In principio era il caos. Traduzione rock: “improvvisiamo e vediamo cosa ci esce?”. Così spuntò, nel 2002, il Fungus tra sonorità valvolari, un po’ low-fi e grunge, con una bella radice psichedelica. Il progetto, elaborato dal genovese Carlo Barreca (aka Zero The Hero) e da Alejandro J. Blissett, oggi sforna un nuovo lavoro, se vogliamo una sorta di raccolta compositiva cresciuta tra 2006-2010, denominata Better than Jesus. Si tratta di un CD “realmente” alternativo. Alternativo a qualsiasi etichetta. Sì, perché ci si può divertire a raccogliere il “sentito da”, ma non ha senso. Lasciamoci sommergere dal possente muro di chitarra, basso e batteria. C’è la scuola granitica del supertrio a cui va aggiunto un sagace parco tastiere, tra vintage ed elettronica digitale, ed una voce da palco (Dorian Deminstrel) che non cerca l’esposizione forzata, ma galleggia tra le sicure timbriche di un Jim Morrison o di un Ian Astbury. L’opener Share Your Suicide mette d’accordo i Pink Floyd con i Soundgarden, la composizione in 3/4 25 Grams è un fresco valzer doorsiano che sviluppa i propri connotati – quasi hendrixiani – nell’ipercinetico affresco corale “blue” di Smoke. Fungus non è mai prevedibile. Quante luci accende e spegne durante Tanks… A Lot? Crossover, dark rock, un solo di chitarra “metallico”, strappi con cambi tonali che ti fanno precipitare nella canzone successiva (Hang On Your Lips), da prendere al volo come una Harley Davidson lanciata in corsa verso chissà dove… “Impiccato alle tue labbra” recita la song, nel momento più tenue, in un clima da tenue ballad californiana con tanto di spiazzante improvvisazione pianistica (Claudio Ferreri). La sezione ritmica va ben oltre nella sincronizzata e psicotica Logical Fish: il basso di Barreca dialoga con la batteria di Stefano Firpo senza eccedere, in un sinuoso gioco di unisoni funkeggianti. Dopo tanto correre, ci si ferma sui bordi lenti della suggestiva Eternal Mind, dove veniamo presto adrenalinizzati dal canto (quasi alla Tom Waits) di Demistrel e dall’immancabile solista di Blissett. Chiusura simil-lounge con lo strumentale latineggiante e easy jazzy Spammology, sigla di coda disseminata di stacchetti da cardiopalma (sì, i ragazzi sanno anche suonare). Better Than Jesus è un album che si lascia gustare e che merita ampia diffusione tra gli appassionati di buona musica grazie ad una spontanea e sana (nonché sorprendente) genuinità “rock”, non sempre facile da reperire nell’attuale panorama discografico. P.S.: Ah, dimenticavo…si tratta di un’autoproduzione… © Riccardo Storti
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