Multimedia Genova

La narrazione intorno alla morte di Chiara Guidi

© foto L. Santini
Foto 1 di 3
Giovedi 20 ottobre 2016 ore 17:37

Lo spettacolo La terra dei lombrichi. Una tragedia per bambini, tratto da Alcesti di Euripide, ideato e diretto da Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio, è in scena a Genova grazie al Teatro della Tosse nel fascinoso spazio dei Magazzini del Sale di Sampierdarena fino al 21 ottobre.

Guidi propone uno spettacolo rivolto a tutti, una favola-mito costruita come «un'esperienza di intimità per i bambini» in una serie precisa di passaggi, gesti, ingressi, voci. Una partitura. Niente accade a caso, niente può interrompere il farsi altrimenti il processo di immersione salta. «I bambini, guidati dalle figure della narrazione - spiega Guidi - entrano letteralmente dentro lo spazio dell’azione e determinano l’andamento della vicenda con le loro decisioni o con i loro interventi: se si alzano, se si girano, se parlano con uno dei narratori, tutto cambia. Gli adulti che li accompagnano sono gli osservatori privilegiati dell’azione scenica».

Guidi parte dal presupposto che ogni persona possa raccontare una storia a un bambino e ha fatto confluire in questa produzione l'Alcesti di Euripide ma anche Darwin: «è stato lui per primo a raccontarci come siano i lombrichi a mettere sotto/sopra la nostra terra e così facendo, a nutrirla e rigenerarla».

Frutto di un percorso laboratoriale, la pièce ri-nasce ogni volta sul posto con 15 attori che sono chiamati a un percorso formativo di tre giornate per dare vita a un’inedita relazione d’arte con educatori e bambini. Il tutto a partire dal Metodo Errante: «una “pratica in tre movimenti” una relazione d’arte tra attori, educatori e bambini sul terreno delle arti performative per invertire, errando, la dinamica didattica», esito di una serie di riflessioni tecniche sul teatro infantile. Con il Metodo Errante Chiara Guidi indica sia «una situazione in movimento che una di errore». Secondo Guidi questo è uno spettacolo per tutti, i bambini però sono fondamentali perché «abbiamo bisogno della loro cultura per affrontare temi complessi, come per esempio la morte». 

Salta la trama e alla storia tra marito e moglie viene sostituita quella dell'amore tra due amiche. Le sarte-narratrici insegnano ai bambini a lacerare piccole pezzette bianche che vanno a comporre e ricomporre un cumulo imperfetto: «lo spazio si deforma dentro lo spettacolo. Per esempio quando i bambini più piccoli si spaventano e arretrano, lo spazio diventa molto più lungo e si cambia direzione». Per gli attori/narratori questa è un'occasione per «vedere da vicino lo sguardo dei bambini, essere messi a disagio o a confronto, perché loro sanno giocare meglio di noi».

Nel gruppo di lavoro genovese ci sono attori (Enrico Pittaluga, Barbara Moselli, Daniela Carucci), educatori e un gruppo di rifugiati, ma per Guidi sono tutte persone «inutile fare distinzioni, io non scelgo nessuno, per me siamo, tutti esseri umani» posti un percorso formativo ed espressivo. «Non rispondo a problemi sociali, nonn faccio teatro sociale. Il teatro e l'arte pongono domande non fanno informazione né comunicazione. Non dò risposte con il mio teatro. Qui andiamo a confrontarsi con una delle domande primeve del teatro stesso: ci siamo ma possiamo anche non esserci».