Siamo sicuri che i robot non proveranno mai sentimenti?

Giampietro Stocco

Giampietro Stocco

Ecco la storia che racconta Giampietro Stocco, giornalista del tg regionale ligure, in Rigenerazione, il suo nuovo romanzo di fantascienza. Nell'intervista parla anche del ruolo della tecnologia

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Genova - Mercoledi 1 marzo 2017

Siamo in una città del vicino futuro. Si respira il mare, potrebbe essere un posto sperduto tra la California e Genova. Una città caduta in rovina per una crisi internazionale. Una caduta su cui si è innestata una nuova società, divisa in due: umani in possesso di tecnologie mediche e genetiche avanzatissime, e androidi utilizzati per i compiti di fatica. La vita di questi ultimi dipende totalmente dai primi, che possono terminarli a piacimento in caso di malfunzionamento. Proprio da uno di questi processi si sviluppa la crisi esistenziale di uno di questi tecnici sanitari, una donna che, notate le stranezze di un androide, finisce per trovarsi dentro un insospettabile mondo altro in cui questi esseri, spregiativamente chiamati Cosi, in realtà si rivelano creature senzienti e non solo. Fino alla rivelazione finale.

Giampietro Stocco, autore già noto nel panorama fantascientifico italiano e vice caporedattore della redazione Rai ligure, ci parla di eugenetica e di reificazione dell'essere umano nel suo nuovo romanzo in e-book Rigenerazione (Delos Digital).

Lo abbiamo intervistato.

Credi davvero che si possano creare robot che abbiano sentimenti?

Robot senzienti? Ci vorranno secoli, forse, ma se è possibile riprodurre le connessioni neurali umane in un cervello al silicio, non vedo perché non possa svilupparsi anche una coscienza, dotata di sentimenti e interiorità. Magari diversi da quelle umane, ma non per questo meno intensi.

Aldilà della trama di questo tuo libro come te lo immagini il nostro futuro?

Al momento molto distopico. L'avvento di Trump, le tensioni con la Russia e la Cina, l'Europa sempre più fragile, populismi e razzismi in crescita sono tutti brutti segnali per la pace. È per questo che occorre impegnarsi per migliorare il nostro presente. Se riusciamo a fare del nostro mondo un luogo dove tutti abbiano uguale dignità e diritti allora c'è speranza per un futuro accettabile.

La tecnologia quanto è nostra alleata?

Lo è, la tecnologia livella le distinzioni sociali. Mi spiego. Un avanzamento tecnologico in teoria rende la vita più facile per tutti. A patto che la società non faccia distinzioni tra chi può fruire della tecnologia avanzata, ad esempio in caso di malattia, e chi invece non può permettersela. In questo senso i segni che arrivano non sono buoni: lavoro sempre più deregolato, differenze sociali sempre più aspre. In questo quadro la tecnologia rischia di allargare la forbice.

Com'è cambiato il tuo lavoro di giornalista negli ultimi dieci anni?

Dieci anni fa la rete era marginale nel nostro lavoro, ora è preponderante. Non inutile, ma concorre alla confusione, al rumore bianco, con un alto rischio di imbattersi nelle bufale. Qui però è strategico il ruolo del giornalista che sappia distinguere, sulla base della sua professionalità ed esperienza.

Un tempo era tutto più semplice. Ora le fonti si sono moltiplicate, così come i rischi di prendere cantonate. Come giornalisti dobbiamo rimanere ancorati alle famose cinque domande, chi, come, dove, quando, perché, e calarle in un processo di verifica molto più accurato. In questo caso la tecnologia ci sarà amica.

Come vivi Genova? Qualche consiglio per questa città

Genova? Ormai ci vivo da quasi vent'anni e l'ho vista cambiare profondamente. Non basta ancora, a mio avviso. C'è sempre troppa tendenza al mugugno e all'individualismo, ma ci sono segni di evoluzione. Da città industriale a postinduistriale e postmoderna. Per viverci bene bisogna fare professione di umiltà, apprezzare la ruvida sincerità dei genovesi e la lezione di industriosità che ti impartiscono ogni giorno. Il messaggio orgoglioso di democrazia e tolleranza. Ciò che dovrebbe essere il nostro Paese.

Approfondisci

Giampietro Stocco è nato a Roma nel 1961. Laureato in Scienze Politiche, ha studiato e lavorato in Danimarca per alcuni anni. Giornalista professionista, lavora alla RAI dal 1991, è stato al GR2 e attualmente lavora nella sede regionale per la Liguria di Genova, la città dove risiede. Ha pubblicato finora sette romanzi: Nero Italiano (2003) e il sequel Dea del Caos (2005), Figlio della schiera (2007), Dalle mie ceneri (Delos Books 2008), Nuovo mondo (2010), Dolly (2012), La corona perduta (2013). Da Dea del Caos il regista Lorenzo Costa ha tratto un adattamento per il palcoscenico che è stato messo in scena dal Teatro Garage di Genova nel 2006 e nel 2007. Nel 2006 ha vinto il premio Alien.

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