Venerdì 4 luglio 2008 alle ore 17.45 presso
Palazzo Ducale di Genova, prosegue la rassegna di incontri
Meetix promossa dalla
Fondazione per la Cultura. Ospite è
Gayatri Spivak, filosofa statunitense di origine bengalese, docente alla Colombia University.
Ha costruito la sua riflessione filosofica a partire dalla critica dell´universalismo e dell´eurocentrismo. Nel suo testo
Critica della ragione postcoloniale introduce il concetto di "essenzialismo strategico" come tentativo di conciliazione tra pratiche politiche e riflessioni identitarie in chiave postmodernista.
Gayatri Chakravorty Spivak
Attiva nel campo degli studi postcoloniali, del femminismo, della teoria letteraria e degli studi di genere.
Ottiene la baccalaurea in letteratura inglese all'università di Calcutta nel 1959. Negli anni sessanta si sposta negli USA, laureandosi nel 1962 alla Cornell University, dove prosegue la sua preparazione con un dottorato sul poeta William Butler Yeats (1967). Particolarmente interessata alla filosofia europea, nel 1976 traduce in inglese il fondamentale testo De la grammatologie (Sulla grammatologia) di Jacques Derrida, partecipando in questo modo all'introduzione del decostruzionismo nel dibattito accademico americano. In quel periodo si sposa con l'americano Talbot Spivak, dal quale divorzia alcuni anni dopo. Attualmente insegna alla Columbia University.
Utilizzando una personale rielaborazione delle prospettive e delle metodologie poststrutturalista e marxista, il pensiero della Chakravorty Spivak si incentra su due punti fondamentali. Innanzitutto critica l'universalismo e l'eurocentrismo culturale che caratterizza tanto un certo filone del femminismo, quanto la teoria letteraria e la comparatistica. La studiosa affronta da un punto di vista locale e situato le questioni relative ai soggetti subalterni, mostrando gli atteggiamenti e i discorsi imperialistici delle accademie occidentali. In secondo luogo, insofferente verso la netta demarcazione dei campi del sapere, la studiosa cerca di superare queste barriere in direzione di un progetto interdisciplinare e multidisciplinare.
In The Post-Colonial Critic (1990), la Spivak introduce il concetto di essenzialismo strategico come tentativo di conciliazione tra pratiche politiche e riflessioni identitarie in chiave postmodernista. La nozione di essenzialismo, oggetto di revisione e critica feroce negli ultimi decenni, è la convinzione che gruppi di individui possiedano caratteristiche proprie e uniche, in base alle quali è possibilie parlare di precise identità collettive (ad es. la categoria "donne" e "uomini" imperniate su una supposta essenza femminile e maschile). Le conseguenze principali di questo atteggiamento sono la creazione di contrapposizioni binarie (le donne sono ciò che non sono gli uomini, e viceversa) e la nascita di identità collettive come categorie univoche, fosse, compiute (le Donne, gli Uomini). Queste sono però delle semplificazioni, delle generalizzazioni ingiustificabili a livello concettuale/teorico, perché non rappresentative nei confronti dei soggetti che dovrebbero rappresentare, fondate solo un certo gruppo elevato a fondamento di tutta una categoria (ad es. alla base del concetto di "donne" è uno specifico insieme di donne che viene esteso a tutti i soggetti "donna"). D'altro canto, difficile è attuare lotte politiche per ottenere cambiamenti nel sociale se viene proposto un soggetto complesso e frammentato piuttosto che un gruppo compatto, definito e definibile. La Spivak parla dell'essenzialismo come di un "errore necessario": per ottenere concreti scopi sociali dovremmo utilizzare una immagine semplificata dei soggetti per cui si lotta, rimandando il dibattito teorico alle discussione interne ai singoli gruppi minoritari. L'essenzialismo può quindi essere utilizzato come strategia politica, essendo però sempre consapevoli dei suoi limiti in ambito concettuale. Inoltre, è una soluzione temporanea e mirata, e non una risposta finale al problema identitario.
(wikipedia)