arbasino, Jacques Le Goff, Anita Desai, Orhan Pamuk, Claude Lévi-Strauss. In tutto una cinquantina.

La maggior parte di questi articoli-intervista sono usciti su quotidiani o riviste, prima della crisi economica, politica e morale che sta cambiando i connotati del pianeta. Quando il mondo era un po' più rassicurante per tutti noi. Anche se alcuni degli intervistati già prevedevano che le cose sarebbero andate così, se non si fosse corsi ai ripari in tempo.

Come dicevo prima, si potrà scrivere un libro così in futuro? Oppure se uscirà, come credo, gli intervistati saranno conosciuti dalla maggior parte del pubblico? Sui social molti sconosciuti, che non sanno neanche scrivere in un italiano corretto, riescono ad avere migliaia di followers con post che parlano alla pancia del Paese, su temi come gli immigrati, la violenza contro le donne oppure sui musulmani. Tanto quanto persone famose. O almeno famose in questo momento. E poi con la globalizzazione, come si fa a ricordare i nomi di scrittori, artisti, politici, cantanti di Paesi o continenti come Corea, Russia, Africa che sono immemorizzabili? Oppure un altro probleme: Internet ci rende stupidi?, ci fa perdere la memoria, come si chiede Nicholas Carr?

Quali saranno gli scrittori o le scrittrici italiani a essere ricordati come Pavese, Moravia, Calvino, Eco, Morante? Bella domanda. Le case editrici non hanno smesso di pubblicare, però per attrarre l'attenzione e per vendere hanno bisogno di creare fenomeni editoriali, che magari diventano bestseller, per poi sparire nel dimenticatoio. Niente sembra sedimentarsi. Pensateci un po', quali sono le persone di qualunque disciplina, in tutto il mondo, di cui ricorderanno il nome i nostri posteri?

Forse in questo non c'è nulla di male. Non siamo tutti esseri umani? Perché la Storia dovrebbe ricordarne uno piuttosto che un altro? Basta che si ricordino le idee e che queste, se sono preziose, girino.

Sempre leggendo il libro di Tarallo mi è venuta in mente un'altra idea: il suo approccio nell'intervistare è simile al mio: ha un rapporto gioviale ma paritario, a differenza di molta stampa nostrana un po' lecchina e conformista. È questo tono che lo rende un giornalista con un approccio internazionale, con uno stile anglosassone, tanto per capirci. Insomma lui parla con delle persone – come ribadisce il titolo del libro – e non con delle star, le sta ad ascoltare e poi ricostruisce la loro vita, l'epoca in cui sono vissuti, le cose che le hanno fatte diventare così come sono.

Grazie a questo libro, ho appreso molti particolari della vita privata e pubblica di artisti di cui mi pareva di sapere quasi tutto. Poi è intrigante il setting così come lo costruisce Tarallo: spesso racconta il luogo dove il personaggio vive, perché è vero che anche i luoghi sono grandi protagonisti e ci formano. Nel libro troverete scrittori, archeologi, sociologi, filosofi, storici, cantanti, registi, attori, comici, leader religiosi, premi Nobel, regnanti, combattenti, sportivi, imprenditori e persone non classificabili, però con delle esperienze di vita assolutamente originali. Persone che hanno contribuito a fare la Storia del secolo scorso. 34 uomini e 16 donne speciali.

Che ci sia una mutazione antropologica in atto è innegabile. Quindi ecco un ultimo pensiero, sempre sull'impermanenza: i giovani per colpa della tecnologia non sanno più scrivere in italiano, come si sono recentemente lamentati 600 professori universitari. Da tutto questo nascerà qualcosa e forse non sarà tutto negativo come pensiamo noi che siamo nati nel secolo scorso. Un mio contatto linkedin mi ha taggato citando questa frase di Seth Godin, sulla quale bisogna riflettere: Potete anche restare nascosti in un angolo ad aspettare il ritorno di una normalità che non esiste più, ma nella nuova normalità opporvi al cambiamento non vi servirà a niente.

Laura Guglielmi

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