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Al Teatro Archivolto lo spettacolo Nannetolicus meccanicus santo. Il 26 e 27 gennaio

Mercoledi 25 gennaio 2017 ore 18:08

Giovedì 26 e venerdì 27 gennaio, ore 21, al Teatro dell’Archivolto (sala Mercato), va in scena lo spettacolo Nannetolicus meccanicus santo, con cellula fotoelettrica, un progetto del dantore e coreografo Gustavo Giacosa a partire dalle scritture murali di Oreste Fernando Nannetti con Gustavo Giacosa - musica originale interpretata in scena da Fausto Ferraiuolo.

Attore storico del gruppo di Pippo Delbono, Giacosa ha preso ispirazione per questo nuovo progetto teatrale dalla propria esperienza di curatore di mostre d’arte e dalla sua ricerca sull’art brut, termine utilizzato - in contrapposizione a beaux arts - in riferimento alle opere nate fuori dai contesti istituzionali e da ogni genere di schema, in particolare modo quelle create dai malati mentali.

Ogni giorno per nove anni Fernando Oreste Nannetti (1927-1994), auto-ribattezzatosi NOF4, utilizzando la punta metallica della fibbia del suo gilet, incise sui muri dell’ospedale psichiatrico di Volterra, in cui era internato dal 1958, testi e graffiti, simboli e formule, che si dispiegano per un totale di 180 metri e 22 centimetri di lunghezza. Un vero e proprio libro murale in cui Nannetti, persuaso di essere in contatto con presenza soprannaturali e cosmiche, restituisce poeticamente i suoi dialoghi con l’universo interstellare e anche con la terra e le sue viscere.

Dopo avere curato alcune mostre dedicate all’opera di Nannetti, Gustavo Giacosa ha deciso di dare un respiro vitale a quello che può apparire un grido muto, soffocato dalla reclusione, attraverso una performance che sposa le immagini di una video installazione con la musicalità della parola dell’artista. I brani originali che Fausto Ferraiuolo esegue al piano scandiscono il ritmo, assecondando le fluttuazioni della pulsazione grafica. Entrano a fare parte dello spettacolo anche le molte cartoline postali, scritte e mai spedite da NOF4 a una serie di parenti immaginari, ai quali raccontava la quotidianità del suo internamento.