La bottega di Marco Locci: quando l'arte si tinge di fantasia

La bottega di Marco Locci: quando l'arte si tinge di fantasia

Uno spazio dedicato a un artistisa originale e straordinario. Tra storie di navi, viaggi ai confini del sogno, radici antiche e creature misteriose. In vico Falamonica

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Genova (Genova) - Martedi 14 marzo 2017

La galleria d’arte La bottega di Marco Locci ha aperto a Genova, in vico Falamonica 17r, lo scorso 17 marzo 2016 ed è dedicata alle opere di questo straordinario e originale artista, scomparso prematuramente a Rapallo nel 2015.

Curata dalla moglie Sandra e da suo figlio Marco, la galleria ha come obiettivo principale quello di mantenere vive le opere di Marco Locci e di far conoscere a un pubblico sempre più vasto i quadri di un autore conosciuto principalmente come pittore di navi.

Durante la sua lunga carriera ha elaborato tante altre opere di grande originalità, utilizzando spesso tecniche e materiali inusuali ed esplorando mondi e temi apparentemente diversi, sempre legati però dal filo conduttore dell'ironia e del paradosso, in puro stile borgesiano.

Marco Locci nasce a Genova nel 1951 e intraprende la carriera artistica all’inizio degli anni Settanta, quando, giovane studente di architettura, viene rapito dai fermenti culturali dell’epoca e fonda il Gruppo Miloto. Da subito si interessa alla relazione tra fotografia e pittura e parallelamente comincia la sua avventura di pittore e di sperimentatore.

Le navi, come già accennato, sono sicuramente un tema molto caro all’artista, che ne diventa un vero e proprio ritrattista. Locci trae ispirazione anche dalle leggende delle Regine del Mare, come il transatlantico Rex e se ne innamora perdutamente: di ogni nave che dipinge conosce le vicende spesso drammatiche e fantastiche. Appaiono così paesaggi di rarefatta bellezza, tempeste che si rincorrono tra Capo Horn e Gibilterra, albe e tramonti, onde, spruzzi di spuma, vascelli volanti e mostri fantastici.

Il mare è anche il regno delle balene e Marco, partendo dalle avventure di Moby Dick, s’immedesima in queste eleganti signore degli oceani e le rappresenta mentre vengono cacciate, mentre saltano di gioia nell’acqua, mentre si adornano delle loro conchiglie, mentre muoiono levando il loro ultimo saluto al sole.

Le megattere rappresentano il sogno, di gioia e di libertà, ma, sognando, il viaggio diventa ricerca di se stessi, una frantumazione di tempo e spazio, dove la realtà è una serie di processi mentali che portano l’uomo a capire che egli stesso è un sogno. Secondo Borges, autore amatissimo da Marco Locci, nel sonno dell’uomo che lo sognava il sognato si svegliò.

L’artista, a questo punto, entra proprio nel labirinto di Borges e, tentando di riprodurlo, immagina i Patanchi, creature misteriose e fantastiche, che appaiono sulle tele come minuscoli tratti neri senza ombra, poiché esistono sull’orizzonte degli eventi, sul limite dei buchi neri. L’artista ne disegna le avventure più fantasiose. Li raffigura mentre giocano con le megattere, oppure in straordinari viaggi in un Antartide dai colori rarefatti a bordo di macchine volanti costruite con canne di bambù e piume di ghiandaia, mentre colorano le nuvole di rosso e arancio per ottenere il tramonto e anticipare il futuro e ancora mentre cercano di cambiare il clima e rendere il mondo più bello.

Mentre insegue miraggi e sogna mondi lontani, Marco pensa anche alle origini del futuro, ma anche alle antichità più remote, ai mondi passati e alle pitture rupestri sempre amate. È così che, accanto a Borges, compare anche la figura di Giambattista Vico che racconta gli erramenti ferini e il caos degli inizi. Nasce così la serie Babel, che raffigura gli archetipi del nostro inconscio, i miti e le forme primordiali del nostro passato più lontano. Locci dipinge la Torre di Babele, Icaro, la Moschea di Timbuctu, i mostri di Goya, pance africane, rotondità etrusche, obelischi e Menhir. Non usa più i colori ma nerofumo, strutto e asfalto misto a bitume.

Queste opere rappresentano, in ordine temporale, gi ultimi lavori di Locci, insieme a piccoli acquarelli che lui chiamava diari di bordo e che parlavano di un viaggio misterioso verso terre sconosciute e lontane.

Nel settembre del 2016 accanto allo spazio di vico Falamonica 17 è stato aggiunto un nuovo locale (al 19 r), tutto dedicato alle opere di Marco Locci, dove poter vedere le sue navi e ammirare le stampe, quelle elaborate dall’artista stesso e dal famoso stampatore Tormena. Sono presenti inoltre acqueforti di paesaggi marini, albe, tramonti, cieli e nuvole, senza dimenticare le opere della serie Patanchi che Locci realizzò alla stamperia il Bostrico di Albissola.

La galleria ha intenzione di ospitare in futuro eventi di musica, poesia, teatro, danza, performance di giovani artisti per introdurre in vico Falamonica, che un tempo era considerata la strada delle gallerie d’arte, tante novità , diventando uno spazio interattivo in cui poter esprimere le proprie idee e potenzialità. L’obiettivo della galleria, forse utopico ma vissuto con passione, è quello di vivacizzare il panorama artistico genovese.

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