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A Villa Croce con Andrea Gado: l'arte contemporanea a modo suo

Martedi 15 novembre 2016 ore 18:25

«Un'oretta scarsa, nessuno scoppio, nessun effetto speciale, solo la gioia del raccontare una storia, dove il cantastorie è una guida che parte dalle stesse perplessità di un riluttante fruitore che, normalmente, al solo sentir parlare di Arte contemporanea, girerebbe i tacchi e se ne andrebbe». Descrive così Andrea Gado, attore, regista e co-fondatore con Raffaella Russo del progetto artistico gruppolimpido, Croce e delirio la visita non convenzionale durante la quale accompagnerà il pubblico all'interno delle due stanze che ospitano la collezione permanente del Museo di Villa Croce (via Jacopo Ruffini 3).

Le visite, in programma ogni giovedì con due appuntamenti (ore 19.30 e 20.30), avranno una durata di circa 45 minuti per un numero massimo di 15 partecipanti ciascuna. Biglietti a 12 Euro (incluso un bicchiere di prosecco). 
Info e prenotazioni: 010 580069 museo@villacroce.org

«La richiesta - continua Gado - era trovare un modo per presentare la collezione permanente di Villa Croce. Coinvolgere chi addirittura ignora l'esistenza del Museo stesso, non solo della sua collezione. L'hanno chiesto a me perché sono un attore, perché faccio il modello all'Accademia, perché già mi sono ritrovato a proporre performance teatrali in spazi non convenzionali in collaborazione con artisti visivi. Lo hanno chiesto a me che, però, sono assolutamente digiuno di Arte contemporanea. Come molti. Allora mi sono chiuso in soffitta, a vagare tra quelle due stanze, a guardare quelle opere, a studiare (che meraviglia, essere costretti a studiare) la loro storia, a farmi domande e a cercare risposte. Ho cercato - e trovato - un mio personalissimo fil rouge lungo i 100 anni che separano il primo viaggio a Parigi dell'astrattista Licini (1917) dal 2017, l'anno che verrà - per dirla con Lucio Dalla - e, quindi, quello più contemporaneo di tutti».

«E il filo si dipana - afferma l'attore - attraverso le pagine del Corriere dei Piccoli e la città che mi entrava negli occhi nei pomeriggi della mia infanzia, i Rolling Stones e il clamore della minigonna, la politica internazionale e il computer, le sfilate di moda e il femminismo. Ed è successo che... no, non sono diventato un esperto d'arte, anzi, mi si è palesata la vastità di tutto quello che non so, però mi è venuta fame di conoscere, è nato il desiderio di approfondire, sapere, fruire. Contemporaneamente ho cominciato a capire, a guardare con occhi nuovi la Storia di cui faccio parte anch'io. In poche parole: mi sono innamorato e, in fondo, non è forse vero che possiamo comunicare davvero solo qualcosa che amiamo? E lo scopo di questa visita è proprio questo: avvicinare e accendere la curiosità, stuzzicare un appetito che non si pensa di poter avere».

E gli occhi si fanno diversi. «Gli occhi dei visitatori cambiano, continua. Al'inizio rimandano aspettativa o perplessità, persino un po' di noia. Poi, da un certo momento, si lasciano andare ed entrano nel flusso della storia, sorpresi (ma più spesso no) di essere cercati dai miei. Alla fine, sono altri occhi, diversi, cambiati: occhi accesi». 

Nella foto di Laura Guglielmi, Andrea Gado spiega l'arte contemporanea a modo suo.