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Latte + al Milk

 
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27 gennaio 2004
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Chinese Star al Milk
Ho sempre avuto la sensazione che il genovese si sposti poco per andare a vedere uno show anche se è nella sua stessa città. Confermi?
«Ti racconterò un paio di episodi. Quando ero piccolo ho fatto i salti mortali per arrivare ai concerti in posti come l'Albatross di Rivarolo o il Palace di Quarto. Ancora oggi mi schioppo tre o quattro ore di macchina. Qualche anno fa si tenne una serie di lezioni ad Architettura in merito al famigerato Luogo Adatto alla Musica Attuale. Una delle conclusioni fu che il posto DOVESSE essere in Centro perché era impensabile che la gente si muovesse. E ci sarebbero spettacolari location adatte a lavorare con la musica, come il Teatro di Voltri, che vengono sfruttate evidentemente poco, proprio a causa della, chiamiamola, pigrizia. Certo, sul recupero del Centro Storico non si può dire nulla, se non grazie. Insomma assodato che le cose stanno in centro, e non avete idea di che fatica sia caricare e scaricare gli amplificatori dei gruppi americani su per Via Mura Delle Grazie, vedete di buttare il naso anche dentro ai locali oltre che per i vicoli, perché più sotto casa di così non possiamo venirvi...»

Mai pensato di mollare tutto e andare altrove?
«Tre volte al giorno, dopo i pasti. Ho maturato abbastanza contatti fuori da Genova per poter portare via armi e bagagli. Ma la sfida che questa città ti lancia è troppo grande. Genova è Genova. Non ci sono posti simili al mondo».

Prossimi show interessanti?
«Il concerto dei "Party of One" con i pesaresi "Altro in apertura" è quello a cui guardo con più attesa, il 19 Febbraio, insieme a quello del 29 Aprile degli "Xiu Xiu" insieme agli alessandrini "Deep End"».

I concerti più belli che hai organizzato?
«Il primo, gli Old Time Relijun al Fitzcarraldo, non si scorda mai. Ma anche i due festival "Lo-Fi As...", uno alla Madeleine due anni fa e uno all'ultima Festa dell'Unità, per la libertà di scelta. Per intensità: i Chinese Stars. Per orgoglio: J Mascis. Per piacere: gli Orso».

Pensi esista una scena genovese oggi, se non di pubblico, almeno di band? E il pubblico?
«Non esiste ancora un forte elemento coagulatore. Manca una radio. Manca un'educazione. Spesso le meglio cose passano inosservate. Comunque, penso esista un nocciolo, anzi vari noccioli, che vanno uniti col superattack».

Che ne pensi del successo dei Meganoidi? Non danno in qualche modo anche loro, visibilità alla città? Anche lo ska-core è rock indipendente, no?
«Non ho problemi ad ammetterlo, sono invidioso. Fanno quello che vogliono e hanno tutte le ragazze... Ma ci sono molti fattori che rendono loro onore. I Meganoidi, come prima di loro Voci Atroci e Blindosbarra, per citare i primi che mi vengono in mente, hanno sfondato conoscendo il territorio in cui giocavano e rigirando le regole a loro favore. Le loro scelte di indipendenza - vedi rifiuto a entrare nel roster di una Major - hanno confermato che si può mantenere un'onestà intellettuale».

Non hai mai pensato di collaborare con i centri sociali cittadini?
«Personalmente non mi interesso di politica. La mia politica, facilmente criticabile, è quella di fare cultura con poco: cerchiamo di tenere bassi i prezzi dei concerti, diamo qualità. Cerchiamo di fare. E forse parliamo, troppo poco. Recentemente, abbiamo trovato il dialogo con una realtà nuova come quella del Laboratorio Buridda. Oltre agli spazi i ragazzi del collettivo sono parsi ricchi di motivazioni a fare, e stanno facendo, bene».
Se una giovane band volesse esibirsi al Milk come può mettersi in contatto con te?
«Sul milkshake.iscool.net ci sono tutte le indicazioni».

Come è la fauna delle serate calde?
«A volte penso che sarebbe più adatto definirla flora. Qualche gruppo si è chiesto come mai la gente partecipasse al concerto ma non ballasse. Uno stato vegetativo da cui pare ci si stia finalmente scuotendo ora. L'altra sera al concerto di B.Fleischmann, prodigio austriaco dell'elettronica fatta in casa, la gente ballava!!!».

E Adesso risposte telegrafiche: 1. Il gruppo che sogni di portare al Milk.
«Dopo gli sfizi del passato (Grubbs dei Gastr Del Sol, Steve Shelley dei Sonic Youth, Joe Mascis dei Dinosaur Jr...) e quelli del futuro prossimo, sarò felice quando Juliana Hatfield e Evan Dando (rispettivamente con o senza Blake Babies e Lemonheads) si faranno un giro di Genova con me come guida».

2. La più bella canzone d'amore?
«Some Sinatra dei Secret Stars rifatta dai Perturbazione».

3.La più bella frase di una canzone?
«"I could walk like Brando right into the sun, then dance just like a Casanova..." (da It's Hard To Be A Saint In the City - Bruce Springsteen)».

Johnny Rotten diceva: "Non so quello che voglio, ma so come ottenerlo".
It's a long way to the top... if you wanna rock 'n roll.
di Marco Giorcelli
 
 
 
 
 
 
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