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Mi chiamo Rachel Corrie all'Altrove. Venerdì 13 e sabato 14 maggio

Lunedi 9 maggio 2016 ore 15:27

Mi chiamo Rachel Corrie è l'ultimo titolo della stagione teatrale 15-16 all'Altrove Teatro della Maddalena, curata da Narramondo Teatro. Tratto dagli scritti di Rachel Corrie, la drammaturgia è a cura di Alan Rickman e Katharine Viner nella traduzione di Monica Capuani e Marta Gilmore, per la regia e interpretazione di Marta Paganelli. La musica dal vivo è di Michele Capraro.

Che cosa vuol dire essere un eroe? Rachel era una ragazza normale, non era una santa e neanche una traditrice, era seria, confusionaria e piena di talento. E ha scelto di partire perché c'erano troppe cose che non riusciva a comprendere nel modo in cui le veniva raccontata la realtà. Ha scelto di dire a quell'impulso che le diceva di lottare. Nata nello stato di Washington nel 1979, prima di concludere gli studi al College, Rachel si unisce all’International Solidarity Movement (I.S.M.), un'organizzazione finalizzata a sostenere la resistenza non violenta del popolo palestinese all'occupazione militare israeliana. Parte per la Striscia di Gaza, è il gennaio del 2003. Il 16 Marzo viene schiacciata da un bulldozer israeliano, mentre cerca di impedire la demolizione di abitazioni palestinesi.

Note di regia di Marta Paganelli: «Questa messa in scena parla del conflitto israelo-palestinese, ma ancor prima parla della presa di coscienza, della volontà di informarsi e di prendere una posizione riguardo alle grandi questioni politiche del nostro tempo. La situazione in medioriente parla di noi, ci riguarda. Lo spettacolo è nato per l'esigenza di dare nuovamente una voce a chi è stata tolta. Inizialmente è stata la prima parte del testo che ha suscitato il mio interesse. Quello dell'ingresso a tutti gli effetti nell'età adulta, nel mondo delle scelte. La seconda parte invece era più ostica da affrontare. Piano piano le parole iniziavano a prendere corpo e peso, iniziavano ad essere realmente associate a delle immagini, a delle emozioni, a delle esperienze. Ma mancava ancora qualcosa. Il culmine del lavoro è arrivato quando ho deciso di partire per la West Bank, e lì finalmente ogni pezzo del puzzle è andato al suo posto. Ho finalmente dato un posto alla paura di Rachel, alla sua rabbia, ma anche alla sue gioia e all'affetto verso quei luoghi».